martedì, 30 maggio 2006
Sei proprio sicuro di non esserti dimenticato niente oggi?
…compleanni, anniversari, feste. Sicuro?
Non è che magari ti sei dimenticato di fare gli auguri alla persona più importante della tua vita?
Chi è questa persona? Questa persona super speciale sei TU
E se non trovi tu il tempo per amarti, chi lo deve trovare?
Avanti, diciamocelo chiaramente: se non hai un buon rapporto con te stesso, se non hai fiducia nelle tue capacità, se non hai una forte autostima, … insomma …se non Ti Ami da Impazzire, hai voglia a cercare fuori da te le occasioni per stare meglio, per avere successo, per trovare l’amore con la A e anche la M e la O e la R e la E …. MAIUSCOLE...l’AMORE!
Quanto si è detto e scritto sull’amore. E l’amore poi cos’è? Possiamo definirlo LA passione che ci lega ad una persona?
A quale persona? Solo al nostro compagno o compagna? Certo che no! C’è l’amore per un figlio, per un amico, per una persona speciale che ci ha aiutato in un momento difficile, per qualcuno che è nel nostro “cuore” senza per forza essere anche nel nostro “letto”!
Prima della compagna, prima del partner, prima della madre o del padre, anche prima di un figlio c’è una persona, una sola, che NON dovresti mai dimenticare, con la quale dovresti stare bene sempre, che devi amare ieri, oggi e domani.
Una persona speciale, molto speciale: te stesso Amore! Da non confondere con egoismo ed egocentrismo.
Un sano, sereno, divertente, coinvolgente rapporto d’amore con te stesso ti rende più felice, più soddisfatto, più ricco... e solo quando sei “ricco” dentro potrai esserlo davvero anche fuori!
Da un sano “egoismo” nasce un sano altruismo!
Quante relazioni non funzionano bene proprio perché noi per primi non ci amiamo abbastanza? Tante. Quanti single “saltano” da una relazione all’altra, sperando di trovare in una persona nuova quell’equilibrio e quella serenità che invece va prima creata dentro noi stessi? Tanti. Amare se stessi come stabile fondamenta per costruire qualunque rapporto esterno.
Non è sempre così facile, a volte è perfino semplice dimenticarlo. Impara ad amarti da impazzire!
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martedì, 30 maggio 2006
Essere estroversi. Lanciare sfide ardite. Puntare sugli affetti. Basta per essere positivi? Dopo un secolo dedicato a studiare le sofferenze umane, gli psicologi hanno scoperto la felicità. Come si spiegano tanti sforzi per migliorare la vita di chi non denuncia gravi patologie, ma semplici insoddisfazioni? "Non c'è molta felicità in giro, per questo ne parliamo tanto". "La gente si è resa conto che il nostro tenore di vita è sensibilmente migliorato, ma la nostra vita interiore no". In effetti, i primi studi sulla felicità sono figli degli anni '60, quando si comincia a capire che il boom economico non cancella le nevrosi, anzi forse le genera. Ma a sdoganare ufficialmente la Psicologia positiva, in tempi più vicini a noi, è Martin E. P. Seligman, noto al pubblico come autore di saggi tradotti anche in Italia, quali 'Imparare l'ottimismo' e 'La costruzione della felicità' E anche nel nostro paese si è da poco costituita la Società italiana di psicologia positiva guidata da G Goldwurm e A Delle Fave. Una produzione e un argomentare che, alle raffinate sensibilità degli europei affascinati dalle profondità della psicoanalisi, profuma di banalità, ma che, partendo da un ragionamento semplice e da una serie di prescrizioni un po' naïve, arriva ad affondare le mani nel problema dei problemi: cosa è la felicità? E perviene a conclusioni per niente naïve. "Il merito di questi studi? Prima che la psicologia positiva diventasse una moda, la scienza non se ne occupava", sottolinea Goldwurm. Che ha sperimentato sui suoi studenti l'efficacia delle tecniche per correggere gli atteggiamenti che alimentano l'infelicità e che lo psicologo americano M. Fordyce riassume in 14 principi fondamentali: in sintesi, socializzare, pensare positivo, coltivare le relazioni intime ed evitare di preoccuparsi per un nonnulla. Banalità? "Chiediamo ai musoni di scambiare due parole con quanti incontrano durante il giorno, dal giornalaio alla cassiera del supermercato. E agli ansiosi di appuntare su un quaderno le loro preoccupazioni: rileggendole una settimana dopo, scoprono che molte di queste erano infondate, e con un po' di esercizio possono imparare che non è il caso di preoccuparsi tanto". In altre situazioni si interviene sui processi cognitivi che ci portano a vedere tutto nero, "per aiutare i pazienti a rendersi conto di quanto c'è di valido nella loro esistenza". I risultati ci sono. E confermati da studi che mostrano come ottimismo e buone relazioni umane garantiscano non solo felicità, ma anche salute. "Un importante studio inglese, dimostra che sposati e conviventi sono decisamente più felici di quanti vivono soli", ricorda Nettle: "E altre ricerche confermano che felicità e un comportamento estroverso vanno di pari passo". Senza dimenticare lo storico studio statunitense sulle suore, che mostra come circa il 90 per cento delle religiose più ottimiste sia arrivato senza problemi agli 85 anni, contro solo il 34 delle meno ottimiste. "Il prossimo passo", spiega Goldwurm, "sarà quello di cercare di trasformare i pessimisti in ottimisti, seguendo il metodo di Seligman sul benessere soggettivo". Dunque si può imparare a essere felici? "Anche introversi e malinconici possono trarre piacere da un hobby, dall'amicizia e dalle relazioni umane, spesso hanno solo bisogno che qualcuno gli ricordi che ci sono cose piacevoli cui dedicare tempo ed energia", teorizza Nettle. Sarebbe questa la felicità autentica cui il settimanale 'Time' ha dedicato una copertina? Domanda non retorica, perché il problema centrale del dibattito sulla felicità è proprio quello di mettere d'accordo gli psicologi sulla definizione. E a complicare le cose c'è anche la difficoltà di tradurre la dicotomia inglese tra 'joy', la felicità momentanea, e 'happiness', intesa, dice Nettle, "come uno stato durevole che consiste in un ragionevole equilibrio di emozioni positive e negative, e nella sensazione che la propria vita abbia un senso e proceda verso un obiettivo soddisfacente". Siamo proprio sicuri che quando dicono di essere (o non essere) felici svizzeri, moldavi e italiani intendano la stessa cosa? "Forse in italiano sarebbe più corretto parlare di benessere, che ha una definizione più ampia e meno connotata rispetto a felicità", commenta A Delle Fave. Non è solo questione di terminologia: "Molti psicologi americani tendono a privilegiare una visione della felicità molto individualista, pragmatica, che studia e promuove il piacere inteso come benessere prettamente personale. Mentre noi europei attribuiamo maggior peso allo sviluppo e alla realizzazione delle potenzialità individuali, ma all'interno di un contesto sociale", prosegue la psicologa. Anche sull'origine della nostra felicità, insomma, i pareri sono tutt'altro che unanimi. Tanto che sembrerebbe più facile dare una risposta in negativo. Sappiamo, ad esempio, "che una volta soddisfatti i bisogni fondamentali, l'aumento della ricchezza non incrementa la felicità in modo proporzionale" e sorpresa, anche la salute non è tutto. "Eventi lieti, come una vincita alla lotteria, o tragedie, come una grave malattia, influiscono sulla felicità degli individui. Ma solo momentaneamente: con il passare del tempo la maggior parte delle persone torna nella condizione psicologica precedente", ricorda Nettle: "Studi effettuati sui disabili mostrano che a fare la differenza non è la gravità dell'handicap, ma l'atteggiamento, la capacità di trasformare gli ostacoli in opportunità", racconta Delle Fave. Una patologia anche grave, vissuta con un atteggiamento costruttivo, non impedisce di essere felici. "E la psicologia positiva", dice Goldwurm, "può essere di grande aiuto per chi è costretto a convivere con una malattia cronica". E in positivo, quale potrebbe essere la ricetta della felicità? C'è chi, come G Berns, dedica la propria attenzione soprattutto al piacere, per concludere, dopo aver visitato bordelli sadomaso e assaggiate squisitezze gastronomiche, che questo consiste soprattutto nelle sfide concluse con successo, in quell''Ah!' di soddisfazione che ci viene fuori quando abbiamo affrontato e risolto un problema, e ancor di più nella novità. "Abbiamo verificato che se offriamo a un gruppo di bambini un vassoio di dolcetti misti, permettendogli di prenderne due, tutti prendono prima il loro dolce preferito, poi un altro diverso", testimonia Berns. Anche se in realtà le cose sono più complicate di così: ci sono piaceri che una volta assaporati perdono il loro fascino; altri che non ci stancano mai; e altri ancora, come le nostre pietanze preferite, che dobbiamo concederci solo di tanto in tanto se non vogliamo che perdano sapore. E in questo senso, insiste lo scienziato americano, anche il denaro ha un ruolo importante, purché venga utilizzato per vivere nuove esperienze. "La novità è sicuramente un aspetto importante della felicità, ma l'elemento essenziale è l'opportunità di cimentarci con prove sempre nuove", spiega Delle Fave. Parliamo di quella gratificante condizione individuata da uno dei padri della psicologia positiva, M Csikszentmihalyi, e definita flow o esperienza ottimale. "È quello che prova chi si impegna per rispondere a una sfida difficile, ma non impossibile, che mette in gioco tutte le sue competenze. Ad esempio uno scalatore che conquista una vetta", interviene Delle Fave. Sembrerebbe un'emozione riservata a pochi eletti, in realtà è un'esperienza molto diffusa, che sembra comune a tutti gli umani a prescindere dalla loro cultura di origine: "Una nostra ricerca su 22 comunità diverse ci ha consentito di dimostrare che l'85 per cento delle persone ha vissuto esperienze ottimali", prosegue la psicologa. Un' interpretazione che spiegherebbe perché la felicità, apparentemente meno utile di altre emozioni salvavita come la paura o il disgusto, ci abbia accompagnato per tutta l'evoluzione: "La necessità di conoscere e sperimentare cose nuove è certamente un elemento importante per la nostra specie", dice Delle Fave. Forse molta dell'odierna infelicità dipende anche dal fatto che le sfide quotidiane che attiravano l'uomo del paleolitico - combattere, procurarsi il cibo, conquistare una compagna - non hanno più senso nel mondo in cui viviamo oggi. Ossia, detto in altri termini, che siamo programmati per desiderare cose che non ci interessano più veramente, come ricchezza e potere. Ma soprattutto che siamo preda di un subdolo meccanismo biologico che ci rende incontentabili: "I nostri cervelli", ricorda infine Nettle, "non sono stati programmati per mantenere a lungo uno stato di felicità". E magari questo non è del tutto negativo.
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martedì, 30 maggio 2006
Siamo seduti alla nostra scrivania e facciamo di tutto fuorché telefonare alla persona cui sappiamo di dover parlare, quando scriviamo mettiamo tra parentesi ciò che ci sta più a cuore, andiamo a scuola ma non studiamo, scriviamo un libro e non lo presentiamo a un editore, a volte non scriviamo neanche un libro, non chiediamo scusa neanche quando ci accorgiamo di aver sbagliato, non affrontiamo il datore di lavoro quando esce dalle righe, non facciamo lo sgambetto al ladro che ci è scappato vicino, non balliamo una danza perché affermiamo che non ci piace, non osiamo cantare in pubblico, non scriviamo un articolo che ci viene richiesto, non acquistiamo un pezzo d’abbigliamento che tanto ci piace, non ci presentiamo per quel lavoro perché ci riteniamo inadeguati, non osiamo parlare la lingua che abbiamo appena studiato, ci tremano le gambe all’esame da dare, ci manca il respiro per rivelare che amiamo.
Eppure abbiamo sogni da quando siamo nati, partoriamo desideri ogni giorno della nostra vita. Sogniamo. Noi stessi, nel migliore dei casi, siamo nati da e per un desiderio, ma neanche questa matrice, che pure è forte, ci viene in aiuto nel vivere il nostro percorso in questa esistenza. Tutta la nostra vita è vissuta a metà, bloccata nel suo flusso entusiastico di un’energia creativa e onnipotente a causa di una forza non identificata, sottile eppure possente, che si insinua densa e appiccicosa nelle trame del nostro agire. All’inizio non si percepisce, è delicata e leggera, ma poi si raddensa, forma come una noce solida alla bocca dello stomaco e da lì dilaga, secernendo una sostanza come pece che copre tutta la superficie del nostro corpo, fino a paralizzarlo.
E’ la paura. Una forza fisica che ha vita propria e che prende possesso del nostro corpo e della nostra anima impedendoci di agire. Ci hanno parlato dell’atavica paura della morte e di quella edipica del sesso, del rispetto delle leggi e del timor di Dio, ma questa è ancora diversa e più terrificante. Non è facilmente riconoscibile perché ha sviluppato una straordinaria abilità a mimetizzarsi in miliardi di anni in cui ha gestito la vita. E in miliardi di anni è riuscita a nascondersi dietro mille scuse e giustificazioni dando al genere umano l’illusione di vivere. Ma chi ha vissuto per tutto questo tempo è lei, figlia immortale di un fallimento primordiale: la paura di vivere.
Quando parla, usa un’unica frase che sa ripetere e parafrasare in più modi: “E’ troppo difficile!” Questo è l’indizio per identificarla, il modo in cui si scopre, l’unico momento in cui è possibile visualizzare il nemico. Non ha importanza comprendere in questa sede da dove e perché nasce, ma comprendere che le si può impedire di crescere. E’ fondamentale capire che nessun essere umano può accettare di essere controllato da un potere occulto così meschino, da una dittatura che non lascia libertà di scelta, da un controllore che ha come unico compito quello di farvi fallire. Ogni essere umano ha il dovere di non accettare che la sua vita sia bloccata da una vomitevole e melliflua codardia. E se non l’avete ancora riconosciuta, osservatela meglio, va sempre a braccetto con la sua sorella gemella, la pigrizia. Quando vi vedete pigri state all’erta, l’avete trovata, è lì vicino a voi, sta prendendo possesso della vostra volontà.
Ora che l’avete scoperta, riconosciuta, finalmente vista e identificata, ribellatevi semplicemente al fatto di vedervi vittima di un’entità così miserabile e bassa. E’ quella reazione al disgusto che la fa scappare, quell’alzarsi dalla poltrona e spintonarla di lato, facendo il primo passo verso la realizzazione di un vostro sogno, che la fa ritirare e indebolire.
E allora sollevate quel telefono, scrivete quel libro, andate a trovare quell’editore, ballate quella danza, dipingete quel quadro, fermate quel ladro, urlate a tutti che avete imparato ad amare nel momento in cui avete imparato a rispettare ed amare voi stessi, e vi renderete conto che per la prima volta nella vostra vita sarete veramente vivi. Perché se siete veramente voi, e non lei, a capire, vedere e decidere, chi vi può fermare? Se il nostro Dio sapesse (e lo sa!) che siamo disposti a continuare a vivere come abbiamo vissuto finora, dovremmo allora veramente averne il timore.
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martedì, 30 maggio 2006
L'esperimento: la felicità è racchiusa in poche piccole cose
 
I risultati di un test inglese: opportuno spegnere la tv, sorridere ad uno sconosciuto, curare una pianta
Perché andare a cercare grandi cose, come i soldi o il successo o donne inarrivabili, quando la gioia può essere «in agguato» in qualunque momento della giornata e nascosta in ogni minimo gesto quotidiano? Un'idea avvalorata ora dai risultati di una ricerca condotta da sei esperti inglesi, che per tre mesi hanno studiato su un campione di 50 volontari il modo per rendere più felice un'intera città.
Il risultato? Bello e sorprendente: la ricetta della felicità sta in dieci piccole cose, come curare una pianta o sorridere almeno una volta al giorno a un perfetto sconosciuto.
L'esperimento è stato condotto a Slough, un paese alle porte di Londra non rinomato per le sue bellezze architettoniche o naturali, ma per i tanti capannoni, magazzini e industrie che vi sono sorti negli ultimi anni per via della vicinanza alla capitale e all'autostrada. Insomma, un luogo dove la felicità - si direbbe - non mette piede neanche nelle feste comandate.
E invece... Dalla ricerca è emerso che solitudine, pigrizia ed egoismo sono alcuni del mali che impediscono alla gente di essere felice. Mentre dimezzare il tempo che si trascorre davanti alla tv, trovare almeno un'ora di tempo alla settimana per parlare con qualcuno a cui si vuole bene, fare qualcosa di buono per qualcuno tutti i giorni fa sentire bene.
Così come, scendendo più «terra terra», piantare e prendersi cura di una pianta.
Senza dimenticare l'assoluta necessità di sorridere a uno sconosciuto almeno una volta al giorno e farsi una bella risata (anche più volte al giorno).
Nel decalogo stilato dagli esperti non mancano altre «chicche»: per esempio ognuno dovrebbe concedersi quotidianamente un piccolo regalo, come un cioccolatino o un bagno rilassante, ricordando anche che fare esercizio fisico è importante e che allo sport si dovrebbe dedicare almeno mezz'ora tre volte alla settimana.
E che dire dei vecchi amici? Altra abitudine altamente consigliata è quella di non perderli di vista, telefonando ogni tanto a persone che non si vedono da un po' e cercando di incontrarle. Infine, e come dar loro torto, secondo il gruppo di esperti tanta gente è infelice perché non si rende conto di ciò che ha e si perde nel desiderio di beni irraggiungibili.
Il consiglio: alla fine di ogni giornata sforzarsi di pensare ad almeno cinque cose che si hanno e che fanno stare bene.
Gli «esperti di felicità» - uno psicologo, uno psicoterapeuta, due studiose dei luoghi di lavoro, un imprenditore specializzato in iniziative sociali e un esperto di economia e filosofia - hanno testato il loro decalogo su 50 volontari: le «cavie» trasmetteranno poi ad altri gli insegnamenti ricevuti, in una sorta di «effetto domino» che negli obiettivi del gruppo di ricerca dovrebbe portare il sorriso sulla bocca dell'intera Slough. L'esperimento sarà trasmesso in tv sulla Bbc, in un documentario di quattro puntate.
Gli esperti vengono filmati mentre cercano di convincere un pubblico molto scettico della validità delle loro teorie in modi decisamente poco convenzionali: danzando in una corsia del supermercato o fermandosi in un parco ad abbracciare un albero.
Non è forse questa la felicità?
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martedì, 30 maggio 2006
Aiuta a combattere la depressione.
Datevi all'arte e state alla luce
Rimboccatevi le maniche, il peggio dell'inverno non è ancora passato. Se le feste natalizie hanno rappresentato per molti un giro di boa, la stagione fredda durerà ancora due lunghi mesi. E allora correte ai ripari, datevi all'arte e state alla luce il più a lungo possibile. Per superare indenni la stagione delle depressioni e dello stress per eccellenza, queste le ricette degli esperti. La pausa pranzo mangiando un panino davanti al computer o nel bar sotto l'ufficio? Niente di più sbagliato, spiegano i ricercatori dell'Università di Westminster: trascorrere il classico break-time di mezza giornata guardando quadri in un ambiente rilassante migliora il livello di vita. Inoltre anche solo un'ora di fototerapia, ovvero di permanenza alla luce, nei mesi invernali, aiuta a conquistare il buon umore e a combattere i sintomi depressivi quali aumento di appetito e peso, stanchezza cronica e un maggior numero di ore dedicate al sonno.
Dal 1995 del resto il disturbo dell’umore ad andamento stagionale nella sua fase depressiva si cura, con un successo terapeutico proprio tramite la light therapy, la terapia della luce o fototerapia. Si tratta di un trattamento terapeutico non farmacologico di prima scelta, testato oramai su migliaia di pazienti, che consiste nella somministrazione di intensi livelli di luce tramite un sofisticato sistema di illuminazione, composto di speciali tubi fluorescenti ad avanzata tecnologia, che  diffondono attraverso uno schermo a piano inclinato luce ad ampio spettro, sovrapponibile a quello solare, con  temperatura dei colori identica a quella diurna (5500° Kelvin) e indice di resa del colore da 91 al 96%. Il  tempo di esposizione varia da 40 minuti fino a 3 ore al giorno, ma con un sistema di illuminazione che rilascia 10.000 lux,  pari ad una intensità luminosa equivalente a 20 volte quella  di un ambiente interno illuminato, i pazienti possono ridurre il tempo di esposizione terapeutica a 30 minuti al giorno.  I primi segnali di miglioramento della sintomatologia depressiva si registrano già nel giro di 4 o 5 giorni anche se il trattamento va mantenuto di norma  dai 7 ai 14  di giorni. A tale proposito il Dana Centre del Museo della scienza di Londra ha inaugurato in questi giorni la prima stanza della luce, per le persone che soffrono del disturbo affettivo stagionale, meglio conosciuta come Sad, Seasonal Affective Disorder, la depressione che colpisce alcuni individui all'inizio dell'autunno e dell'inverno, quando le ore di luce si riducono.
Si tratta di un salottino dove rilassarsi e sottoporsi a veri "trattamenti di sole", con quattro tavoli luminosi e un divano circolare nel quale i visitatori possono sostare in un ambiente confortevole. Alcuni fari aumentano i livelli di intensità luminosa, facendo aumentare quelli della serotonina, il neurotrasmettitore essenziale per evitare la depressione, e rallentando la produzione di melatonina, l'ormone che gioca un ruolo importante nel regolare il ritmo di sonno e veglia.
Il disturbo, ha osservato Kat Nilsson, del Dana Centre, potrebbe essere legato al fatto che cervello e corpo non prendono abbastanza luce: per compensare l'organismo produce più melatonina, l'ormone che fa venire sonno quando arriva la notte, mentre si riduce la serotonina, la cui mancanza è responsabile della depressione".
Per combattere stress e depressione stagionali però aiuta anche un po' d'arte. Un buon consiglio e, adesso, anche una regola scientifica, provata durante un esperimento, che ha portato un gruppo di lavoratori londinesi per un'ora al giorno in una galleria d'arte. Risultato? Il loro livello di stress determinato misurando la presenza dell'ormone cortisolo nel sangue è sceso del 45%, un calo per il quale sono generalmente necessarie 5 ore di tranquillità. Un ambiente rilassato e silenzioso, che invita ad assorte passeggiate, sarebbe infatti un ottimo antidoto allo stress, specie per chi lavora troppo.
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martedì, 30 maggio 2006
BUONUMORE: CONSIGLI PRATICI
 
Assodato che il buonumore dipende dalla piena accettazione di se stessi, come mantenerlo se la tensione quotidiana rischia di spegnerlo? Innanzitutto ci vuole un po' di buona volontà per mettere in pratica tutti i giorni alcune semplici astuzie che aiutino a trovare il benessere. Come se si seguisse un allenamento programmato al buonumore per alzare il tono dell'esistenza.
Non stiamo parlando di felicità (parola che può suonare altisonante), ma di quella condizione psichica minima che ci permette di sorridere alla vita.
E se ci si sente gravate da pesi insormontabili, ci si può abituare all'idea che ogni situazione può essere sdrammatizzata. Per lasciare spazio al buonumore, si può imparare a smettere di rifugiarsi automaticamente in quello spazio negativo della mente che comporta atteggiamenti minatori, quali: aggressione, difesa, sospetto, manlincoania... Basta volerlo!
 
Ecco alcuni consigli pratici da seguire tutti i giorni
 
COLORA IL GRIGIORE INVERNALE
Attingere alla cromoterapia a seconda della necessità che si presenta di volta in volta e' una buona abitudine per raggiungere il benessere. Ricorrendo all'abbigliamento di tutti i giorni o all'arredamento dei luoghi in cui si vive abitualmente come spazi di espressione. Opta per il giallo e l'arancione se hai bisogno di alzare il morale
; preferisci il viola se sei a corto d'energia
; il verde se la tua esigenza primaria è il relax; ricordati dell'azzurro se vuoi rasserenarti e del rossa se hai bisogno di forza e coraggio.
ELIMINA CIO' CHE TI RATTRISTA
Individua un oggetto che ti immalinconisce, perché associato a ricordi o persone sgradevoli, e disfatene appena possibile.
Butta le cose non usi, che occupano spazio (anche metaforico) e che trovi inutili: aprirai la porta a nuove possibilità e vedrai il futuro con occhi ottimisti, cioè pieno di opportunità.
 
MUOVITI CON DIVERTIMENTO
L'esercizio fisico aiuta l'organismo a rilasciare gli ormoni dell'euforia: endorfina, dopamina, serotonina.
E' meglio scegliere una ginnastica che diverta e faccia sentire bene, piuttosto che una che imponga impegni rigido e fatica eccessiva. Per abituarsi a muoversi si può decidere per esempio di allenarsi con un amico/a in modo tale da rispettare gli impegni condivisi.
Cerca di ballare appena puoi. Euforizzante, rilassante e stimolante, il ballo è un ottimo esercizio aerobico, per migliorare l'ossigenazione di tutto l'organismo: il cuore accelera i battiti cardiaci e irrora meglio i muscoli, così come migliora la circolazione venosa nelle gambe combatte l'ipertensione: provocando la dilatazione dei vasi arteriosi, riduce la pressione del sangue; come ogni attività aerobica, legata a uno sforzo di 30-45 minuti, la danza innesca il metabolismo dei grassi, aiutando a smaltirli. Tiene inoltre in esercizio le articolazioni, combatte l'insonnia e contrasta l'osteoporosi.
 
AIUTATI CON LA PET TERAPIA
Amare gli animali dona allegria e aiuta a superare disagi fisici e psicologici. Con un cucciolo a portata di mano e di carezze, tutto sembra più positivo. Non solo cani e gatti, ma anche uccellini, pesci coniglietti, criceti e tartarughe riempiranno giornate monotone e offriranno una via d'uscita agli attacchi di stress.
 
IRONIZZA SU TE STESSA
Per alleggerire gli stati di tensione, meglio sfoderare un sorriso, anche e soprattutto a se stessi. Non è impossibile ironizzare su se stessi, cioè non prendersi troppo se stessi. Se spiritualmente occorre umorismo e ironia, non sempre facili da recuperare quando si è a terra, nella pratica si può ricorrere a un giochetto da... bambini! Guardati allo specchio e sorridi sorridi sino ad allargare la bocca in una smorfia da clown, quasi una boccaccia. Aiuta "demistificare" la propria immagine, rendendola più giocosa.
Se ci si allena a prendersi in giro allo specchio, questo strumento da giudice censore che fa sentire inadeguati può diventare un amico burlone che sdrammatizza paure e insicurezze.
 
DEDICATI A UN'ATTIVITA' CREATIVA
Sono sempre di più gli psicologi che sostengono che le arti (applicate e non) hanno il potere terapeutico di decentrare da sé, distogliere dal ripiegamento sterile, per volgersi verso la realtà del mondo esterno. In altri termini, attività creative come dipingere, ascoltare musica, fare giardinaggio, cucinare, lavorare a maglia, scrivere il diario riequilibrano la mente.
A patto di non porsi obiettivi troppo difficili da raggiungere. L'essenziale è gioire semplicemente del proprio operare. Meglio se ci si concentra su ogni gesto, sulle emozioni che si prova nel creare, sul proprio respiro. Bisogna potere agire, fare, "convertire un problema in azione".
 
COME ALLEGGERIRE LA QUOTIDIANITA'

SVEGLIATI IN FORMA

Comincia la giornata con un bagno di luce per contrastare la malinconia causata dal buio invernale. L'umore può tendere verso il basso anche per la diminuzione della luce solare che, passando attraverso gli occhi e il nervo ottico, trasforma le radiazioni luminose in impulsi elettrici. La luce favorisce la produzione di serotonina, il neurotrasmettitore cerebrale che regala calma e relax.
Appena sveglia, apri subito le persiane delle finestre e immergiti nella luce.
Nei momenti di libertà evita di chiuderti in casa, ma cerca di godere dei pochi raggi di sole con una passeggiata al mattino, quando la luce è più intensa.
Se la giornata è cupa e piovosa, accendi una lampada dalla luce intensa. Nei Paesi Scandinavi la terapia della luce (anche artificiale) è molto in voga per per combattere le depressioni dovute a carenza di illuminazione per moltivi climatici. Per imitare i Nordici ideali sono le lampade alogene, perché emettono una loro luce simile a quella del sole.
Massaggio sul viso che allontana il malumore mattutino. I gesti di cura quotidiana possono sono validi alleati del benessere: quando ti lavi la faccia con l'acqua tiepida, utilizza delle spatoline con setole o serviti di spugne vegetali; e stendi la crema con leggeri movimenti rotatori.
Sembra banale, eppure il semplice cantare sotto la doccia è stato recentemente oggetto di ricerca dall'Università di Francoforte, che ha dimostrato che: il canto fa vibrare il torace, la gola, i nervi ottici e stimola il sistema endocrino. Tradotto nella pratica, vuol dire che cantare allevia la depressione e rafforza le difese immunitarie. Combatte persino insonnia e stress e aiuta a respingere l'assalto di germi e batteri.

IMPARA L'ARTE DI RILASSARSI
Non trascurare l'arte del relax: cerca un luogo tranquillo dove respirare profondamente e immaginati in un posto piacevole. Per aumentare i benefici puoi optare per la visualizzazione fantastica. Praticare costantemente la meditazione e lo yoga.

ABBANDONATI A UNA SONORA RISATA
Numerosi studi hanno rilevato che ridere stimola il rilascio dell'ormone del buonumore, la serotonina.
Se non si hanno le occasioni per ridere si può ricorrere ad un esercizio per scatenare una risata forzata che però ha gli stessi benefici psicologici e fisici di un allegro ridere spontaneo. Pensa a qualcosa di divertente e buffo o a un film comico e inizia a ridere, facendo uscire l'aria dalla bocca.
Durante l'esercizio, pensa alle situazioni stressanti e che possono scatenare ansia, come il traffico, un colloquio di lavoro, le pratiche complicate che si accumulano sulla scrivania.
Proseguire di gusto a ridere, immaginando il lato paradossale delle situazioni, allontanandosi, vedendole da lontano: le difficoltà verranno ridimensionate.
Ridere aumenta le difese immunitarie, perché stimola la produzione di globuli bianchi. Apporta benefici alla respirazione, influisce sul diaframma, rilassa i muscoli del viso.

RITAGLIATI DEI MOMENTI DI OZIO
Quando la stanchezza e la fatica prendono il sopravvento sull'umore "obbligati" a fermarti! Senza sensi di colpa per non essere sempre in pista, smetti di ricaricarti di continui obblighi e impegni.
Non c'è nulla di male a non fare niente nei momenti liberi. Ogni tanto. Anche se la società (o il nostro super-io) ci impone di andare in palestra, organizzare cene, pulire casa da cima a fondo.

IMPARA A DIRE DI NO
Evita che la tua disponibilità diventi un boomerang contro te stessa. Spesso gli altri ne approfittano infatti per chiederti sempre di più. Cure e attenzioni dedicate a partner, famiglia, amici, colleghi, capo ti svuotano di energia.
Per amore e per paura di essere disapprovati, o di offendere o di perdere qualcosa, spesso non si riesce a negare il proprio aiuto. Al contrario, è bene imparare a dire di no, per ridare poi il giusto valore alla disponibilità che si offrirà in seguito.

INONDATI DI UN BUON PROFUMO
Se hai le pile scariche adotta un buon profumo, come quello che emanano molte essenze aromatiche: menta piperita regala una sferzata di energia e buon umore;
arancio è un aroma particolarmente rilassante;
gelsomino rasserena gli animi incupiti;
rosa combatte stanchezza stanchezza grazie al potere tranquillizzante; la passiflora ha un effetto ansiolitico.
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martedì, 30 maggio 2006
Cerca di non ritardare, trattenere o conservare niente che aggiungerebbe risate ed allegria alle nostre vite.
E ogni giorno dico a me stesso che questo è un giorno speciale.
 
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto... è speciale.
 
Vivilo, più che puoi!!!!!
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martedì, 30 maggio 2006
Non è grande chi non cade mai...
 
... ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi!!!
postato da: Manoli alle ore 18:29 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 30 maggio 2006
Il professore ci fece fare un test a sorpresa.
Io ero uno studente diligente e risposi facilmente a tutte le domande, finché lessi l'ultima: "Come si chiama la signora che fa le pulizie nella scuola?".
Sicuramente questo era una specie di scherzo. Avevo visto la signora delle pulizie molte volte. Era alta, con i capelli scuri, sulla cinquantina, ma come avrei potuto sapere il suo nome? Consegnai il mio foglio, lasciando in bianco l'ultima domanda.
Prima che la lezione finisse, uno studente chiese se l'ultima domanda avrebbe contato nella graduatoria del nostro test.
"Certamente", disse il professore. "Nella vostra professione incontrerete molte persone. Tutte sono significative. Esse meritano la vostra attenzione e cura, anche se tutto quello che fate è sorridere e dire ciao".
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martedì, 30 maggio 2006
Prendi nuove decisioni e vai alla ricerca dei pensieri che nutrono il tuo spirito. Fatti coraggio ed elimina, consapevolmente, preoccupazioni e dolore dai tuoi pensieri.
Non piangere e, se necessario, sforzati di sorridere.
 
Dimentica ciò che dicono gli altri ed abbi fiducia del tuo cuore. Gli altri hanno diritto di decidere della propria vita, ma riguarda solo te quel che tu deciderai per la tua.
 
Noi diciamo la stessa cosa – lo facciamo solo in modi diversi.
Trova la tua strada e ricoprila di fiori. Fai in modo di vedere qualcosa di bello ovunque il tuo sguardo si posi.
Godi della vita stessa e dirigiti verso un futuro più felice.
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martedì, 30 maggio 2006
Io penso che ci sia un disegno divino e che niente accada per caso, esistono problemi e problemi ma tutti possono essere superati senza abbattersi troppo… bisogna reagire e non subire… sono un po’ fatalista e questo mi aiuta a non disperarmi nei miei momenti grigi, ma penso anche che una mano al destino debba essere data e sicuramente iniziare la giornata con il sorriso sulle labbra e riuscire a mantenerlo per tutto il tempo, aiuta tanto… ed aiuta davvero… noi e le persone che ci sono vicino…
Allora cosa tu cosa aspetti? Sorridi!!!
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martedì, 30 maggio 2006
INSTALLING LOVE
ASSISTENZA tecnica: si, in cosa posso aiutarti?
CLIENTE: bene, dopo varie considerazioni, ho deciso di installare Love. Puoi aiutarmi nel processo?
ASSISTENZA: si, certo. Sei pronto?
CLIENTE: non sono un bravo tecnico, ma credo di essere pronto, cosa devo fare?
ASSISTENZA: il primo passo è aprire il tuo Cuore. Sai dove è?
CLIENTE: si, ma ci sono diversi altri programmi caricati, ora. si può installare Love mentre questi stanno lavorando?
ASSISTENZA: che programmi sono?
CLIENTE: lasciami guardare.... ho Vecchie Ferite, Bassa Autostima, Invidia e Risentimento, in questo momento.
ASSISTENZA: Nessun problema, Love cancellerà gradualmente Rabbia dal sistema operativo. Potrà rimanere nella memoria permanente ma non darà fastidio agli altri programmi. Love poi coprirà Bassa Autostima con un modulo proprio, chiamato Alta Autostima. Piuttosto chiudo perfettamente Invidia e Risentimento. Quei programmi impediscono a Love di essere installati correttamente. Puoi farlo?
CLIENTE: non so come. Me lo spieghi?
ASSISTENZA: Con piacere. Vai nel Menu Start e clicchi su Perdono. Fallo tante volte quanto necessario a cancellare completamente Invidia e Risentimento.
CLIENTE: Ok, fatto! Love si sta auto installando. E' normale?
ASSISTENZA: si. ma ricorda che hai solo il programma base. Per cominciare hai bisogno di connetterti al Cuore e caricare l'upgrade.
CLIENTE: Oops! E' comparso un messaggio di errore. Dice: "Error – Program not run on external components ". Cosa devo fare?
ASSISTENZA: Non preoccuparti. Significa che Love è settato per girare su Cuori Interni ma non è ancora stato configurato per il tuo Cuore, non lo riconosce. In termini meno tecnici, significa che devi amare te stesso prima che tu possa amare gli altri.
CLIENTE: E quindi?
Assistenza: Scegli "Auto accettazione", poi clicchi su "Perdonare se stessi", "Riconoscere il proprio valore" e infine "Riconoscere i proprio limiti".
CLIENTE: fatto.
ASSISTENZA: ora li copi nella cartella "Mio Cuore". Il sistema farà un overwrite sui files in conflitto e utilizzerà una patch per eventuali errori di programmazione. Inoltre ricorda di
cancellare Autocritica Prolissa da ogni cartella e vuotare il Cestino per essere sicuro di non recuperarli più.
CLIENTE: Ehi! Mio Cuore si sta riempiendo di nuovi files. Sul monitor c'è un Sorriso, mentre Pace e Soddisfazione si stanno auto copiando ovunque; ma, è corretto, questo?
ASSISTENZA: A volte. Per alcuni ci vuole un po', ma ogni cosa richiede il suo tempo. Così Love ora è installato e funziona. Ancora una cosa prima di lasciarci. Love è freeware. Assicurati di distribuirlo in tutti i suoi moduli a chiunque incontrerai, che a sua volta lo condividerà con altre persone riproponendolo anche a te rinnovato.
CLIENTE: Grazie infinite.
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martedì, 30 maggio 2006

ALZATI, CAMMINA…

Spesso accade che ti alzi al mattino, guardi fuori dalla finestra, vedi il cielo grigio e pensi sarà un’altra giornata uggiosa”. Spesso accade che ti alzi al mattino, guardi fuori dalla finestra, vedi il cielo azzurro e pensi “sarà una giornata magnifica”. Spesso accade che non hai voglia di alzarti per guardare fuori dalla finestra, tanto sai che giornata sarà per te. Indipendentemente dal cielo grigio o azzurro, il cielo interiore ha il suo colore. A volte, quel cielo è nuvoloso, perché le nuvole sono la tristezza; altre volte, invece, è soleggiato, perché il sole è la gioia. E’ come guardare delle diapositive; scatto dopo scatto danno un’altra immagine; ti rendi conto di quanto è sottile la distanza dall’avere un cielo nuvoloso ad un cielo azzurro.

Stai sdraiato sull’erba, un letto di verde, con le mani incrociate dietro alla nuca; guardi il cielo e ti chiedi come può essere così bello perdersi nel profondo di quell’azzurro. Il sole ti accarezza e quel calore che sembra una coperta ti riempie di serenità. Chiudi gli occhi e ti godi quel momento così prezioso tanto atteso dopo un duro inverno, in cui freddo e gelo hanno graffiato il tuo volto e sono entrati nelle ossa. Ti godi quel momento perché è delle piccolezze che ti nutri, non di cose grandi. Non è lo sfarzo che ami per regalare a te stesso un momento di pura gioia. Eppure, a volte si corre dietro a quella tanto desiderata felicità che come tutti dicono, è farfalla. Una farfalla che svolazza felicemente intorno a te, portandoti a pensare quanto possa essere prezioso possederla, ma che infine ti gira intorno e si burla del tuo desiderio di agguantarla. Sorridi a questo pensiero, perché ti sei ritrovato molte volte ad aver pensato che essa, la farfalla, fosse rimasta impigliata nella tua rete, e poi ti accorgevi che la rete aveva una piccola e, quasi invisibile lacerazione, attraverso la quale fuggiva e ritrovava la sua libertà. In effetti, sei arrivato alla conclusione che la felicità non può essere catturata, né per un secondo, né per l’eternità.

Arrivato a questa consapevolezza, continui il tuo viaggio ascoltando, sempre ad occhi chiusi, i rumori intorno a te. Senti il cinguettio di un uccello, musica. Quella musica che ti ha accompagnato nella vita, come un’amica fedele, perché con essa hai imparato a viaggiare, sognare, volare, amare, ridere, piangere. E’ la musica che ha colmato la tua anima quando era rinchiusa nel tuo mondo così protetto; è stata l’unica a penetrare fino in fondo fino a procurarti un senso di pace apparente. In essa ti rifugiavi, perché attraverso le parole e la melodia ti proiettavi in un mondo che desideravi, ma che sembrava essere tanto lontano da te, quasi irraggiungibile. Musica, sono anche le tante parole che hai messo nero su bianco per esprimere i tuoi pensieri, i tuoi concetti, il tuo modo di essere e di pensare. Quelle parole che hai racchiuso in una raccolta che cresce di giorno in giorno, perché quante sono le parole non espresse con la penna, ma che ti porti dentro! Sono un fiume inarrestabile, tante sono; ti trascinano verso luoghi ignoti e lontani, dove sei sicuro che solo chi come te, vive di parole pensate, sussurrate, silenziose, inespresse, vitali, fraintese, può arrivare a gettarsi nel mare aperto per goderne pienamente la libertà.

Il mare. Nutri un rispetto enorme per il mare, soggetto di tanti tuoi sogni agitati. Ti incute timore, ma al contempo apre il tuo pensiero all’infinito. Lo guardi, lo ammiri, avendo sempre la sensazione di appartenere ad esso. All’orizzonte si confonde con quel cielo azzurro che ora ti sovrasta. Di notte, quando si insinua nei tuoi sogni, rimani impietrito davanti a quell’onda gigantesca che cavalca verso di te, provi per lui soltanto una senso di angoscia, perché ti porta via, ti trascina e ti catapulta nei suoi abissi; raggiungere la superficie diventa un’impresa folle, perché le tue forze vengono sempre meno. Senti un brivido scendere lungo la schiena e apri per un attimo gli occhi. Ritorni alla realtà. Il mare, pensiero concluso.

Rimani un attimo a fissare il cielo. Ti rallegri al pensiero che l’estate sta per bussare alla porta della primavera. Essa l’aprirà e lascerà posto al caldo che invaderà la natura.

Decidi di continuare il tuo viaggio attraverso i meandri dei tuoi pensieri. Il tempo passa lentamente e mai come a presente, hai avuto la sensazione che il tempo ti è amico. Un tempo galantuomo e amico. Colui che ha il potere di chiarire tante cose, ma che ha anche il potere di mettere a tacere tante cose. Il tempo, come la musica, ti è stato compagno, il più silenzioso, ma forse il migliore. Lui, però, ti mette anche in condizione di sviluppare una sorta di impazienza, perché vola per chi nulla attende, ma passa semplicemente, per chi aspetta qualcosa.

Tiri un profondo sospiro e pensi tra te e te, la pazienza: la virtù dei forti. Frasi fatte, parole già sentite un milione di volte e più, ma che danno tuttavia coraggio a non lasciarsi prendere dall’inquietudine, dalla frenesia di un qualcosa che forse mai potrebbe arrivare.

Improvvisamente, ti riscopri vulnerabile, più di quanto già non lo sei; sensibile, più di quanto questo non caratterizzi già la tua persona. Riscopri improvvisamente che le corde della tua anima sono accordate e la musica sprigionata, soltanto a sfiorarle, inebria i tuoi pensieri. Quelle corde che pensavi arrugginite dal tempo, dalla tempesta, dalle intemperie alle quali sono state esposte. Ti costringi, a volte, a metterle a tacere, perché tutto le fa suonare e le loro vibrazioni si adattano perfettamente allo stato d’animo che stai vivendo. Basta un soffio di vento ed esse iniziano a vibrare; basta un dolce pensiero ed esse cantano una melodia meravigliosa che staresti ore ad ascoltare. Hai la sensazione di sfiorare con le tue dita quella melodia e ne assapori addirittura l’essenza. Ti lasceresti cullare all’infinito, sicuro che quel sonno dolcissimo in cui scivoleresti, non può far altro che accrescere il suono di quella melodia.

Quella stessa melodia, che tanto vorresti canticchiare all’orecchio di chi te l’ha ispirata per renderlo partecipe alla tua gioia. Quella stessa melodia, che tanto vorresti trasmettere attraverso le corde dell’anima che al solo tocco vibrano. E’ quella melodia, quella che non si può registrare semplicemente su una cassetta ed ascoltarla alla radio; è quella melodia che è muta agli orecchi di chi non fa vibrare le sue corde dell’anima all’unisono con le tue.

Tiri un altro sospiro profondo e ti rendi conto che quella melodia, oggi, la stai ascoltando da solo, nella tua realtà, nel tuo presente. La stanza dell’anima è insonorizzata e nessun suono esce all’esterno; la porta è chiusa e non puoi aprirla, perché aprirla vorresti. Rimarrà serrata fino al momento in cui, non sentirà il bussare lieve e dolce di un’altra melodia desiderosa di fondersi con la tua e comporre un’opera. La fusione di corde che vibrano insieme in un crescendo senza fine.

Tutto silenzioso. Niente intorno a te si muove, neanche un filo d’erba. Apri gli occhi e guardi il cielo. Si è tinto di rosso, il sole va a dormire, non perché è stanco, ma per illuminare un’altra anima sdraiata su un letto verde. Un’altra anima che viaggerà con i suoi pensieri in mondi sconosciuti a coloro che non si tuffano nel mistero del proprio io.

Ti metti finalmente a sedere e ti scuoti i fili d’erba dai capelli; pensi, e pensi ancora; ma comprendi anche che è arrivato il momento di mettere fine ai tuoi pensieri. Se non altro, semplicemente per apprezzare quel tramonto.

Nulla importa se quella melodia non puoi farla ascoltare a chi ne ha scritto le prime note; nulla importa se non puoi suonare su quelle corde dell’anima il concerto di un’opera meravigliosa. La dolcezza struggente delle note si tramuterà in gocce di rugiada e bagneranno quei fili d’erba che hanno conosciuto il peso del tuo corpo. L’anima si ridurrà al silenzio, ma infine gioirà al ricordo di essere stata la protagonista di un concerto, il cui risalto saranno state la trasparenza, la limpidità, la semplicità nell’offrire se stessa a quell’io misterioso in cui ha nuotato abbracciando l’essenza della felicità, la dolcezza della musica, gli abissi del mare, la compagnia del tempo.

Chiudi un’ultima volta gli occhi per far penetrare dentro di te l’ultimo raggio di sole, debole, ma caldo.

La notte giunge repentina e sai che ti devi alzare. Non puoi rimanere seduto, ancorato al momento vissuto, l’oggi è diventato ieri; e l’oggi del domani non ti è dato di comprenderlo, finché non l’avrai vissuto. Abbi il coraggio di aspettare, ma non fermarti.

Alzati, cammina e goditi il presente.

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martedì, 30 maggio 2006
La sedia a dondolo…
 
Non mi è dato di guardare lontano, oltre l’orizzonte, dove cielo e mare si fondono. Non mi è concesso di approdare sulla spiaggia, sulla tua spiaggia… non c’è molo per ormeggiare. Non mi è permesso di sfondare… sfondare quel muro di paure, tuo nascondiglio. Ho tentato con le mie parole, che il vento si è portato via… ho provato con i miei gesti, svaniti nel nulla. Un racconto di una VITA ANNULLATA, dalla SOCIETA’, dall’INSODDISFAZIONE; una vita annullata da INCOMPRENSIONI, dalla DIFFICOLTA’ di trovare una posizione concreta e ferma; annullata dalla SOFFERENZA, dalla NOIA; una vita che non è mai stata vita…solo un desiderio lontano di essere “qualcuno”. Avere come esempio gli altri; guardare agli altri…che sono “qualcuno” a confronto con te. “Gli altri”sono per te ciò che vorresti essere tu; “gli altri” sono per te coloro che sanno vivere. Chi sono “GLI ALTRI”?
 
Ogni individuo ha una storia da raccontare; una storia con VARIE SFUMATURE, di quelle sfumature intense, superficiali, astratte, mirate, offuscate, colorate…tutte sfumature come un quadro che mai sarà esposto. Un quadro intimo. Quel quadro intimo lo dipingiamo noi; una mano guidata da eventi, da avvenimenti, da emozioni, da contraddizioni, da dolore, da sofferenza, da gioia, da felicità…ma cosa accade se la mano è inaridita? Le sfumature sono regolari, dritte, senza curve, senza vita.
 
Inevitabilmente, un dì, alla fine dei nostri giorni, su quella sedia a dondolo, in un ritmo dolce e cullante, con gli occhi rivolti fuori dalla finestra, rivedremo nel nostro intimo quel quadro dalle mille sfumature. Quali saranno i nostri pensieri? Quali saranno le nostre sensazioni? Domande alle quali si può solo rispondere guardando dietro a quelle sfumature. Domande che forse non avranno mai risposta, perché non si ha il coraggio di ammettere “HO SPRECATO IL MIO TEMPO”, “SONO RIMASTO SEDUTO E TUTTO MI E’ PASSATO ACCANTO”, “NON HO VISSUTO”. Magari si pensa “BASTAVA UN PIZZICO DI CORAGGIO" per non perdere l’attimo, quell’attimo che avrebbe potuto regalarmi tutto il pacchetto di emozioni che possono vivere dentro ognuno di noi. Magari bastava “QUEL PICCOLO PASSO VERSO QUELLA MANO TESA” per aggrapparsi ad una speranza che sembrava utopica. Magari bastava “CHIUDERE GLI OCCHI DELL’ANIMA E DIRE A SE STESSI– INIZIA A VIVERE– “.
 
Tutto, però, assume un aspetto sgradevole ai propri occhi, quando si è rimasti ancorati con la mente nel passato e si viaggia con la stessa nel futuro, tralasciando il presente.
 
Sempre lì, su quella sedia a dondolo, saranno versate lacrime amare. Quell’AMARO, di cui si conosce così bene il sapore, perché sono state compagne intime. Lacrime, fiumi di lacrime, che hanno cullato nel sonno, che hanno bruciato il viso, che hanno scavato profondi solchi nell’anima, lasciando un vuoto, un abisso, il niente. Ancora lì, dondolandosi in ritmo costante, ci si ricorderà di tutti gli affanni, di tutte le corse per raggiungere ciò che in fin dei conti ci siamo sempre portati dentro; perché l’OBIETTIVO di ogni essere è quello di AGGUANTARE LA FELICITA’ e rinchiuderla in un cassetto, la cui chiave viene gettata via. La FELICITA’, però, non si lascia prendere, essa sfugge fintanto uno la cerca e la rincorre; non si può rendere prigioniera la felicità, perché essa è sinonimo di libertà interiore. La felicità è paragonata a grazia, a serenità, ad una sensazione di perenne tranquillità, pur trovandosi in balia della tempesta.
 
Il dondolio si ferma.
 
Nulla può cancellare gli anni passati, nulla può cancellare gli eventi che tanto hanno segnato il percorso, nulla può cambiare ciò che è stato, nulla può modificare le conseguenze che ne sono scaturite, ma basta conservare se stessi, nel proprio essere. Nonostante tutto, rimanere saldi nelle proprie convinzioni, nel proprio credo; nonostante tutto, restare fedeli ad un credo interiore e non far sì, che le bastonate subite si ripercuotano sulla quotidianità e sul pensiero del domani. NONOSTANTE TUTTO, continuare a credere che la vita è bella e riscoprirla ogni giorno, in un fiore che sboccia, in un uccellino che canta, in un sorriso di un bambino, nella tristezza di un giorno uggioso, nel dolore di un lutto, nella gioia di una neo-mamma, nella rabbia per le ingiustizie, nella vittoria di una gara; insomma… in tutto. RISCOPRIRE QUOTIDIANAMENTE che il respiro è sacro; che l’aprire gli occhi al mattino è un dono. Avere il CORAGGIO di stare con tutti e due i piedi fermi, saldi su questa terra. Avere il CORAGGIO di affrontare le lotte quotidiane, NON CON GLI ALTRI, MA CON SE STESSI. Avere il CORAGGIO di vedere il sole anche quando non c’è. Avere il CORAGGIO di sorridere alle sofferenze e di farsi beffe di esse, non per evitare il dolore, ma per lenirlo, affinché le ferite si rimarginino più in fretta. Avere CORAGGIO di abbracciare sempre la quotidianità con amore, con dedizione e avere il CORAGGIO di parlare, di ascoltare, di ridere, di afferrare una mano nei momenti di bisogno, di tendere una mano nei momenti di necessità. Soprattutto, avere il CORAGGIO di "VOLERSI" RIALZARE DOPO UNA CADUTA ROVINOSA..
 
Il dondolio riprende…
 
…ed è quella culla che porta al SILENZIO ASSOLUTO, quello più silenzioso, perché non si hanno più parole da pronunciare, né esistono. TROPPE PAROLE sono state dette e tutte portate via dal vento, spazzate via in un attimo, proprio quell’attimo che avresti potuto afferrare, che non sarebbe stato l’attimo della felicità, ma l’attimo in cui avresti potuto finalmente iniziare a guardare in faccia alla morte che ti porti dentro. L’attimo in cui avresti potuto VOMITARE tutto il MARCIO che SCORRE nel tuo SANGUE. L’ATTIMO in cui non hai afferrato una mano tesa che non voleva renderti prigioniero di nulla, ma soltanto aiutare a rialzarti. Invece di GUARDARE IN FACCIA ALLA MORTE che ti porti dentro, hai CHIUSO gli occhi; invece di VOMITARE il MARCIO, hai finito per aggiungerne altro; invece di AFFERRARE la MANO tesa, hai MESSO le tue in TASCA.
 
Ed è stato quello l’attimo in cui ho chiuso la porta, è stato quello l’attimo in cui ho chiuso le mie ali; l’attimo in cui ho capito che non potevo vivere per due.
 
Sei ancora sulla sedia a dondolo?
 
Non penso, perché per sederti su quella sedia a dondolo e GUARDARE quel dipinto intimo, ed AMMIRARE tutte le SFUMATURE, avresti dovuto SEDERTI DI FRONTE ad uno SPECCHIO; guardare il tuo volto, segnato dagli anni; le rughe intorno ai tuoi occhi; un sorriso stanco, ma soddisfatto; avresti dovuto guardare l’uomo che sei diventato, accettare che il tempo non è passato senza lasciare segni; AVRESTI DOVUTO VOLERTI BENE e, semplicemente, VIVERE.
 
Un giorno, mi siederò sulla sedia a dondolo e mi lascerò cullare dai ricordi, da quelle tracce che rimarranno dentro di me; mi lascerò guidare per il sentiero della vita percorso a quell’attimo di dondolio, perché dopo, quando il sole sarà tramontato, quando i grilli avranno smesso di zirlare, quando l’alba sorgerà timida per lasciar posto alla stella gigante, non so cosa sarà di me, perché quel momento non mi appartiene.
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martedì, 30 maggio 2006

Il nostro medico interiore

 

Nella nostra società ed in particolare in quella occidentale alla quale apparteniamo siamo stati abituati da sempre per educazione, cultura, culto ecc… a tenere sotto controllo il nostro corpo, le nostre emozioni, i nostri istinti, i nostri bisogni corporei. Appena un sintomo o un disturbo si presenta, psicologico o fisico lo scacciamo immediatamente con la pillolina magica. Un’arma a doppio taglio. Un malessere, una depressione o un sintomo fisico sono i segnali che ci manda l’anima attraverso il sensore che è il nostro corpo fisico e le sue emozioni o dolori per riportarci alla nostra naturalità. Purtroppo spesso non solo i messaggi non vengono ascoltati ma vengono soppressi con l’uso dei farmaci e solo momentaneamente allontanati. Il messaggio continuerà a ripresentarsi e a far sentire la propria voce. Non venendo colto nel tempo il rischio è quello di somatizzare i primi malesseri in disturbi di di entità sempre maggiore.

 

Perchè si presentano tali disturbi? Emozioni negative come istinti repressi, rabbia, paura, frustrazione, senso di colpa e senso di ineguatezza spesso inconscio si traducono in depressione, cefalee, attacchi di panico, e altro. Come fare dunque? Prima cosa importante è riprendere in mano la nostra vita e riprenderci la nostra natura, e liberarci dai condizionameti che ci hanno allontanati dalla nostra essenza, rallentare i tempi, i ritmi e amarci di più, rispettarci di più e soprattutto imparare ad ascoltare il nostro corpo e la nostra anima, i messaggi che ci manda, ascoltare le nostre reali e naturali esigenze senza reprimerle, conoscerci meglio, capire ciò che ci fa stare realmente bene che spesso è diverso da ciò che gli altri si aspettano da noi.

 

Il nostro corpo è il veicolo col quale ci parla la nostra anima, quindi possiamo tranquillamente affidarci a noi stessi poichè nessuno può sapere cosa è meglio per noi, di noi stessi. I genitori, i famigliari, i maestri, i medici, i preti, gli amici, i parenti non fanno altro che creare delle interferenze fra quello che siamo noi e la nostra vera essenza col rischio di disorientarci. E col tempo l’ascolto diventa sempre più incomprensibile poichè offuscato da tante onde di disturbo. Questo disorientamento che ci allontana dalla nostra reale natura crea problematiche psicologiche o fisiche. Ciò che arriva sotto forma di disturbo non è solo un messaggio ma un dono. Ascoltando il nostro corpo, la nostra anima percepiamo cosa non sta andando e dove invece desideriamo realmente andare. La terapia della soppressione del sintomo ci impedisce questa comunicazione fra noi e la nostra anima. Il sintomo va ascoltato, accolto e capito e deve essere interpretato come un indicazione per dare una svolta positiva alla nostra vita. ci deve insegnare ad amarci di più. Sopprimendolo, continuando ad ascoltare gli altri che vorrebbero che noi fossimo uniformati secondo determinate regole, sopprimendo le nostre reali esigenze accontentando i nostri cari e i conoscienti, continuando a correre ad affannarci oberati dai "doveri" verso qualcosa e verso qualcuno che "crediamo" avere bisogno di noi o che si aspetta qualcosa da noi, e pensando che non è possibile fermare la nostra folle corsa il sintomo si somatizza ed iniziano a crearsi le malattie. Queste arrivano per fermarci, per farsi ascoltare. Il disagio, ascoltato per tempo e afidandoci al nostro medico interiore e a ciò che a da dirci possiamo evitare l’aggravarsi dei disturbi.

 

In tutti noi c’è uno sciamano, un maestro, un guaritore che ci parla attraverso il nostro corpo e nessuno ci conosce meglio, è la nostra parte spirituale collegata con la natura di tutte le cose. Le stesse malattie sono la risposta alla nostra mancanza di ascolto dello sciamano, del medico, del guaritore che è dentro tutti noi.

 

Abbiamo bisogno di far riemergere nella nostra vita tutte le nostre potenzialità latenti e spesso represse dalla società e da noi stessi che ne siamo condizionati. Abbiamo bisogno di far riemergere la parte creativa, la parte passionale, i talenti nascosti dentro di noi per sentirci appagati, felici e pieni di vita, solo cosi ritroviamo il benessere psicologico ed il benessere ficico. Ascoltando i messaggi che la nostra anima o il nostro se superiore, o la nostra parte spirtituale (è possibile identificarlo in vari modi) ci manda attraverso il nostro corpo.

 

Quindi imparare ad ascoltare il nostro corpo, il suo interno, i nostri organi, amarli, il nostro respiro, amare l’aria che entra ed esce dai polmoni, ascoltarla… fermarci quando stiamo correndo troppo e mettersi in ascolto.

 

Siamo abituati a sentire persone che si lamentano in continuazione per questo e per quello. Il lamento crea condizioni negative sia per chi lo esercita sia per chi lo ascolta. Siamo abituati a fare le vittime quando in realtà tutto dipende solo da noi anche se non ce ne rendiamo conto e gli avvenimenti esattamente come lo stato fisico sono la causa degli effetti che noi abbiamo creato e dell’energia che abbiamo messo alla nostra esistenza terrena. Quindi non esistono reali colpevoli, non c’è niente e nessuno al quale puntare il dito se qualcosa va storto, e nemmeno colpevolizzarci o rimurginare. Non abbiamo bisogno di creare ulteriore energia negativa, dobbiamo solo imparare ad amarci, a stimarci a bandire da noi senso di colpa o vittimismo, consapevoli che c’è una DEA dentro ogni donna ed un DIO dentro ad ogni uomo. Se iniziamo ad amarci ed a stimarci istantaneamente inizieremo a tenere lontane dalla nostra vita le emozioni dannose che tanto ci disturbano o l’inutile senso di vittimismo consapevoli che noi siamo gli artefici del nostro destino. SOLO noi e nessuno altro. Nessuno ci può realmente aiutare poichè solo noi sappiamo cosa abbiamo bisogno e dentro di noi c’è un medico ed un maestro che ci conosce come nessun altro. E’ l’unico al quale dobbiamo dare ascolto. Dobbiamo amarci mentre ci nutriamo e amare il cibo che stiamo masticando. Amare ogni cosa che facciamo, riempire la vita d’amore. In questo modo cambiamo l’energia intorno a noi e anche gli altri se ne accorgeranno e cambieranno a loro insaputa migliorando e non chiedendoci cose che si aspettano da noi. Queste dinamiche nel corso del tempo e degli anni sono fondamentali per una buona salute psicofisica.

 

Nel corso degli anni ho visto famiglie distruggersi dalla loro stessa co-dipendenza, dalle ansie e dallo stress, nelle quali ognuno si aspettava qualcosa dagli altri componenti della famiglia ed aggravare la propria e la loro situazione nel tempo fino a trasformarla in malattie dapprima leggere e poi gravi. Evitiamo di essere delle macchine e riappropiamoci della nostra naturale essenza del nostro vero IO. Ascoltiamo i messaggi che il corpo ci manda per crescere come individui e capire ciò che desideriamo da questa esistenza terrena. E’ fondamentale per essere sani, felici e realizzati.

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martedì, 30 maggio 2006
Alzarsi con un sorriso vivere 24 ore con un sorriso, andare a letto con un sorriso vivere felici di ciò che si ha e di ciò che si fa... non sentire mai la mancanza di niente e nessuno... vivere sereni con ciò che si coltiva ogni giorno, questo vuol dire stare bene.
Se anche tu vivi in modo completo non ti manca nulla…
sorridi!!!
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martedì, 30 maggio 2006
Ogni volta in cui crescendo avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante.
Lottare per un'idea senza avere un'idea di se è una delle cose più pericolose che si possa fare.
Ogni volta che ti sentirai smarrito, confuso, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero, con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.
E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai fermo, in silenzio, e ascolta il tuo cuore.
Quando poi ti parla, alzati e và dove lui ti porta.....
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martedì, 30 maggio 2006
E' un bel giorno per iniziare una vita; cominciare a crescere con sani principi è una buona base per vivere in pace e serenità; E' bello prendere la vita con quello che ti succede, guardando maggiormente i lati positivi e sorridere, ma ridere anche molto! Ridere anche per sdrammatizzare le diverse situazioni difficili. Vivere e lasciare vivere, non perderci e arrabbiarci per stupide cose quotidiane. Non farci troppo condizionare dagli altri o da istituzioni o religioni, pur credendo. Essere in pace e stare bene con se stessi... ed amare!
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martedì, 30 maggio 2006
Chiudendo gli occhi posso immaginare un mondo migliore... ma riaprendoli per guardare gli occhi delle persone a me care, mi accorgo che il mondo migliore...è davanti a me!
postato da: Manoli alle ore 10:28 | Permalink | commenti
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martedì, 30 maggio 2006
Il sorriso di una persona guarisce la ferita dell'altro, perciò sorridi sempre perchè la vita, l'amore, l'amicizia sono forze cosmiche che unificano la nostra esistenza nel vivere una vita di sorrisi.
postato da: Manoli alle ore 10:27 | Permalink | commenti
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martedì, 30 maggio 2006
Spesso vorremmo avere la luna, quando invece abbiamo accanto a noi un milione di stelle che illuminano la nostra vita e noi non ce ne rendiamo conto.
Basterebbe guardarsi attorno per scoprirle una per una!
postato da: Manoli alle ore 10:26 | Permalink | commenti
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