mercoledì, 31 gennaio 2007

Sacrificio…rinuncia…!?!

Quante volte ho detto la frase "bisogna fare sacrifici per…"? Non ricordo quante, ma sono sicura che fa parte del mio vocabolario quotidiano. Cos’è veramente il "sacrificio"? Tenendomi lontana dal significato che si attribuisce a questa parola nel senso di "atto, rito col quale si offre qualcosa (vittime o doni) alla divinità per onorarla, per renderle grazie di un beneficio ricevuto, per implorarne i favori o il perdono", mi avvicino alla definizione che i dizionari ne danno di "rinunzia volontaria e dolorosa a un bene, a un vantaggio" e in senso più generico "stento e privazione".

Sapete cosa mi ha colpito della definizione? La congiunzione "e" tra le parole "volontaria" e (ancora una volta) "dolorosa". Mi sono soffermata a guardare quella vocale e mi sono chiesta: ma non era forse più corretto scrivere "è/e/o"? Questa mia domanda è lecita?

Forse nella mia convinzione ho quel pensiero che mi suggerisce tre possibilità, e cioè che un sacrificio sotto forma di rinunzia volontaria non è per forza dolorosa. Magari posso anche sbagliarmi, ma ancora una volta le mie convinzioni mi portano a formulare il pensiero che le "rinunce volontarie, quindi fatte con consapevolezza, non possono essere dolorose". Ogni volta che ho dovuto rinunciare a qualcosa, cioè si potrebbe dire "sacrificare" qualcosa, l’ho fatto consapevolmente, senza trascinarmi dietro come conseguenza il dolore. Piuttosto penso, e qui la seconda possibilità, che la "rinuncia non, e sottolineo non, volontaria (quindi forzata) "è" dolorosa. Ho trasformato la congiunzione "e" nel verbo "essere". La terza possibilità poi è che una rinuncia può essere volontaria "o" dolorosa.

Un altro pensiero in libertà: Se per assurdo una rinuncia è giovamento? Si può pensare in termini di rinuncia collegando una conseguenza positiva? Quando è che si fanno rinunce? Quando si sacrifica qualcosa? Già la parola in sé lancia un senso negativo, ma se si trattasse soltanto della corazza della parola che nel nostro cervello, tanto impegnato ad assorbire e attribuire pensieri negativi tutti i giorni, e a cui noi siamo capaci di attribuire un senso positivo, lanciargli il messaggio opposto?

Un pensiero "nemico" non è "nemico" se ci fai amicizia! Se poi resta "nemico", hai tutte le capacità in te per riuscire a scacciarlo, così fai spazio ai pensieri "amici" e più larghi stanno, meno "nemici" riescono ad entrare"; più larghi stanno, meno spazio riescono ad accaparrarsi i pensieri "nemici" che già sono presenti.

Le rinunce sono come le crisi, vanno prese come opportunità di cambiare; come opportunità per crescere; soltanto se riusciamo a guardare le cose con occhi diversi. Anche se profondamente nascosto, in tutto c’è del positivo. È l’atteggiamento che assumiamo nei confronti di una cosa, che possa trattarsi di una rinuncia, di una decisione, di una scelta che fa la differenza. È il nostro porci di fronte a delle situazioni che cambia l’essenza di tutto.

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martedì, 30 gennaio 2007

Per una sola strada giungeremo alla comprensione,

attraverso la via del perdono.

Nel perdonarci, la strada.

Solo nel comprenderci, comprenderemo;

Chi non perdona gli altri, invero non ha mai perdonato se stesso.

Solo chi avrà versato lacrime sulla sua primitiva condizione,

avrà gettato il seme del perdono nella propria terra.

Solo chi arriverà a comprendersi, comprenderà davvero.

Chi non ha conosciuto la propria miseria, non potrà mai comprendere ed accettare le miserie altrui.

Apri gli occhi sulle tue ombre uomo, solo la comprensione dei tuoi limiti ti renderà cuore di carne.

Non giudicare se per primo non ti sei giudicato.

E se nel farlo non avrai trovato in te ombre, cambia il tuo occhio anch’esso è preda del tuo demone.

Ogni uomo ha nel cuore le ombre dell’incomprensione, riconoscile solo così potrai sconfiggerle.

Riprenditi la tua vita, e rendi vita al vivere

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martedì, 30 gennaio 2007

“La più terribile povertà è la solitudine e non sentirsi amato”.

“Se tu giudichi la gente, non ti rimane il tempo per amarla”.

"Ho scoperto il paradosso che se tu ami fino all’estremo, non ci sarà posto per il dolore, ma solo per l’amore”.

“Non sentirsi: stimato, amato, protetto, e dimenticato da tutti, penso sia una fame molto più grande, una povertà più grande che quella della persona che non ha niente da mangiare”.

“Non pensare che l’amore, per essere genuino, deve essere straordinario. Quello che abbiamo bisogno è amare senza stancarci”.

"Ogni volta che sorridi a qualcuno è un atto di carità. Un regalo a questa persona, una cosa meravigliosa".

“In questa vita non possiamo fare grandi cose. Solo possiamo realizzare piccole cose con

grande amore”.

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lunedì, 29 gennaio 2007
Ama

Ama giorno per giorno ciò che la vita ti offre, ciò che la vita ti dona.

Ama tutto ciò che è piccolo, ma che dentro di te può diventare grande.

Ama te, così come sei. Apprezza ciò che hai, perché hai tutto.

Affidati al Medico per Eccellenza, il Padre che guarisce le anime, che rinfranca i cuori.

Ama, ama e ama ancora.

Impara a vedere il bicchiere mezzo pieno, smettila di lamentarti, smettila di piangerti addosso. Metti fuori quella grinta che tanto raramente tiri fuori. Apprezza un nuovo giorno, una nuova ora, un nuovo secondo e vivi tutto come un dono, ogni singolo istante della tua vita.

La vita è un combattimento tutti i giorni, la tua riuscita dipende dall’armatura di cui ti rivesti, hai solo bisogno di imparare come parare i colpi più duri e infine…sorridi, perché quel sorriso può regalare un attimo di felicità a qualcuno che percorre un tratto di strada con te.

postato da: Manoli alle ore 10:45 | Permalink | commenti (6)
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lunedì, 29 gennaio 2007

E' la mente che fa sani o malati,
che rende tristi o felici,
ricchi o poveri.

postato da: Manoli alle ore 08:49 | Permalink | commenti (5)
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lunedì, 29 gennaio 2007

Buogiornoooooo... magnifica giornata e fantastica settimana a tutti!!!! :-)

un abbraccio ed un sorriso... ;-)

urge colazione.... chi offre oggi?

postato da: Manoli alle ore 06:43 | Permalink | commenti (5)
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sabato, 27 gennaio 2007

Come spesso capita un buon inizio si vede dal mattino. Se il cielo è nuvoloso al 90% pioverà; se il sole sfonda le persiane fino a penetrarvi gli occhi chiusi dal sonno, allora sarà una giornata meravigliosa.

Comunque sia, spero, che le vostre giornate siano sempre serene, felici e proficue. Desidero che le ore che brucerete durante le giornate siano sazie di buone notizie e di tanti successi.

Ma vi siete mai chiesti come si raggiunge il successo?

Per alcuni il successo è il bacio carpito alla modella dei sogni; per altri l’appuntamento con il bello della città; per altri ancora vincere la partita di calcetto contro gli amici del quartiere. Per molti il successo è sentirsi sereni e soddisfatti.

Nella vita, in effetti, il successo è visto come un punto di arrivo dopo una scalata durata anni. Ho conosciuto persone che a 30 anni si sentivano inutili; donne che si umiliavano per un insuccesso d’amore.

Vedete, le persone sono abituate a paragonarsi con il mondo che li circonda: si alzano la mattina presto per correre in edicola e accaparrarsi il “Chi” del mese, oppure, lo “Speciale Novella 2000” per scoprire chi corteggia questo o quella, cosa è accaduto a quel vip piuttosto che a quell’altro.

Quanti di voi hanno visto in giro donne e uomini vestiti allo stesso modo, perché il guru della moda ha deciso che il nero è il colore giusto in quel momento?

Non vi sembra che tutto questo è assurdo, ridicolo, maniacale? Eppure, ridendo e scherzando, funziona esattamente così. Basta osservare in Tv quello che succede: vedi una tizia o un tizio affascinante, perfetta. Poi, giri canale e per incanto ti sembra di rivedere la stessa ragazza o lo stesso ragazzo che avevi ammirato due minuti prima.

Non è assurdità, ma la normalità! Le persone amano assomigliarsi, imitare, raggiungere una perfezione costruita pur di sentirsi felici (secondo loro) e sereni o, addirittura, amati.

“Il problema di riuscire a essere se stessi è vecchio come il mondo” dice il dott. James Gordon Gilkey, “è universale come la vita umana”. Angelo Patri, che ha scritto tanti libri in materia di educazione infantile, dice: “Nessuno è più disgraziato di chi vuol essere qualcuno o qualcosa di diverso da quello che effettivamente è, spiritualmente e fisicamente”.

La figlia di un tassista lo imparò a sue spese. Voleva fare la cantante . Ma la sua faccia era un orrore. Aveva una bocca immensa e degli orribili occhi sporgenti. Quando cantò per la prima volta, in un locale notturno del New Jersey, tentò di nascondere i denti tenendo il labbro superiore abbassato. Cercò di fare la vamp. Il risultato? Si rese ridicola. Era condannata a fare fiasco. Tuttavia, nel locale c’era un uomo che la sentì cantare e pensò che avesse talento. “Senta”, le disse rudemente, “ho assistito alla sua esibizione e so cosa cerca di nascondere. Si vergogna dei denti.” La ragazza era imbarazzata, ma l’uomo proseguì: “Perché, scusi? E’ forse un delitto avere dei brutti denti? Non cerchi di nasconderli. Apra la bocca e il pubblico la applaudirà quando vedrà che non ha vergogna di se stessa. Fra l’altro”, aggiunse acutamente, “può darsi che siano proprio questi denti che lei cerca di nascondere a fare la sua fortuna.”

Cass Daley fece tesoro di quel consiglio e non si preoccupò più dei suoi denti. Da quel momento in poi, pensò soltanto al pubblico. Apriva la bocca come le veniva e cantava con tanto trasporto che in breve divenne una star dello schermo e della radio.

Siate sempre voi stessi anche quando il desiderio di imitare qualcuno prende il sopravvento. Imitare è come arrendersi agli altri. Imitare è accettare che non siamo in grado di pensare con la nostra testa. Imitare qualcuno significa perdere la fiducia in noi stessi. Noi siamo diversi e per questo affascinanti. Siamo diversi e per questo motivo desideriamo conoscerci, incontrarci, amarci, perché la nostra diversità ci rende unici, affascinanti, misteriosi e curiosi. Imitare, nascondendo le nostre qualità, ci fa allontanare dalla vetta dove il successo ci aspetta.

Guardarsi allo specchio cercando a tutti i costi qualcosa che non ci piace è sbagliato. Noi siamo perfetti e più ci crediamo più la perfezione ci accompagnerà. L’uomo che vuole vedere il brutto in se stesso prima o poi lo trova. E’ più facile negarsi la stima che provare a migliorarsi.

Ricordate, la vostra vita è unica, non cercate di imitare quella di un’altra persona. Se il mondo provasse a imitare qualcosa di diverso sarebbe un disastro. I nostri difetti devono diventare i nostri pregi, i nostri alleati, i nostri stimoli per migliorarci.

“posso parlare con convinzione di essere se stessi” dice Dale Carnegie, “perché è un argomento che sento profondamente. So bene di cosa parlo. L’ho imparato a mie spese. Quando misi per la prima volta piede a New York proveniente dai campi di grano del Missouri, mi iscrissi all’Accademia d’arte drammatica. Volevo diventare attore. Avevo avuto quella che allora stimavo un’idea geniale, con la possibilità di un rapido successo, un’idea così semplice, a portata di tutti, che non capivo come mai altre persone ambiziose non ci avessero pensato prima.

Si trattava di questo: avrei studiato in che modo i più celebri attori del momento avevano ottenuto il loro successo. Avrei imitato i lati migliori di ciascuno di loro, diventando una trionfale combinazione di tutti loro messi insieme. Che sciocchezza! Che assurdità! Eppure sprecai anni di vita a imitare altra gente prima che nel mio testone contadino del Missouri penetrasse la convinzione che bisognava essere se stessi e che non avrei mai potuto essere un altro”.

In quel che dite, in quel che fate c’è sempre una novità. Sfruttatela! Imitate voi stessi e ogni volta miglioratevi. Il vostro essere è unico, siatelo anche voi. Non lasciatevi ingannare dalla pubblicità che vi vuole differenti. Voi già lo siete. Avete i vostri ideali, i vostri sogni, che senso ha diventare qualcuno di diverso da quello che siete? Ciò che proviamo di imitare prima o poi ci ritornerà contro. Ho incontrato persone straordinarie e mi ricordo della loro genialità semplice, innocente, genuina. Spesso mi capita di parlare con qualcuno e mi pare di ascoltare battute che ho già ascoltato in TV. Non vi sembra che tutto questo è ridicolo? Noi siamo protagonisti e non imitatori! Non continuate a truccarvi come l’amica del cuore, perché tutti i ragazzi le fanno la corte. Per loro sarà sempre lei l’Ondina meravigliosa. Cercate un’impronta diversa, vostra e fatela notare. In mezzo a tante false sirene, neppure Ulisse capirebbe chi è quella vera!

Siate sempre voi stessi e di sicuro vi noteranno. La bellezza non è sempre l’arma migliore per farsi amare. L’astuzia non è sempre il colpo segreto che uccide il nemico. Usate la vostra intelligenza e diverrete attraenti. I muscoli sono nascosti dai vestiti, la vostra intelligenza è visibile a tutti. Usate la forza che vi fa vivere, sognare, desiderare e provate a farvi imitare. Questo è il successo. L’essere unici, ovunque, con chiunque.

Quando Charlie Chaplin cominciò a interpretare film il direttore di produzione lo costrinse a imitare un attore tedesco allora molto in voga. Ma Charlie Chaplin non cavò un ragno dal buco finché non fu se stesso.

Non arrendetevi al desiderio degli altri. Siate sempre voi stessi. Sfruttate l’energia che riempie il vostro essere e fatene oro colato.

Siate quello che la vostra vita vi ha insegnato, quello che il vostro cuore vi ha dettato, quello che la vostra mente ha progettato.

Come Emerson disse nel suo saggio sulla fiducia in se stessi: “ C’è un momento nella maturazione di ciascuno in cui si arriva alla convinzione che l’invidia è ignoranza; che l’imitazione è suicidio; che bisogna nel bene e nel male prendere se stessi per quello che si è.” Provate e sarà tutto più interessante. Provate e diventerete gli unici tra i vostri amici, tra i vostri parenti, in mezzo ai vostri colleghi. Provate e sarete rispettati, apprezzati, riconosciuti da tutti anche se non vestirete come quel vip visto in TV, anche se non andrete in vacanza dove la moda dice di andare.

Ecco perché si diventa uomini di successo, perché non tutti la pensano come voi.

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sabato, 27 gennaio 2007

Solo una cosa per me è impossibile... non sorridere e non infondere energia positiva nelle persone che mi sono vicine!!!!

Un abbraccio forte ed un sorriso.

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venerdì, 26 gennaio 2007
Dio ha tracciato per ciascuno una strada che conduce alla felicità, occorre aprire il cuore e saper ascoltare i Suoi suggerimenti per poterla percorrere. Anche quando si sbaglia sentiero, però, è sempre possibile ritrovare quello giusto, occorre essere in pace con se stessi, essere aperto al mondo, non far avvizzire il cuore e soprattutto avere fede. Ognuno di noi diffonde dei piccoli semi d'amore sul proprio cammino, Dio disporrà secondo i SUOI, tempi, nei SUOI, modi e nei luoghi da LUI presupposti a farli fruttificare. La vera felicità consiste nel provare la gioia della semina certi del frutto a tempo debito.
 
La vera felicità è non aver bisogno della felicità.
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venerdì, 26 gennaio 2007
Basta poco
a fare impressione
basta poco
basta andare in televisione
che la gente
subito ti riconosce per la strada
si fa presto
a montarsi la testa

e d'altronde è questa qui
la realtà di questa vita
ci si guarda solo fuori
ci si accontenta delle impressioni

ci si fotte allegramente
come se fosse niente
darei fuoco a casa tua
se passasse il mal di dente

e intanto il mondo rotola
e il mare sempre luccica

basta poco
a fare bella figura
basta poco
basta esser buoni la domenica mattina
basta poco
per esser furbi
basta poco oh!
basta pensare che son tutti deficienti

e d'altronde è questa qua
la realtà di questa vita
di questa bella civiltà
così nobile e così antica

e intanto il mondo rotola
e il mare sempre luccica
domani è già domenica
e forse forse nevica

basta poco
per essere intolleranti
basta poco
basta esser solo un po' ignoranti
basta poco
per non capire e scappare via
basta poco
perché ti dia fastidio uno pur che sia

e intanto il mondo rotola
e il mare sempre luccica
domani è già domenica
e forse forse NEVICAAAAAAA
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venerdì, 26 gennaio 2007

L'uomo consapevole è cascata di parole laddove arida è la terra.

Calda giornata a tuttiiiiiiiiii!

Che ne dite di incominciare con una stupenda colazione? ;-)

un abbraccio ed un sorriso

postato da: Manoli alle ore 06:47 | Permalink | commenti (11)
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giovedì, 25 gennaio 2007

La cosa più difficile é conoscere se stessi.

postato da: Manoli alle ore 14:44 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 25 gennaio 2007

Completa il tuo occhio, prima che cali la notte, affinché nel buio sappia guidarti alla vita.

Vivi nel tuo divenire come santa cosa,

e sorridi al soffio del vento,

esso gonfierà la tua vela per condurti sino a casa.

Colpire la sensibile natura,

giungere laddove non hai mai pensato di arrivare,

coltivare il raro bisogno di conoscersi,

la via per fermare il dolore.

Mediocremente avanza chi si addormenta sul proprio avanzare.

Sempre vigile è l’occhio del fiume che cerca il suo mare.

Affonda le mani nella tua paura e scava,

la luce ti attende laddove neanche speri.

L’uomo piccolo affonda radici profonde nei grandi ruoli del vivere,

dove celato dall’apparenza umana,

nasconde al mondo e soprattutto a se stesso la sua pochezza.

L’uomo grande coltiva altrove il proprio giardino,

ed al vivere appare nella sua nudità.

postato da: Manoli alle ore 10:15 | Permalink | commenti
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giovedì, 25 gennaio 2007

Nel sorriso i vari mondi dell’essenza:

Sorride l’uomo incerto, nella speranza di mascherare le sue insicurezze.

Sorride l’uomo subdolo, convinto di saper ingannare il prossimo.

Sorride schietto l’uomo certo, il suo cuore non concepisce il fraintendere.

Sorride nel cuore il modesto, quando è oggetto di buone parole.

Sorride l’infido, che nutre il proprio buio delle altrui debolezze.

Sorride il beffardo quando nel vivere scorge chi più di lui lesina.

Sorride giocoso, colui che del vivere ha fatto palestra di eventi.

Sorride di mistica appartenenza, chi del pregare ha fatto il suo unico rifugio.

Sorride nel celarsi, chi ha sottratto per arricchire il suo solo interesse.

Sorride l’idiota, che nell’apparir spensierato, troppo spesso rende al vivere ciò che è.

Sorride mesto l’uomo che non ha nel cuore la sua gioia.

Sorride l’insicuro, nella trasparente instabilità del suo esistere.

Sorride estatica la santa, nel cuore del suo cuore vede la sua luce.

Sorride mite l’uomo buono, al prossimo non vuol togliere luce, mentre la sua anima langue.

Il sorriso è la luce del vivere,

saprà metter in luce la bontà dei cuori,

ma allo stesso modo ne illuminerà le ombre.

Sorridente giornata a tutti!!! :-)

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mercoledì, 24 gennaio 2007
Come si fa a controllare le emozioni?
Bene, nell’articolo precedente vi ho sollecitato e la fatidica domanda è arrivata.
Tutto bello, ma …come si fa, in pratica, a controllare il proprio stato d’animo?
Come si fa a sfuggire dagli stati d’animi negativi?
Daniele e Antonella vorrebbero sfuggire entrambi dal timore di essere rimproverato dal capo Daniele, di essere derisa Antonella dal ragazzo che le piace.
Entrambi, in conseguenza dell’emozione “paura”, si comportano in maniera diversa da come vorrebbero, direi improduttiva o addirittura contraria rispetto all’obiettivo desiderato.
Allora cosa fare?
Innanzitutto occorre sgombrare il campo da un possibile equivoco. L’obiettivo non è quello di reprimere le emozioni ma di controllarle, nel senso di indirizzarle verso sentimenti che generano comportamenti e sentimenti positivi, che aiutino a raggiungere il risultato ambito.
 E’ già positivo Daniele e Antonella sentano l’emozione. Infatti il primo invito che faccio per “controllare” le emozioni è il seguente:
1) Allenati a sentire l’emozione
Prova mantenere costantemente aperto l’ascolto delle tue sensazioni. Cosa stai provando in questo preciso momento, cosa ti stai dicendo?
Il corpo e la mente ti inviano costantemente segnali, suggerimenti, indicazioni. Sei in grado di coglierli?
Prova ad esercitarti nei prossimi giorni. Inizia ad abituarti a ascoltare i segnali in occasione di momenti emotivamente importanti (una discussione, un rimprovero, un giudizio). Poi gradualmente prova a sensibilizzarti in modo da riuscire a cogliere costantemente i segnali del corpo e della mente.
Daniele e Antonella provano timore, Antonella anche imbarazzo.
Bene. Avete identificato chiaramente i vostri sentimenti e siete pronti per il secondo passo:
2) Scopri cosa c’è dietro l’emozione.
Che cosa c’è dietro il timore che provi quando il tuo superiore ti chiama? Cosa fa nascere l’imbarazzo e il timore si essere derisi quando conosci un ragazzo o una ragazza che ti piace?
Prova a fare un elenco di cause, ripercorrendo eventi importanti della tua vita.
3) Impara a scoprire il messaggio produttivo che l’emozione ti suggerisce, concentrati su quello e abbandona tutto ciò che ti porta distante da ciò che vuoi e da come vuoi sentirti.
Il timore provato da Daniele quando viene chiamato dal suo ufficio lo avverte che affonderà un momento importate, un momento di relazione in cui sa di venire sotto posto al giudizio del capo. Ed è proprio qui che scatta il cambiamento, il meccanismo capace di trasformare una situazione ansiogena in un’opportunità. E’ qui che devi sforzarti di ricontestualizzare. Ringrazia il tuo corpo che ti avverte che stai per affrontare un momento importante, un momento in cui dimostrerai quanto vali, un momento in cui darai al tuo capo l’opportunità di apprezzarti e stimarti. Rompi i suoi schemi, e ricontestualizza la situazione. Ringrazialo per il suo giudizio, spiega i motivi per cui hai fatto o non hai fatto qualcosa, fagli sapere chiaramente che desideri ottenere da lui anche riscontri positivi, fagli sapere che ne hai bisogno. Incanala l’emozione e sfruttala per reagire con positività, energia, vitalità e trasferire questi sentimenti positivi al tuo capo. Vedrai che esprimendo chiaramente, con serenità le tue emozioni, aumenterai la tua sicurezza e la stima del tuo capo.
Lo stesso vale per Antonella. Il ragazzo ti piace, ciò che provi ti dice che sei vicina a ciò che desideri. Hai un’opportunità un occasione. Prendi la tua emozione e usala a tuo favore per superare l’imbarazzi e timori e dar forza alla tua autostima e sicurezza. Usala per relazionarti con energia e sicurezza. Trasferisci la forza positiva dell’emozione sul ragazzo che ti piace. Fagli sapere come ti senti, cosa provi, parlando della tua difficoltà ad essere spontanea di fronte a un ragazzo interessante aprirai la porta alla spontaneità e la chiuderai a l’imbarazzo, parlando del tuo timore di essere derisa l’aprirai alla sicurezza e la chiuderai all’aggressività.
Lo stesso ho fatto io quando ho scoperto l’origine del mio stato d’animo. Quando mi sentivo agitato sapevo perché, sapevo che non c’era motivo per essere agitato in quel momento e che dovevo trasferire quell’emozione per esprimere il mio stato d’animo e comunicare con energia e decisione il mio punto di vista.
Parlare delle proprie emozioni fa bene all’emozione, libera i sentimenti migliori.
Se ci pensiamo bene la maggior parte delle volte non c’è motivo per provare disagio in certe situazioni. Il disagio è frutto di qualcosa vissuto nel passato in contesti simili e che oggi non può nuocerci o di qualcosa che potrebbe avvenire ma che spesso ha scarse probabilità di avverarsi.
Parlandone, dichiarando chiaramente i propri stati d’animo, come per magia il sentimento negativo sparirà lasciando posto ai lati più positivi della nostra persona.
Vademecum per sfuggire dagli stati d’animo negativi:
1) Allenati ad ascoltare i segnali emotivi.
2) Indaga sull’origine delle tue emozioni.
3) Divertiti a scoprire il messaggio positivi dell’emozione.
4) Usa l’emozione a tuo favore sfruttandola per darti energia, positività e convogliandola verso comportamenti produttivi.
5) Descrivi ciò che provi infondendoti fiducia.
 
Grazie per le emozioni che mi regalate amici miei.
postato da: Manoli alle ore 13:48 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 24 gennaio 2007
Spesso la musica, la tua canzone preferita, è la tua migliore amica... ti fa piangere, ti fa sfogare per poi cullarti dolcemente fino a far uscire dalla tua mente, dai tuoi pensieri ogni scheggia che possa farti male!
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mercoledì, 24 gennaio 2007
La sfortuna è la tua fortuna
 
Sono proprio le cose che detestiamo e che temiamo di più che ci fanno progredire e stare meglio. Le difficoltà, i problemi e i contrattempi sono spesso grandi occasioni di crescita. Spesso un evento sfortunato si rivela una vera fortuna!
 
Molti già conoscono la storiella del vecchio cinese. C’era una volta in un lontano paesetto un povero cinese che traeva di che vivere da un campicello che lavorava assieme alla moglie e al figlio e con l’aiuto di un cavallo. Un giorno il recinto venne lasciato inavvertitamente aperto e il cavallo fuggì. I vicini, appresa la notizia, esclamarono: “Poveretto, che sfortuna, e adesso come farai a lavorare?”. Il cinese rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!” I vicini restarono perplessi nel sentire quella strana risposta. Dopo qualche settimana il cavallo che era scappato tornò portandosi dietro una mandria di cavalli selvaggi che furono rinchiusi nel recinto. I vicini, vedendo tutti quei cavalli, esclamarono: “Che fortuna!” E il cinese, ancora una volta rispose: “Fortuna, sfortuna, chi può dirlo!” I vicini restarono ancora più perplessi a quella risposta. Dopo qualche giorno, mentre il figlio stava domando uno dei cavalli, cadde a terra e si ruppe un piede. I vicini subito esclamarono: “Che sfortuna, e adesso come fai?!” E il cinese ancora una volta rispose: “Sfortuna, fortuna, chi può dirlo!”. I vicini non sapevano più che cosa pensare del vecchio. Forse è matto? Dopo qualche settimana comparvero in paese dei soldati che reclutavano giovani validi per la guerra. Quando entrarono nella capanna del cinese trovarono il giovane zoppicante e naturalmente lo scartarono, mentre tutti gli altri furono reclutati. I vicini non ci videro più: “Che mazzo, che fortuna!” E il cinese ancora una volta rispose imperturbabile: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo”. 
 
La storiella del cinese potrebbe continuare…. Ma passiamo a una storia vera. Un giocatore di calcio di serie A si fece male al ginocchio durante una partita e dovette restare parecchio tempo inoperoso. Gli amici che lo andarono a trovare gli portarono una chitarra, strumento che lui sapeva suonare molto bene, e così il nostro cominciò a canticchiare e a comporre delle canzoni. Presto scoprì di avere una bella voce e quando fu dimesso dall’ospedale, cominciò a cantare iniziando la sua nuova vita di cantautore e abbandonando quella di calciatore, e presto divenne ricco e famoso. Beh, sapete di chi si tratta: Julio Iglesias!  
 
Un’altra storia vera. Un brigadiere del Corpo Forestale dello Stato comandava il Comando Stazione di Volturara Irpina, un paesetto dell’Irpinia alle falde del Monte Terminio, ricco di boschi, ma freddo e abbastanza lontano dal capoluogo di provincia. In assenza di alloggi dell’Amministrazione, abitava in una casa isolata, presa in fitto, situata alla periferia del paese, assieme alla moglie e alle sue due figlie. Per le ragazze che frequentavano le scuole superiori era un vero sacrificio doversi alzare molto presto di mattina per prendere l’autobus per Avellino. Il brigadiere aveva un problema con un ladruncolo che aveva già contravvenzionato e diffidato più volte, ma questi continuava i suoi furti di tronchi di faggio nel demanio comunale. Un giorno il nostro brigadiere e il suo collaboratore fecero un appostamento lungo la strada che scende dalla montagna e sorpresero il ladro con un furgone carico di tronchi. Lo arrestarono e portarono dal giudice di turno presso il Tribunale di Avellino che ne confermò l’arresto e la traduzione in carcere. Dopo circa due mesi ignoti fecero scoppiare, in piena notte, una bomba davanti al garage del brigadiere. La bomba provocò molti danni materiali all’automobile e all’abitazione (sventramento dei tramezzi e delle bussole), ma il danno maggiore fu il forte spavento che si presero le figlie, la moglie e il brigadiere stesso che dormivano al piano superiore! Il brigadiere fu immediatamente trasferito a… Salerno. Andò ad abitare nella casa del suocero risparmiando così la spesa per l’affitto, mentre la moglie ebbe modo di accudire i suoi vecchi genitori che erano rimasti soli e le due ragazze non dovevano più alzarsi alle cinque del mattino per andare a scuola. Il brigadiere stesso ebbe un incarico gratificante presso l’ufficio provinciale della Forestale. Senza quella bomba e quel terribile spavento la vita del brigadiere e della sua famiglia non sarebbe cambiata così radicalmente in meglio, e sarebbero rimasti chissà ancora per quanto tempo in quel freddo paesetto di montagna!  
 
Quante persone si sono salvate da una tragedia perché avevano perduto l’aereo o il treno? Sicuramente ognuno di noi potrebbe raccontare qualche episodio interessante in cui la sfortuna si è tramutata in una vera fortuna! In realtà, noi stessi possiamo favorire volontariamente questo processo. 
 
I fatti raccontati ci insegnano che dobbiamo avere fiducia nella vita e abituarci a capire che i problemi non vengono tanto o soltanto per nuocerci, ma per il nostro stesso bene perché ci aiutano a crescere e a progredire facendoci diventare più maturi ed equilibrati. Quando impariamo ad accettare i problemi, apprendiamo anche a trasformarli in altrettante opportunità, ossia trasformiamo la sfortuna in fortuna. Ma in che modo possiamo abituarci ad accettare i problemi esistenziali? Imparando a guardare all’altra faccia della medaglia! Per esempio, se ho perso il treno devo chiedermi: qual è il vantaggio? Se qualcosa va storta, anche se ci capita un brutto incidente o una grave malattia colpisce la nostra famiglia, dobbiamo domandarci: qual è l’altra faccia della medaglia? In tal modo non restiamo paralizzati o impotenti e arrabbiati di fronte alla gravità del problema, e conservando la razionalità e la calma diventa molto più facile trovare la soluzione, anzi avendo acquisito la mentalità che ogni problema nasconde una opportunità, diventiamo abili a trasformare la tristezza in gioia, i contrattempi in convenienze, le sconfitte in vittorie e le frustrazioni in successi.
 
 E se i delinquenti vi mettono una bomba davanti la porta di casa, voi cosa fate? L’avvertimento è fin troppo chiaro, ma altrettanta chiara deve essere la nostra conclusione: “In questo posto non ci sto più bene, è meglio sloggiare!” Pur collaborando con le forze di polizia, tuttavia se decidiamo di restare e di lottare contro una tale ingiustizia finiremo inevitabilmente per trovarci in guai anche peggiori. Ovviamente se ci piace la lotta, bene, ma dobbiamo sapere già in partenza a cosa andiamo incontro. Si tratta di qualcosa di molto pericoloso e che soprattutto sfugge al nostro controllo.  
 
Se scaviamo nella nostra mente, probabilmente si affaccia un vecchio desiderio rimasto irrealizzato. Il nostro brigadiere aveva desiderato trasferirsi a Salerno, ma un’aspirazione del genere era stata presto accantonata perché si trattava di una sede già troppo satura e ambita da tutti: soltanto con un santo in paradiso, o con un forte appoggio politico, o forse con un atto eroico quel desiderio poteva realizzarsi! In realtà, se non puoi andartene col buono da un dato posto, te ne vai con la forza, ma il bello della faccenda è che quando la soluzione che tu cercavi ti viene imposta, tu finisci per combatterla e fare resistenza anziché assecondarla! Quando un capoufficio paranoico pretende il tuo trasferimento ad altra sede, tu ti opponi anche se in realtà quel trasferimento va nel tuo stesso interesse perché vai in un posto migliore e più tranquillo dove sarai ben accettato e rispettato! La lotta per restare nella tua attuale sede di servizio o di lavoro è completamente sbagliata, ed è sbagliata anche la lotta contro chi dovesse metterti eventualmente una bomba sotto casa. Costoro, senza saperlo e senza volerlo, ti stanno facendo un grosso favore costringendoti a sloggiare! Quando capiamo che i nostri nemici ci danno una mano assecondando spesso i nostri desideri più riposti?
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martedì, 23 gennaio 2007
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità.  Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
postato da: Manoli alle ore 18:31 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 23 gennaio 2007

Il riso abbonda sulla bocca dei magri: ridere 15 minuti al giorno può permettere di perdere in un anno oltre due chili . E' l'inebriante suggerimento per rimanere in forma offerto da uno studio pubblicato sull'International Journal of Obesity dell'Università del Tennessee. Ridere aumenta il battito cardiaco e impegna molti muscoli, così la risata può avere lo stesso effetto di una sana camminata. Quindici minuti di sane risate richiedono dalle 10 alle 40 calorie.

Sorridete più spesso comunque... :-)

postato da: Manoli alle ore 12:49 | Permalink | commenti (4)
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martedì, 23 gennaio 2007

Abbiamo quaranta milioni di ragioni per fallire,
ma non una sola scusa.

postato da: Manoli alle ore 11:43 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 22 gennaio 2007
La "normalità" sta tra il desiderio naturale di felicità dell'uomo e il raggiungimento di tale obbiettivo.
postato da: Manoli alle ore 12:34 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 22 gennaio 2007
Chi vive nei cuori di chi resta non morirà mai.
postato da: Manoli alle ore 12:10 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 22 gennaio 2007
Le cose proibite sono sempre quelle più travolgenti.
postato da: Manoli alle ore 12:01 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 19 gennaio 2007
Il sorriso è una medicina, peccato che sia poco utilizzata; anche l'abbraccio è terapeutico, ma di questo ci si addirittura quasi dimenticato.
postato da: Manoli alle ore 11:42 | Permalink | commenti (8)
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venerdì, 19 gennaio 2007
Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo, ma non sappiamo con esattezza cosa sia. È una "cosa" che non ha massa e non occupa spazio, che non possiamo né vedere né toccare. Il tempo non può essere nemmeno accelerato o rallentato e dobbiamo portarcelo dietro così com'è per tutta la vita eppure, nonostante tutti questi aspetti negativi, paradossalmente, è la grandezza fisica che l'uomo riesce a misurare con la maggiore precisione.
postato da: Manoli alle ore 11:37 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 17 gennaio 2007

Le nostre scelte fanno la nostra storia.

Chi entra a far parte della nostra vita, vi rimarrà... avrà un colore tutto suo.

Spetterà soltanto a noi, decidere quale intensità dargli. Il resto sarà compito del fato!

postato da: Manoli alle ore 09:09 | Permalink | commenti (15)
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mercoledì, 17 gennaio 2007
Se l'esistenza è una sola, e se l'esistenza si prende cura degli alberi, degli animali, delle montagne, degli oceani; dal più minuscolo filo d'erba fino alla stella più grande e allora si prenderà cura anche di te.
Perché essere possessivi?
La possessività dimostra solo una cosa, che non ti fidi dell'esistenza. Vuoi organizzare per te una forma distinta di sicurezza, di garanzia; non ti fidi dell'esistenza.
La non possessività è di base fiducia nell'esistenza.
Non c'è bisogno di possedere perché il tutto ti appartiene già.
postato da: Manoli alle ore 08:49 | Permalink | commenti (6)
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martedì, 16 gennaio 2007
Il vero obiettivo non è il traguardo in sé, ma la scoperta del proprio valore.
Dentro di te c’è un tesoro inestimabile, un’autentica miniera di diamanti che però non sai ancora coltivare come si dovrebbe! Effettivamente, sarai in grado di ottenere risultati meravigliosi, diventando vincente nella vita e nella professione, non appena imparerai a far funzionare bene il tuo inconscio! In che modo? Cambiando le tue idee e il tuo modo di pensare e di comunicare!
La vita spesso ci mette di fronte a cose nuove, ci espone a situazioni e problemi che non sappiamo risolvere: nessuno ci insegna cosa fare al momento giusto, siamo costretti ogni volta a imparare sulla nostra pelle. Dall’infanzia all’adolescenza, senza volerlo, ci insegnano soltanto a soffrire; dall’infanzia all’adolescenza e anche dopo stiamo sempre a imparare, ma la vita continua a coglierci di sorpresa. Tutto potrebbe essere più semplice e più facile se ci insegnassero da subito a pensare nel modo appropriato. Tutto sarebbe più semplice e più facile se ci spiegassero subito cos’è l’ambivalenza o duplicità, perché c’è l’amore e l’odio, perché esiste l’egoismo e l’altruismo, perché abbiamo il conscio e l’inconscio! Ci dovrebbero spiegare che tutto ciò che esiste, anche se a volte non ci piace, ha sempre una sua validità e importanza. E invece ci trasmettono soprattutto preconcetti fuorvianti, convinzioni limitanti e suggestioni pessimiste e frustranti! La nostra sofferenza è causata quasi sempre dalla nostra ignoranza e dall’uso non corretto dei nostri pensieri, i quali ci fanno consumare molte energie, essendo essi i principali artefici delle emozioni e il tramite naturale tra mente e corpo.
I nostri problemi derivano dal fatto che da bambini ci hanno insegnato, giustamente, a stare attenti, ad avere paura delle conseguenze, cancellando però quasi del tutto l’altra faccia della medaglia che è la spontaneità e la sfida incosciente dei pericoli, la gioia di giocare e di essere assorbiti totalmente da ciò che stiamo facendo. La sofferenza è stata considerata fino a qualche tempo fa la normalità della vita e non l’eccezione, e ci siamo abituati a rinvangare il passato anziché a vivere nel presente e a preoccuparci del peggio anziché a visualizzare il meglio! E come sempre succede, per correggere la stortura della cultura del dolore oggi siamo passati all’eccesso opposto del pensiero positivo ad oltranza, al punto che alcuni autori trasmettono l’illusione che la felicità possa essere una condizione permanente della mente ottenibile attraverso il raggiungimento di uno stato di eccellenza (da non confondere… con la perfezione): cosicché siamo caduti dalla padella nella brace! Invece dovrebbero dirci che anche le persone sagge ed eccellenti hanno le loro giornate storte e qualche… problema, ma la caratteristica più importante delle persone equilibrate è quella di sapere uscirsene dalla negatività in tempi rapidi. La ricerca dell’equilibrio tra positività e negatività deve essere il nostro vero, unico, grande e realistico scopo della vita!
Ci dovrebbero insegnare che l’inconscio è un’autentica miniera di diamanti: imparando a servircene potremmo arricchire la nostra vita e tenere sotto controllo le paure, le preoccupazioni e le sofferenze. Ci dovrebbero spiegare che l’inconscio è tutto e quando la nostra mente conscia è in contrasto con l’inconscio, per noi sono guai: siamo succubi delle emozioni, ci ammaliamo spesso e siamo in conflitto con noi stessi e con gli altri. Ci dovrebbero illustrare perché noi siamo buoni e cattivi allo stesso tempo e perché oscilliamo tra due valori opposti, senza volerlo o senza rendercene conto. Ci dovrebbero dire che noi siamo ambivalenti o contraddittori per natura e non per colpa nostra e che a causa della duplicità delle cose, a partire dall’infanzia si formano dentro di noi due vie neutrali tra loro contrapposte, per cui ci ritroviamo sia buone abitudini che cattive abitudini, sia convinzioni potenzianti che convinzioni limitanti. È ovvio che le buone abitudini fanno la nostra fortuna, mentre quelle cattive rappresentano la nostra sfortuna. Il guaio è che in tantissime persone ci sono più abitudini negative che positive. E per abitudini negative intendo innanzitutto quelle più comuni e più sottovalutate come l’invidia, la gelosia e il parlar male alle spalle del prossimo: questi sentimenti o emozioni fanno più male di quanto si possa immaginare e inficiano le strategie che impariamo nei vari corsi di formazione (autostima, motivazione, leadership, ecc.). Conosco alcuni professionisti di valore che si fanno distruggere dalla loro mania di perfezione, da troppe regole troppo rigide, dall’assoluta mancanza di tolleranza verso se stessi e verso gli altri, tutte causate secondo me da un odio feroce, dichiarato o non, per il genitore dello stesso sesso, odio che nasconde una gelosia più o meno evidente nei riguardi di un fratello o di una sorella, e/o ancor più sotto, un complesso edipico abnorme mai guarito. L’intolleranza è in assoluto la più grande piaga dell’umanità perché comincia già nelle nostre stesse case, esiste all’interno delle nostre stesse famiglie senza che noi ce ne rendiamo assolutamente conto! 
Abitudini e convinzioni riflettono il nostro modo di pensare e creano i nostri schemi mentali e ciò che diventiamo. Ogni abitudine, ossia ogni via neuronale si stratifica nell’inconscio per cui rappresenta un riflesso automatico e pertanto se si tratta di abitudine nociva è necessario liberarsene, anche se, a giustificazione di questa grande difficoltà, un proverbio molto noto afferma che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Stare bene o male dipende dal nostro particolare dialogo interiore in quanto è proprio questo rimuginare interno che genera le emozioni e programma le nostre azioni mandando ordini tassativi all’inconscio. Insomma, i nostri pensieri si trasformano in azioni, credenze e comportamenti, proprio come i semi germinando diventano piante: pertanto dobbiamo preoccuparci di non produrre erbacce, di non nuocerci con pensieri tristi e invalidanti. Il nostro corpo è lo specchio dei nostri pensieri e della nostra mente: si vede subito quando siamo tristi e quando siamo allegri. Mettiamo la massima attenzione alle cose che pensiamo! Noi raccoglieremo esattamente ciò che abbiamo seminato, ossia diventeremo ciò che pensiamo. Dobbiamo guardarci dai pensieri negativi e disfattisti e dobbiamo stare attenti a non rimuginare troppo lanciandoci più spesso nell’azione, senza procrastinare le nostre decisioni per paura del fallimento, dei rifiuti o delle delusioni. Inoltre, per conservare la salute mentale è assolutamente necessario equilibrare lo sforzo psichico con un intenso esercizio fisico! In giro c’è molta gente che si affligge perché pensa troppo e perché non sa neanche cosa sia l’inconscio e cosa sia l’equilibrio psicofisico!
La coscienza o conscio, su cui agisce la nostra forza di volontà, non ha dalla sua parte il meccanismo dell’automatismo che è una prerogativa esclusiva dell’inconscio. La coscienza può essere paragonata ad un contadino che coltiva la terra, mentre l’inconscio è la terra stessa. Il contadino per poter raccogliere i frutti deve prima eliminare gli arbusti e livellare il terreno se è accidentato, quindi ararlo e seminarlo; deve poi accudire le piantine, sarchiarle e rincalzarle, difenderle dalle intemperie e dagli attacchi parassitari, concimarle e irrigarle e soltanto dopo un certo tempo può raccogliere i frutti. La terra (l’inconscio) dà frutti saporiti e abbondanti soltanto se il contadino (la coscienza) ha svolto bene il suo lavoro. La terra fa si che un solo seme sia capace di produrre molti frutti, ma se non viene coltivata con amore ridiventa selvaggia. A questo punto tu giustamente ti stai chiedendo: ma questo benedetto inconscio dov’è? La risposta la conosci già, perché è fin troppo ovvia: ogni cellula del nostro corpo funziona in modo automatico, dunque l’inconscio(1) è il nostro corpo che è sincronizzato (nel bene e nel male) con la mente che corrisponde alla coscienza! Soltanto quando mente (coscienza) e corpo (inconscio) sono in perfetto equilibrio tra di loro abbiamo il pieno controllo dei nostri pensieri e della nostra vita. 
Ecco perché la sofferenza umana è ovunque e non conosce limiti: la maggioranza delle persone è ancora all’oscuro di tante cose. Per esempio, quante donne soffrono perché non riescono ad avere figli! Qui l’ambivalenza è al massimo: coscientemente la donna sposata vorrebbe restare incinta, ma inconsciamente ne ha paura, ha timore di avere figli, non li vuole! Ma lei non lo sa, non sa che è essa stessa che non vuole restare incinta! Anzi a sentire un ragionamento del genere si mette a ridere! In realtà noi abbiamo (quasi) sempre due desideri opposti. E in questi casi quale dei due prevale? Ovviamente quello più antico, quello che si è formato durante l’infanzia o l’adolescenza e che è stato più o meno dimenticato perché ormai non ci sono più scontri con la mamma o con il papà, scontri che ci avevano indotto a odiarci, a non amarci. Quando nostro padre o nostra madre ci sgridava e andava su tutte le furie, noi abbiamo imparato a odiarci e abbiamo costruito la via neurale dell’odio per noi stessi in qualità di figli. Una figlia che a torto o a ragione non si sente amata potrebbe convincersi che la cosa migliore per lei è di andarsene al più presto di casa, oppure di non sposarsi affatto per non mettere al mondo altri infelici. Ovviamente è sempre una questione di grado, come pure non bisogna dimenticare la natura intima delle persone che in astrologia è compendiata nel cosiddetto tema natale. I figli non sono tutti uguali: essi interpretano la realtà in modo diverso anche se gli input e i genitori sono gli stessi. È facile dunque che una ragazza, per motivi vari, si convinca che sia meglio per lei non sposarsi. Ma poi crescendo e maturando e vedendo che tutte le amiche si sposano, anche lei non vuole essere da meno. E ora i giorni e i mesi passano e il figlio non arriva. Ciò la fa stare in pena anche perché le visite mediche, le analisi e le terapie non sembrano approdare a nulla. Se questo è il tuo caso come puoi sbloccare la situazione? 
Per prima cosa devi acquisire la consapevolezza della presenza di due vie neuronali contrapposte, devi cioè convincerti che tu consciamente vuoi il figlio, ma inconsciamente non lo vuoi! È la stessa cosa di chi vorrebbe avere molti soldi e allo stesso tempo ha una opinione pessima dei ricchi: non navigherà mai concretamente nell’abbondanza! Una volta compreso e accettato il concetto di ambivalenza, puoi dire al tuo inconscio che la via neurale vecchia non è più valida, che il vecchio programma è superato e non ti serve più. Devi comunicare con il tuo inconscio e parlargli come se fosse una persona dicendogli chiaramente: “Caro inconscio, io voglio restare incinta”. Proprio così, devi dirglielo non solo nei pensieri, ma anche a voce alta: “Inconscio, io voglio avere un bel figlio e al più presto possibile!” E scegliendo le più belle parole devi dirti ancora: “Carissimo inconscio, io voglio un bel bambino. Desidero diventare mamma. Sì, voglio essere mamma. È bellissimo essere mamma. Voglio sentirmi chiamare mamma!” Devi insistere con queste frasi perché esse trasferiscono una grande energia emozionale al tuo inconscio, dunque al tuo corpo, il quale deve aggiustare parecchie cose dentro di te a livello fisiologico-ormonale perché tu possa restare incinta. Se ti affidi anche alla potenza infinita dell’inconscio e non soltanto alle ipotesi e ai consigli dei medici, non resterai delusa. Devi sapere che l’inconscio entra immediatamente in azione, ma i suoi effetti non si manifestano subito perché per realizzare ciò che noi gli chiediamo oggi, deve prima correggere o eliminare o accantonare ciò che, sempre noi, gli abbiamo chiesto di fare ieri! Anche il contadino per piantare un nuovo frutteto deve prima eliminare le radici e i residui della vecchia piantagione. E non è vero, forse, che per guarire una ferita il corpo impiega parecchi giorni? 
Perciò devi fare una cosa importantissima, fondamentale: devi smetterla di accusarti, di odiarti, di angustiarti, di sentirti triste e delusa di te stessa. Devi eliminare al più presto tutti gli epiteti con cui ti apostrofi, quando qualcosa va storta perché le parole ripetute più volte si trasformano in realtà per l’inconscio, diventano credenze limitanti e abitudini negative, insomma veri e propri programmi che danno luogo a comportamenti e risultati deludenti. Se tu ti mostri scontenta e infelice, il tuo inconscio non potrà aiutarti. Soltanto se tu ti accetti e ti ami completamente e profondamente, il tuo inconscio comprende il nuovo messaggio, recepisce la tua richiesta di cambiamento e si mette all’opera. Se invece continui ad essere arrabbiata e delusa di te stessa o ti fai dominare dal risentimento contro questo e contro quello, l’inconscio capisce che non vuoi cambiare, che preferisci i tuoi vecchi schemi di comportamento, ossia che non vuoi guarire e neanche restare incinta per non mettere al mondo un altro infelice! È questa la convinzione che deve sparire per correggere i tuoi squilibri ormonici!
Ogni via neuronale rappresenta uno stato d’animo specifico. Scontentezza, collera, ribellione, senso di colpa, senso di inadeguatezza e risentimenti attivano sempre le vie neurali più vecchie, quelle che ci hanno insegnato a inciampare e a soffrire. Per sbloccare la situazione e realizzare il tuo desiderio di avere un figlio, ma in generale per realizzare qualunque tipo di desiderio, devi abbandonare le vecchie vie neurali limitanti e crearti un’autostrada velocissima: quella dell’amore incondizionato per te stessa! Devi amarti pazzamente, coccolarti, piacerti, mandarti baci e sorrisi nello specchio e vedrai quanti miracoli accadranno nella tua vita! Se tu ti piaci veramente il tuo inconscio ti fa correre più veloce di una Ferrari! L’amore per se stessi è la principale fonte dell’autoaffermazione.  
Devi sorridere spesso a tuo marito, a tuo padre, a tua madre, ai tuoi parenti, ai tuoi amici, ai tuoi colleghi di lavoro, al tuo capoufficio; devi sorridere alla vita e sorriderti nello specchio se vuoi sfruttare la tua miniera di diamanti, se vuoi che il tuo inconscio faccia prodigi. Se tu ami te stessa e sorridi alla vita, il tuo viso ritornerà ad essere fresco e roseo come una volta e il tuo corpo rinascerà e diventerà più bello, più sodo, più vitale e anche… fecondo! Ogni volta che ci giudichiamo, che ci incolpiamo e ci critichiamo, finiamo per provare odio per noi stessi e blocchiamo il flusso delle energie vitali dentro di noi. Ogni difficoltà, ogni fallimento, ogni sofferenza derivano sempre da insufficiente amore per te stessa: non ti piaci abbastanza! E se non ti piaci abbastanza, e quindi non ti ami, non puoi rendere al massimo, anzi ti senti inadeguata, impacciata, pessimista, senza orgoglio e senza entusiasmo: in queste condizioni devi per forza fallire! Quando ti piangi addosso non fai altro che bloccare le tue potenzialità.
La prima cosa che dovrebbero fare ogni uomo e ogni donna è quella di imparare ad accettarsi e ad amarsi nonostante le difficoltà e la situazione critica presente. Accettarsi, approvarsi e amarsi è facile soltanto quando le cose ci vanno bene, ma diventa difficilissimo quando le cose vanno male. In tal caso succede esattamente il contrario: si ripresentano le vecchie vie neuronali (leggi abitudini) dell’autocritica, della disapprovazione e dell’odio per se stessi. E quando ci odiamo, all’inconscio arrivano messaggi di odio e di fallimento per cui “lui” non può fare altro che adeguarsi: l’inconscio esegue sempre gli ordini ricevuti, soprattutto quelli già noti anche se sono nocivi. Quando non ci amiamo perdiamo la sicurezza e la fiducia in noi stessi e ci sentiamo una nullità; insomma l’autostima, che è così essenziale alla riuscita, va sotto zero, al negativo. Ma non appena cominciamo ad amarci e a rispettarci nonostante gli insuccessi, accade qualcosa di veramente miracoloso: la diga che bloccava le nostre potenzialità va in frantumi e dall’oggi al domani la nostra creatività prorompe come le acque tumultuose di un torrente! E tutti si accorgono del grande cambiamento! 
Purtroppo, non è facile amarsi perché non è facile perdonarsi, non è facile accettare gli insuccessi, la propria frustrazione, i propri sbagli facendo finta che non ci sono. È invece molto più facile accusare i nostri genitori per averci trasmesso paure e insicurezza; è più facile accusare un capoufficio, un datore di lavoro, un insegnante, l’amico, il fidanzato, il coniuge o chiunque altro per tutto ciò che ci succede. Se non perdoniamo i nostri genitori, non saremo neanche in grado di perdonare noi stessi; fino a quando li accuseremo di essere inadeguati, imperfetti e incapaci, continueremo ad accusare noi stessi di inadeguatezza, imperfezione e incapacità. I figli sono lo specchio dei genitori, nel bene e nel male: se sono scontenti di questo o di quel genitore, vuol dire che odiano una parte di se stessi! Amare totalmente il padre e la madre non è una cosa affatto semplice, anche se la diamo per scontata. Quando accettiamo e amiamo completamente i nostri genitori significa che amiamo e accettiamo totalmente anche noi stessi; significa che abbiamo raggiunto l’equilibrio tra la nostra parte maschile e quella femminile, tra il nostro emisfero sinistro e quello destro, tra il conscio e l’inconscio, e dunque abbiamo raggiunto anche il traguardo della saggezza. 
Spesso, dopo un lungo periodo di successi e di soddisfazioni arriva il momento della crisi. Capita per esempio che un giocatore di calcio, già goleador, non riesca più a fare gol da parecchie giornate e perciò va in crisi. Quando capita una cosa del genere, non si deve lottare contro di essa ma accettare la situazione senza incolpare nessuno; anzi occorre liberarsi di eventuali risentimenti e prendersi una bella vacanza per allontanarsi dal luogo della sofferenza in modo da facilitare il passaggio della crisi. Occorre capire che quella crisi non dipende soltanto da noi, ed è anzi del tutto naturale e prevedibile, nel senso che prima o poi doveva arrivare. Sarebbe irreale se il nostro stato di forma celestiale durasse per sempre! Ogni cosa prima o poi giunge al capolinea e quindi deve tornare indietro per ripartire magari da un livello più elevato, e comunque più cosciente e più maturo. Il corpo non può rendere sempre al massimo, e neanche la mente può sostenere ritmi troppo intensi. La crisi ha proprio il significato di “non ce la faccio più con questi ritmi”! E allora cosa c’è di meglio di un bel viaggio in un luogo esotico? Se la vecchia automobile che è stata al diaccio tutta la notte non vuole partire, non serve a nulla continuare a girare la chiave del quadro arrabbiandosi inutilmente. La pazienza è la virtù dei forti, e la pazienza è anche accettazione, rassegnazione, certezza che il bel tempo e il cattivo tempo si alternano continuamente. Pertanto, lottare contro il momento presente sarebbe dannoso e controproducente proprio come lo è il lottare contro il cattivo tempo. In generale, la contrapposizione riferita sia alle cose che alle persone, non dà mai risultati positivi o apprezzabili, perché esalta soltanto l’emotività e l’irrazionalità. L’unica cosa da fare quando siamo in crisi è rilassarsi, riposarsi, recuperare le energie e successivamente riprendere gli allenamenti con entusiasmo e con lo stesso impegno di prima della crisi.  
A questo punto occorre fare un’importante considerazione. Tutti dicono che dipende solo da noi, che soltanto noi possiamo dare la svolta decisiva alla nostra vita. Questo è giusto, siamo noi a decidere e ad agire, ma io penso anche che le persone care hanno una responsabilità enorme in tutto ciò che ci accade, non solo per quanto accaduto nel passato, ma anche attualmente. Il nostro destino è legato a doppia mandata a quello dei nostri cari, genitori, coniuge o partner, amici e superiori. Se ci sentiamo amati riusciamo a superare assai meglio una crisi che altrimenti ci potrebbe travolgere. Immaginate una persona colpita da una grave malattia o che subisce un incidente invalidante e che allo stesso tempo viene abbandonata dal partner o perda il lavoro! Come può riuscire a farcela? Immaginate un giovane disoccupato che viene anche tradito o abbandonato dalla fidanzata: come può farcela? L’amore e il sostegno di chi ci circonda fanno miracoli! La vita senza amore è un tormento atroce perché scaccia il calore e porta il gelo nel cuore, provoca l’abbassamento delle difese immunitarie e il deterioramento del metabolismo, e così accade quel che non dovrebbe mai accadere: alcune cellule impazziscono….! Molti autori ritengono che il cancro sia causato da un profondo risentimento represso troppo a lungo. Il miracolo della remissione avviene quando si riesce a perdonarsi e/o a perdonare ed amare, nonostante tutto, colui o colei che “aveva” distrutto le nostre speranze!
Se avete un figlio, di qualunque età, che non riesce a soddisfare le vostre aspettative, siatene certi che i suoi problemi sono dovuti a una carenza d’amore risalente all’infanzia, all’adolescenza o anche all’attualità. A volte, anche una forte gelosia più o meno manifesta tra i figli, o di un figlio verso il genitore dello stesso sesso, di cui ho già accennato precedentemente, può rivelarsi problematica e deleteria. Un giovane dentro di sé potrebbe continuare a sentirsi un bambino respinto che lotta disperatamente per essere accettato e amato, e per tali motivi non riesce ad inserirsi, non riesce a vincere un concorso, ci mette troppo tempo per laurearsi o non vi riesce affatto, mentre nei casi peggiori frequenta brutte compagnie! La sua identità è quella del bambino ferito, non amato, rifiutato. La sua convinzione è di non valere nulla, di non essere all’altezza e quindi si sente sfiduciato e sconfitto in partenza. Il figlio può rimettersi in carreggiata e decollare soltanto se vede che il padre (adesso) lo ama veramente, soltanto se constata con i fatti che lo accetta, lo aiuta, non lo abbandona quando egli non riesce a soddisfare le sue aspettative. Il padre (o la madre) deve aiutare il figlio a sentirsi adulto, lo deve aiutare a cancellare la sua inattuale identità di bambino respinto o ferito. Il padre o la madre o entrambi, di fronte ai problemi di un figlio o di una figlia, si devono accollare le proprie responsabilità. Spesso sono anche loro che devono crescere smettendola di pretendere da sé, e quindi anche dai figli, il risultato di prestigio, la perfezione, il successo a tutti i costi; altre volte si tratta invece di avere semplicemente più coraggio, costi quello che costi! Il genitore esigente e perfezionista deve capire che quando pretende troppo dal figlio o dalla figlia e sta continuamente a richiamarli e a pressarli, finisce per rovinarne l’esistenza perché li priva dell’autostima e dell’amore per se stessi. E soprattutto deve capire e accettare che non c’è un solo "malato" in famiglia, il figlio che dà problemi, ma probabilmente anche lui stesso è malato perché magari non è ancora guarito del tutto dal suo forte complesso di inferiorità e/o dal suo forte complesso edipico, e si sente tuttora insoddisfatto e insicuro, rispecchiando nel figlio che non riesce la propria scontentezza, le proprie delusioni, le proprie paure e le vecchie rimozioni!
Diciamo la verità: ci sono troppi giovani padri che rifiutano, a vari livelli di gravità o intensità, il proprio figlioletto perché erano stati a loro volta rifiutati e maltrattati dal padre! E ci sono molte giovani madri che rifiutano inconsciamente la propria figlioletta dispettosa perché avevano avuto anch’esse analogo trattamento! Quanti ragazzini iperattivi, ossia turbolenti e indisciplinati sono così perché si sentono rifiutati dal proprio padre! Il padre si vergogna del figlio, lo lascia a casa con la nonna mentre lui esce con la moglie: povero imbecille, dovresti vergognarti di te stesso e non di tuo figlio perché sei stato tu a ridurlo in quello stato! I figli risolvono automaticamente i loro problemi comportamentali quando il genitore esigente comincia lui stesso ad amarsi e ad accettarsi per quello che è, perché soltanto allora riesce ad accettare anche il figlio e a dargli l’amore vero e incondizionato di cui necessita! Insomma, un figlio per diventare "normale" e quindi vincente nella vita deve poter provare ammirazione per il genitore del proprio stesso sesso, là dove invece c’è, in diversi casi, incomprensione e odio più o meno manifesto! Possiamo anche parlare di karma in modo del tutto originale: ciò che è incompiuto o imperfetto in uno o in entrambi i genitori si scarica inesorabilmente sui figli, con tutte le sofferenze che ne derivano!
Comunque, non bisogna mai disperare perché tutto si risolve al momento giusto. Quando un giovane si accorge che il padre (o la madre) che lo rimproverava aspramente quand’era ragazzo, perché magari non andava bene a scuola, ora lo ama, lo sostiene, lo approva e non lo pressa più, ma si fa in quattro per lui trasmettendogli sicurezza e serenità, il grande cambiamento è assicurato e si manifesta all’improvviso: lo si vede da come parla, da come si esprime, da come si muove, tutti notano la sua radicale trasformazione! Dopo aver toccato il fondo, comincia automaticamente una prodigiosa risalita perché scompaiono le convinzioni negative e limitanti, e con esse anche le paure e i blocchi emotivi: svanisce dunque la sensazione di non valere nulla perché emerge l’adulto responsabile e grintoso al posto del bambino sprovveduto e pauroso! Una volta acquisito l’amore che gli era mancato durante l’infanzia e l’adolescenza, arrivano anche i risultati. Ritornano miracolosamente le energie necessarie per mettersi in gioco; scompare la stanchezza cronica, l’abulia e l’insicurezza. Ora il giovane si sente motivato e ha obbiettivi chiari ed un piano d’azione: vuole farsi strada, farsi valere, guadagnare bene e si lancia con entusiasmo nella prima occasione di lavoro.
L’amore autentico fa dunque miracoli perché aiuta ad accettarsi e ad amarsi anche quando le cose non vanno ancora per il verso giusto; l’amore ci aiuta a capire che il successo è sempre preceduto da delusioni, frustrazioni e scoraggiamento perché niente ci viene regalato su un piatto d’argento come quand’eravamo bambini. Insomma, diventiamo adulti imparando ad accettare le inevitabili bocciature della vita e dandoci da fare per evitare il loro ripetersi con un’applicazione costante nella propria crescita e formazione professionale imparando le strategie più efficaci, e soprattutto rialzandoci subito dopo ogni “immancabile” battuta d’arresto. Si diventa adulti uscendo dalla zona di comfort (o di sicurezza) buttandoci con coraggio ed entusiasmo nell’azione; si diventa adulti superando le difficoltà, l’insicurezza e la paura di non farcela; e si diventa adulti facendo in modo che le emozioni positive superino quelle negative. L’amore riscalda il cuore e alimenta il corpo come una fiamma, ma per creare la fiamma occorre una scintilla: l’amore incondizionato delle persone care, la loro spinta carezzevole e l’incoraggiamento affettuoso. Ma attenzione, perché come al solito c’è il rovescio della medaglia: a volte è proprio l’iper protezione, l’eccessiva indulgenza, l’amore eccessivo e senza incitamenti, la causa della rassegnazione e della decrepitezza di quella figlia o di quel figlio! 
La vita è sicuramente piena di imprevisti, ma è anche abbastanza prevedibile perché il suo funzionamento rispecchia sempre la legge dell’equilibrio, ovvero della dualità e dell’alternanza il cui meccanismo è fin troppo semplice e chiaro. Ogni cosa ha un ciclo ed è prevedibile anche se a volte ancora non conosciamo le leggi relative. Possiamo persino calcolare con esattezza la posizione nel cielo immenso di pianeti lontanissimi come Saturno, Urano, Nettuno e Plutone, non solo al momento presente, ma anche per i tempi passati e futuri! Quasi tutto oggi trova una spiegazione logica e convincente, persino i capricci del tempo: infatti, le previsioni meteorologiche sono sempre più azzeccate e precise. La nostra stessa vita è più comprensibile di quanto si possa immaginare grazie alla legge olistica dell’equilibrio: la somma di due fattori opposti è sempre uguale a zero, ossia se un elemento è +10, l’altro è -10. Come nel caso della bilancia e del gioco dell’altalena, anche nell’altalena della vita, se un braccio scende in basso l’altro sale verso l’alto nella stessa misura. 
Per esempio, prendiamo due parole apparentemente semplici e ordinarie: vicinanza e lontananza. E invece come sono significative! Quante cose ci può insegnare questa coppia di opposti! Vicinanza, contatto, unione; bisogno di vicinanza, di contatto, di unione, di possesso. Ardore, passione, desiderio. Ma dopo tanto desiderio, contatto, unione, ardore, godimento, la vicinanza finisce per stufarci, ci riempie e ci colma come un bicchiere riempito fino all’orlo. Prima o poi si comincia a punzecchiarsi, a criticarsi, ad arrabbiarsi anche per sciocchezze. Si è scontenti del partner senza una vera ragione, anche se razionalizzando se ne trovano tante. La realtà è che i bisticci sostituiscono il bisogno di lontananza non soddisfatto e hanno appunto lo scopo di dividere, di separare, di allontanare. L’amore ad un certo punto si trasforma naturalmente in antipatia, in insofferenza, in odio che è appunto mancanza di amore. Lo stare troppo vicini si rivela a volte insopportabile, asfissiante: l’unico rimedio in questi casi è un po’ di lontananza per ripristinare appunto le distanze. Ci penserà poi la lontananza stessa a far apprezzare di nuovo le nostre qualità, a far desiderare di nuovo la nostra persona, a farci sembrare di nuovo amabili: dunque a farci tornare ancora una volta insieme. Vostra moglie vi ha mai suggerito di andarvi a fare un bel viaggio da solo? Ossia di levarvi dai piedi per un pò? Lei sa benissimo che al ritorno sarete più affettuosi e gentili e la troverete più attraente, e inoltre le porterete un bel regalo! Anzi, a proposito di regali, da quanto tempo li avete sostituiti con le critiche e i bisticci?
Purtroppo, ad un certo punto la coppia non riesce più né a comunicare, né a sopportarsi! E le ragioni addotte sono razionalizzazioni che non centrano mai il vero problema! Se non vi allontanate un pò beccatevi pure le liti! Ma per gli uomini è così difficile imparare a ridersela, anziché incazzarsi, quando le donne brontolano? Sarebbe peggio se non brontolassero! In ogni caso, per scaricare la troppa negatività reciprocamente accumulatasi tra marito e moglie, o tra due partner, o tra due soci in affari, diciamo pure per neutralizzare l’eccesso vagante di cariche elettriche negative – i soliti elettroni per intenderci! – o si sta a litigare o ci si allontana un pò. Insomma, la lite serve a ripristinare le distanze e quindi anche il rispetto reciproco tra i partner scaricando l’eccessiva tensione (elettrica) accumulatasi e pertanto svolge una funzione equilibrante e utile, anche se litigare troppo fa male ed è assolutamente da evitare. Ma spesso è proprio questo il prezzo da pagare per continuare a stare insieme! Infatti, stare insieme significa comunicare e fare qualcosa di comune accordo, e la lite rappresenta un modo perverso per continuare a comunicare, quando non si vorrebbe più stare insieme perché non c’è più accordo. La concordia tra i coniugi presuppone l’equilibrio interiore di ciascuno di essi, ed è proprio questa la parte dolente! Se non diventiamo coscienti della nostra intolleranza, della nostra rigidità, della mancanza di flessibilità reciproca, se crediamo sempre di avere ragione noi e torto l’altro(a), la vita in famiglia continua ad essere un inferno anche cambiando partner! Perdiamo troppi colpi a giudicare il mondo che non è mai come noi vorremmo; consumiamo troppe energie nel tentativo di correggere gli altri, mentre tutto ci apparirebbe meraviglioso se imparassimo ad approvare, apprezzare e accettare noi stessi! Siamo noi il punto dolente, non gli altri: abbiamo troppe regole e per giunta anche rigide e quindi ci troviamo sempre in conflitto proprio con le persone più care che hanno il solo torto di avere regole meno rigide! Tra suoceri e nuore/generi, tra genitori e figli, chi è che si sente mancare di rispetto? Chi ha regole troppo rigide! Si prova una gioia immensa quando facciamo una buona azione, un favore ad un parente, oppure a un amico, a un conoscente, a una persona qualunque, ma il perdono vale molto di più perché ci libera da tutti i conflitti. Però occorre anche saper dire no quando è necessario, bisogna essere disponibili ma non a disposizione; insomma, non dobbiamo votarci all’altruismo ad oltranza, altrimenti la nostra vita diventa una continua frustrazione perché inevitabilmente tutti si appoggeranno a noi e, abituandosi, non ci daranno più tregua.
Il vuoto non resiste a lungo a restare vuoto, anela a riempirsi; e il pieno non resiste a restare pieno, ha bisogno di svuotarsi. La lontananza non resiste a lungo: anela ad avvicinarsi. Capire la magia dell’alternanza tra vuoto e pieno, tra vicinanza e lontananza, o anche tra giorno e notte, significa aver compreso il magico gioco della vita, l’ondeggiare continuo della realtà, il miraggio delle cose che ci sfuggono e perciò ci attraggono, più ci attraggono e più ci sfuggono. Persino una porta è fatta per essere aperta e per essere chiusa: se resta sempre chiusa è come se fosse un muro, e se resta sempre aperta è come se non ci fosse. Ci vuole qualcuno che si prenda cura di quella porta e l’apra e chiuda a seconda delle necessità. Prenditi cura delle tue cose dunque, ma non prenderle troppo sul serio, non attaccarti più di tanto perché niente è definitivo. Tieni presente la legge dell’alternanza. Alcune cose ti sfuggono e perciò tu le trovi molto attraenti, le desideri e le insegui accanitamente; ma quando finalmente le avrai ottenute, sarai tu a fuggirle desiderando e sognando sempre ciò che ti manca.
Non c’è scampo alla legge dell’alternanza: fatti furbo, non ti attaccare troppo, impara ad essere distaccato e sereno! Impara a ridertela, a cogliere l’attimo fuggente! Vivi qui, vivi ora, vivi il presente anche se è così evanescente. Soltanto riducendo l’attaccamento alle cose materiali e anteponendo l’amore per te stesso, incondizionato, e per i tuoi cari, riuscirai ad eliminare i dubbi e le paure che ti rendono così scialbo e insignificante. Ciò ti consentirà di diventare quello che hai sempre sognato di essere: una persona motivata, piena di entusiasmo, di vitalità, di simpatia e di allegria. Il segreto dell’entusiasmo e della vitalità però non sta nella realizzazione di un grande sogno, ma nell’avere un grande sogno da realizzare, nel senso che si ricava più soddisfazione dalla lotta per raggiungere un grande obbiettivo che nel conseguimento della meta stessa. Il vero obiettivo, dunque, non è tanto il traguardo in sé, ma la scoperta del proprio valore e della propria identità attraverso il superamento delle prove che la vita ci impone, per raggiungere come un redivivo Odisseo una grande maturità e uno straordinario equilibrio. E però questo viaggio interiore e questa crescita non si completano mai, com’è dimostrato dall’espansione inarrestabile di quegli imprenditori che pur avendo conquistato un grande impero economico, non hanno ancora raggiunto la serenità e l’armonia.
La vita perciò sembra a volte una vera contraddizione: ci devi credere con tutte le tue forze se vuoi arrivare fino in fondo; ti devi impegnare al massimo, avere la mente focalizzata costantemente sul tuo obbiettivo per poterlo raggiungere; ma allo stesso tempo se ti ci attacchi troppo, se lo vuoi per forza, se lo vuoi subito, il risultato ti sfugge! La realtà è che dobbiamo imparare ad aspettare pazientemente perché ogni cosa ha il suo periodo di incubazione che non ci è dato conoscere e che non possiamo abbreviare o forzare in alcun modo. In ogni caso il risultato che cerchiamo non ci sfuggirà, prima o poi lo raggiungeremo pur attraverso difficoltà, errori e frustrazioni, se continueremo ad avere la mente focalizzata sulla meta. Attenzione però a non illuderci e inebriarci quando ci va tutto a gonfie vele: quando crediamo di essere in una botte di ferro, di tenere la situazione in pugno, di essere diventati potenti ed invincibili, arriva spesso la più grande mazzata della vita! Cosa ci insegna tutto questo? Che è indispensabile conservare l’umiltà e l’equilibrio anche nella grandezza, altrimenti facciamo la fine di Lucifero: siamo scacciati dal paradiso!
In realtà, è proprio questo il grande sogno inconsapevole che accomuna e rende uguali gli esseri umani: ritrovare il paradiso dal quale ci sentiamo comunque scacciati, recuperare la divinità intra uterina attraverso il lungo viaggio della vita più o meno sofferto, senza mai riuscirci completamente. Pertanto, è preferibile vivere la nostra vita come una commedia imperfetta, ma appagante e armoniosa, amandoci e approvandoci nonostante le nostre debolezze e i nostri limiti; e proprio in virtù di questa mentalità flessibile e tollerante saremo in grado di comprendere, perdonare ed aiutare chi è rimasto ancora impigliato nel conflitto, nel rancore o nella tragedia, anziché ergerci a giudici e sputare sentenze!
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martedì, 16 gennaio 2007

I bambini fin dalle prime settimane percepiscono i messaggi relativi al loro valore attraverso le carezze o attraverso l’indifferenza. Un bimbo che viene accarezzato riceve dei messaggi molto diversi da uno che viene ignorato o trattato malamente.

Berne, padre della Analisi Transazionale, ha identificato 4 atteggiamenti verso la vita.

La scelta di uno di questi dipende da ciò che abbiamo ricevuto da bambini.

Ognuno di questi 4 atteggiamenti definisce il valore che ognuno attribuisce a se stesso

- io sono OK io valgo

- io non sono OK io non valgo

agli altri

- tu sei OK riconosco valore agli altri tu vali, ti apprezzo

- tu non sei OK tu non vali.

Vediamo le 4 posizioni quando ci mettiamo in relazioni con gli altri (relazione Io/Tu)

1) Io non sono ok, tu sei ok.

La persona si sente inferiore agli altri come da bambino si sentiva inferiore rispetto agli adulti. Si presenterà spesso come una persona debole e dipendente dal giudizio degli altri perché vuole essere approvata e apprezzata a tutti i costi. Accetta le decisioni degli altri senza contestarle né opporsi,. e’ spesso gentile e compiacente perché il suo obiettivo è essere accettata e apprezzata. Spesso non si sente all’altezza si sottovaluta e ha scarsa fiducia in se stessa e nelle sue capacità.

Molte persone rimangono nella posizione "Io non sono ok, gli altri sì" se non vengono aiutate a raggiungere quella che Berne chiama posizione adulta (numero 4).

2) Io sono ok, tu non sei ok.

E’ la classica persona che domina gli altri perché ritiene di essere superiore. Il suo fantasma è il dover essere perfetto sempre…a spese degli altri (nessuno può criticarla o suggerirle cosa fare…solo lei ha il diritto di criticare guardando dall’alto verso il basso e imporre la sua idea ).

Spesso ripete la frase "io non ho bisogno di nessuno". Se sbaglia la responsabilità è sempre degli altri. Nel rapporto con gli altri spesso e volentieri è arrogante, egocentrica, non ascolta quindi è difficile discutere con lei o cercare un punto di incontro perchè vuole avere sempre ragione.

3) Io non sono ok, tu non sei ok

La persona si sente apatica, fredda, pessimista, disfattista, poco entusiasta, con un atteggiamento negativo verso la vita e gli altri ("tanto non vale la pena… non serve a niente, … non cambierà nulla… meglio lasciar perdere… chi te lo fa fare….") che proietta sugli altri (se io non sono ok.. non lo sei neanche tu) Rende la vita insopportabile.

Questa persona ha avuto poca attenzione e carezze e molti rimproveri e con molta probabilità punizioni. Difficilmente chiederà aiuto. Non ha fiducia ne’ in se stessa ne’ negli altri.

Spesso fallisce proprio per questo suo atteggiamento che vede sempre nero (profezia che si auto-avvera) e fa di tutto per ottenere in negativo la conferma di non essere ok. Con gli altri tende a lamentarsi senza mai prendere l’iniziativa per cambiare la situazione o il disagio in cui si trova.

La reazione degli altri è di inquietudine e fastidio (è un tipo pesante da sopportare).

 

4) Io sono ok, tu sei ok.

(io valgo e anche gli altri valgono) Questa è la posizione matura adulta.

È la persona che si piace e che accetta gli altri come sono. Si comporta in modo simpatico, ( sa mettersi nei panni dell’altro), è generalmente apprezzata per la cordialità.

Questa posizione può essere raggiunta attraverso un percorso personale di crescita e di consapevolezza.

Naturalmente ogni persona è un mix delle 4 posizioni a seconda delle situazioni che incontra. Anche una persona "Io sono ok, tu sei ok" in certi momenti avrà un atteggiamento diverso o di superiorità (Io sono ok, tu non sei ok) o di inferiorità (Io non sono ok, tu sei ok).

Il problema nasce, quando la persona adotta e si fissa sempre nella stessa posizione verso se stessa e gli altri.

I bambini imparano ciò che vivono.

Se un bambino vive nella critica impara a condannare.

Se un bambino vive nell’ostilità impara ad aggredire.

Se un bambino vive nell’ironia impara ad essere timido.

Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.

Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.

Se un bambino vive nell’incoraggiamento impara ad avere fiducia.

Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.

Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.

Se un bambino vive nell’approvazione impara ad accettarsi.

Se un bambino vive nell’accettazione e nell’amicizia impara a trovare l’amore nel mondo.

In realtà poche persone stanno in questa posizione per lungo tempo; può riguardare invece periodi limitati nel tempo, causati da momenti no,periodi di stress, sofferenza o difficoltà. .
postato da: Manoli alle ore 13:27 | Permalink | commenti (5)
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martedì, 16 gennaio 2007

La felicità non è una “cosa”;

la felicità, si sa,

è uno “stato della mente”.

postato da: Manoli alle ore 13:10 | Permalink | commenti (3)
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