Il vero obiettivo non è il traguardo in sé, ma la scoperta del proprio valore.
Dentro di te c’è un tesoro inestimabile, un’autentica miniera di diamanti che però non sai ancora coltivare come si dovrebbe! Effettivamente, sarai in grado di ottenere risultati meravigliosi, diventando vincente nella vita e nella professione, non appena imparerai a far funzionare bene il tuo inconscio! In che modo? Cambiando le tue idee e il tuo modo di pensare e di comunicare!
La vita spesso ci mette di fronte a cose nuove, ci espone a situazioni e problemi che non sappiamo risolvere: nessuno ci insegna cosa fare al momento giusto, siamo costretti ogni volta a imparare sulla nostra pelle. Dall’infanzia all’adolescenza, senza volerlo, ci insegnano soltanto a soffrire; dall’infanzia all’adolescenza e anche dopo stiamo sempre a imparare, ma la vita continua a coglierci di sorpresa. Tutto potrebbe essere più semplice e più facile se ci insegnassero da subito a pensare nel modo appropriato. Tutto sarebbe più semplice e più facile se ci spiegassero subito cos’è l’ambivalenza o duplicità, perché c’è l’amore e l’odio, perché esiste l’egoismo e l’altruismo, perché abbiamo il conscio e l’inconscio! Ci dovrebbero spiegare che tutto ciò che esiste, anche se a volte non ci piace, ha sempre una sua validità e importanza. E invece ci trasmettono soprattutto preconcetti fuorvianti, convinzioni limitanti e suggestioni pessimiste e frustranti! La nostra sofferenza è causata quasi sempre dalla nostra ignoranza e dall’uso non corretto dei nostri pensieri, i quali ci fanno consumare molte energie, essendo essi i principali artefici delle emozioni e il tramite naturale tra mente e corpo.
I nostri problemi derivano dal fatto che da bambini ci hanno insegnato, giustamente, a stare attenti, ad avere paura delle conseguenze, cancellando però quasi del tutto l’altra faccia della medaglia che è la spontaneità e la sfida incosciente dei pericoli, la gioia di giocare e di essere assorbiti totalmente da ciò che stiamo facendo. La sofferenza è stata considerata fino a qualche tempo fa la normalità della vita e non l’eccezione, e ci siamo abituati a rinvangare il passato anziché a vivere nel presente e a preoccuparci del peggio anziché a visualizzare il meglio! E come sempre succede, per correggere la stortura della cultura del dolore oggi siamo passati all’eccesso opposto del pensiero positivo ad oltranza, al punto che alcuni autori trasmettono l’illusione che la felicità possa essere una condizione permanente della mente ottenibile attraverso il raggiungimento di uno stato di eccellenza (da non confondere… con la perfezione): cosicché siamo caduti dalla padella nella brace! Invece dovrebbero dirci che anche le persone sagge ed eccellenti hanno le loro giornate storte e qualche… problema, ma la caratteristica più importante delle persone equilibrate è quella di sapere uscirsene dalla negatività in tempi rapidi. La ricerca dell’equilibrio tra positività e negatività deve essere il nostro vero, unico, grande e realistico scopo della vita!
Ci dovrebbero insegnare che l’inconscio è un’autentica miniera di diamanti: imparando a servircene potremmo arricchire la nostra vita e tenere sotto controllo le paure, le preoccupazioni e le sofferenze. Ci dovrebbero spiegare che l’inconscio è tutto e quando la nostra mente conscia è in contrasto con l’inconscio, per noi sono guai: siamo succubi delle emozioni, ci ammaliamo spesso e siamo in conflitto con noi stessi e con gli altri. Ci dovrebbero illustrare perché noi siamo buoni e cattivi allo stesso tempo e perché oscilliamo tra due valori opposti, senza volerlo o senza rendercene conto. Ci dovrebbero dire che noi siamo ambivalenti o contraddittori per natura e non per colpa nostra e che a causa della duplicità delle cose, a partire dall’infanzia si formano dentro di noi due vie neutrali tra loro contrapposte, per cui ci ritroviamo sia buone abitudini che cattive abitudini, sia convinzioni potenzianti che convinzioni limitanti. È ovvio che le buone abitudini fanno la nostra fortuna, mentre quelle cattive rappresentano la nostra sfortuna. Il guaio è che in tantissime persone ci sono più abitudini negative che positive. E per abitudini negative intendo innanzitutto quelle più comuni e più sottovalutate come l’invidia, la gelosia e il parlar male alle spalle del prossimo: questi sentimenti o emozioni fanno più male di quanto si possa immaginare e inficiano le strategie che impariamo nei vari corsi di formazione (autostima, motivazione, leadership, ecc.). Conosco alcuni professionisti di valore che si fanno distruggere dalla loro mania di perfezione, da troppe regole troppo rigide, dall’assoluta mancanza di tolleranza verso se stessi e verso gli altri, tutte causate secondo me da un odio feroce, dichiarato o non, per il genitore dello stesso sesso, odio che nasconde una gelosia più o meno evidente nei riguardi di un fratello o di una sorella, e/o ancor più sotto, un complesso edipico abnorme mai guarito. L’intolleranza è in assoluto la più grande piaga dell’umanità perché comincia già nelle nostre stesse case, esiste all’interno delle nostre stesse famiglie senza che noi ce ne rendiamo assolutamente conto!
Abitudini e convinzioni riflettono il nostro modo di pensare e creano i nostri schemi mentali e ciò che diventiamo. Ogni abitudine, ossia ogni via neuronale si stratifica nell’inconscio per cui rappresenta un riflesso automatico e pertanto se si tratta di abitudine nociva è necessario liberarsene, anche se, a giustificazione di questa grande difficoltà, un proverbio molto noto afferma che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Stare bene o male dipende dal nostro particolare dialogo interiore in quanto è proprio questo rimuginare interno che genera le emozioni e programma le nostre azioni mandando ordini tassativi all’inconscio. Insomma, i nostri pensieri si trasformano in azioni, credenze e comportamenti, proprio come i semi germinando diventano piante: pertanto dobbiamo preoccuparci di non produrre erbacce, di non nuocerci con pensieri tristi e invalidanti. Il nostro corpo è lo specchio dei nostri pensieri e della nostra mente: si vede subito quando siamo tristi e quando siamo allegri. Mettiamo la massima attenzione alle cose che pensiamo! Noi raccoglieremo esattamente ciò che abbiamo seminato, ossia diventeremo ciò che pensiamo. Dobbiamo guardarci dai pensieri negativi e disfattisti e dobbiamo stare attenti a non rimuginare troppo lanciandoci più spesso nell’azione, senza procrastinare le nostre decisioni per paura del fallimento, dei rifiuti o delle delusioni. Inoltre, per conservare la salute mentale è assolutamente necessario equilibrare lo sforzo psichico con un intenso esercizio fisico! In giro c’è molta gente che si affligge perché pensa troppo e perché non sa neanche cosa sia l’inconscio e cosa sia l’equilibrio psicofisico!
La coscienza o conscio, su cui agisce la nostra forza di volontà, non ha dalla sua parte il meccanismo dell’automatismo che è una prerogativa esclusiva dell’inconscio. La coscienza può essere paragonata ad un contadino che coltiva la terra, mentre l’inconscio è la terra stessa. Il contadino per poter raccogliere i frutti deve prima eliminare gli arbusti e livellare il terreno se è accidentato, quindi ararlo e seminarlo; deve poi accudire le piantine, sarchiarle e rincalzarle, difenderle dalle intemperie e dagli attacchi parassitari, concimarle e irrigarle e soltanto dopo un certo tempo può raccogliere i frutti. La terra (l’inconscio) dà frutti saporiti e abbondanti soltanto se il contadino (la coscienza) ha svolto bene il suo lavoro. La terra fa si che un solo seme sia capace di produrre molti frutti, ma se non viene coltivata con amore ridiventa selvaggia. A questo punto tu giustamente ti stai chiedendo: ma questo benedetto inconscio dov’è? La risposta la conosci già, perché è fin troppo ovvia: ogni cellula del nostro corpo funziona in modo automatico, dunque l’inconscio(1) è il nostro corpo che è sincronizzato (nel bene e nel male) con la mente che corrisponde alla coscienza! Soltanto quando mente (coscienza) e corpo (inconscio) sono in perfetto equilibrio tra di loro abbiamo il pieno controllo dei nostri pensieri e della nostra vita.
Ecco perché la sofferenza umana è ovunque e non conosce limiti: la maggioranza delle persone è ancora all’oscuro di tante cose. Per esempio, quante donne soffrono perché non riescono ad avere figli! Qui l’ambivalenza è al massimo: coscientemente la donna sposata vorrebbe restare incinta, ma inconsciamente ne ha paura, ha timore di avere figli, non li vuole! Ma lei non lo sa, non sa che è essa stessa che non vuole restare incinta! Anzi a sentire un ragionamento del genere si mette a ridere! In realtà noi abbiamo (quasi) sempre due desideri opposti. E in questi casi quale dei due prevale? Ovviamente quello più antico, quello che si è formato durante l’infanzia o l’adolescenza e che è stato più o meno dimenticato perché ormai non ci sono più scontri con la mamma o con il papà, scontri che ci avevano indotto a odiarci, a non amarci. Quando nostro padre o nostra madre ci sgridava e andava su tutte le furie, noi abbiamo imparato a odiarci e abbiamo costruito la via neurale dell’odio per noi stessi in qualità di figli. Una figlia che a torto o a ragione non si sente amata potrebbe convincersi che la cosa migliore per lei è di andarsene al più presto di casa, oppure di non sposarsi affatto per non mettere al mondo altri infelici. Ovviamente è sempre una questione di grado, come pure non bisogna dimenticare la natura intima delle persone che in astrologia è compendiata nel cosiddetto tema natale. I figli non sono tutti uguali: essi interpretano la realtà in modo diverso anche se gli input e i genitori sono gli stessi. È facile dunque che una ragazza, per motivi vari, si convinca che sia meglio per lei non sposarsi. Ma poi crescendo e maturando e vedendo che tutte le amiche si sposano, anche lei non vuole essere da meno. E ora i giorni e i mesi passano e il figlio non arriva. Ciò la fa stare in pena anche perché le visite mediche, le analisi e le terapie non sembrano approdare a nulla. Se questo è il tuo caso come puoi sbloccare la situazione?
Per prima cosa devi acquisire la consapevolezza della presenza di due vie neuronali contrapposte, devi cioè convincerti che tu consciamente vuoi il figlio, ma inconsciamente non lo vuoi! È la stessa cosa di chi vorrebbe avere molti soldi e allo stesso tempo ha una opinione pessima dei ricchi: non navigherà mai concretamente nell’abbondanza! Una volta compreso e accettato il concetto di ambivalenza, puoi dire al tuo inconscio che la via neurale vecchia non è più valida, che il vecchio programma è superato e non ti serve più. Devi comunicare con il tuo inconscio e parlargli come se fosse una persona dicendogli chiaramente: “Caro inconscio, io voglio restare incinta”. Proprio così, devi dirglielo non solo nei pensieri, ma anche a voce alta: “Inconscio, io voglio avere un bel figlio e al più presto possibile!” E scegliendo le più belle parole devi dirti ancora: “Carissimo inconscio, io voglio un bel bambino. Desidero diventare mamma. Sì, voglio essere mamma. È bellissimo essere mamma. Voglio sentirmi chiamare mamma!” Devi insistere con queste frasi perché esse trasferiscono una grande energia emozionale al tuo inconscio, dunque al tuo corpo, il quale deve aggiustare parecchie cose dentro di te a livello fisiologico-ormonale perché tu possa restare incinta. Se ti affidi anche alla potenza infinita dell’inconscio e non soltanto alle ipotesi e ai consigli dei medici, non resterai delusa. Devi sapere che l’inconscio entra immediatamente in azione, ma i suoi effetti non si manifestano subito perché per realizzare ciò che noi gli chiediamo oggi, deve prima correggere o eliminare o accantonare ciò che, sempre noi, gli abbiamo chiesto di fare ieri! Anche il contadino per piantare un nuovo frutteto deve prima eliminare le radici e i residui della vecchia piantagione. E non è vero, forse, che per guarire una ferita il corpo impiega parecchi giorni?
Perciò devi fare una cosa importantissima, fondamentale: devi smetterla di accusarti, di odiarti, di angustiarti, di sentirti triste e delusa di te stessa. Devi eliminare al più presto tutti gli epiteti con cui ti apostrofi, quando qualcosa va storta perché le parole ripetute più volte si trasformano in realtà per l’inconscio, diventano credenze limitanti e abitudini negative, insomma veri e propri programmi che danno luogo a comportamenti e risultati deludenti. Se tu ti mostri scontenta e infelice, il tuo inconscio non potrà aiutarti. Soltanto se tu ti accetti e ti ami completamente e profondamente, il tuo inconscio comprende il nuovo messaggio, recepisce la tua richiesta di cambiamento e si mette all’opera. Se invece continui ad essere arrabbiata e delusa di te stessa o ti fai dominare dal risentimento contro questo e contro quello, l’inconscio capisce che non vuoi cambiare, che preferisci i tuoi vecchi schemi di comportamento, ossia che non vuoi guarire e neanche restare incinta per non mettere al mondo un altro infelice! È questa la convinzione che deve sparire per correggere i tuoi squilibri ormonici!
Ogni via neuronale rappresenta uno stato d’animo specifico. Scontentezza, collera, ribellione, senso di colpa, senso di inadeguatezza e risentimenti attivano sempre le vie neurali più vecchie, quelle che ci hanno insegnato a inciampare e a soffrire. Per sbloccare la situazione e realizzare il tuo desiderio di avere un figlio, ma in generale per realizzare qualunque tipo di desiderio, devi abbandonare le vecchie vie neurali limitanti e crearti un’autostrada velocissima: quella dell’amore incondizionato per te stessa! Devi amarti pazzamente, coccolarti, piacerti, mandarti baci e sorrisi nello specchio e vedrai quanti miracoli accadranno nella tua vita! Se tu ti piaci veramente il tuo inconscio ti fa correre più veloce di una Ferrari! L’amore per se stessi è la principale fonte dell’autoaffermazione.
Devi sorridere spesso a tuo marito, a tuo padre, a tua madre, ai tuoi parenti, ai tuoi amici, ai tuoi colleghi di lavoro, al tuo capoufficio; devi sorridere alla vita e sorriderti nello specchio se vuoi sfruttare la tua miniera di diamanti, se vuoi che il tuo inconscio faccia prodigi. Se tu ami te stessa e sorridi alla vita, il tuo viso ritornerà ad essere fresco e roseo come una volta e il tuo corpo rinascerà e diventerà più bello, più sodo, più vitale e anche… fecondo! Ogni volta che ci giudichiamo, che ci incolpiamo e ci critichiamo, finiamo per provare odio per noi stessi e blocchiamo il flusso delle energie vitali dentro di noi. Ogni difficoltà, ogni fallimento, ogni sofferenza derivano sempre da insufficiente amore per te stessa: non ti piaci abbastanza! E se non ti piaci abbastanza, e quindi non ti ami, non puoi rendere al massimo, anzi ti senti inadeguata, impacciata, pessimista, senza orgoglio e senza entusiasmo: in queste condizioni devi per forza fallire! Quando ti piangi addosso non fai altro che bloccare le tue potenzialità.
La prima cosa che dovrebbero fare ogni uomo e ogni donna è quella di imparare ad accettarsi e ad amarsi nonostante le difficoltà e la situazione critica presente. Accettarsi, approvarsi e amarsi è facile soltanto quando le cose ci vanno bene, ma diventa difficilissimo quando le cose vanno male. In tal caso succede esattamente il contrario: si ripresentano le vecchie vie neuronali (leggi abitudini) dell’autocritica, della disapprovazione e dell’odio per se stessi. E quando ci odiamo, all’inconscio arrivano messaggi di odio e di fallimento per cui “lui” non può fare altro che adeguarsi: l’inconscio esegue sempre gli ordini ricevuti, soprattutto quelli già noti anche se sono nocivi. Quando non ci amiamo perdiamo la sicurezza e la fiducia in noi stessi e ci sentiamo una nullità; insomma l’autostima, che è così essenziale alla riuscita, va sotto zero, al negativo. Ma non appena cominciamo ad amarci e a rispettarci nonostante gli insuccessi, accade qualcosa di veramente miracoloso: la diga che bloccava le nostre potenzialità va in frantumi e dall’oggi al domani la nostra creatività prorompe come le acque tumultuose di un torrente! E tutti si accorgono del grande cambiamento!
Purtroppo, non è facile amarsi perché non è facile perdonarsi, non è facile accettare gli insuccessi, la propria frustrazione, i propri sbagli facendo finta che non ci sono. È invece molto più facile accusare i nostri genitori per averci trasmesso paure e insicurezza; è più facile accusare un capoufficio, un datore di lavoro, un insegnante, l’amico, il fidanzato, il coniuge o chiunque altro per tutto ciò che ci succede. Se non perdoniamo i nostri genitori, non saremo neanche in grado di perdonare noi stessi; fino a quando li accuseremo di essere inadeguati, imperfetti e incapaci, continueremo ad accusare noi stessi di inadeguatezza, imperfezione e incapacità. I figli sono lo specchio dei genitori, nel bene e nel male: se sono scontenti di questo o di quel genitore, vuol dire che odiano una parte di se stessi! Amare totalmente il padre e la madre non è una cosa affatto semplice, anche se la diamo per scontata. Quando accettiamo e amiamo completamente i nostri genitori significa che amiamo e accettiamo totalmente anche noi stessi; significa che abbiamo raggiunto l’equilibrio tra la nostra parte maschile e quella femminile, tra il nostro emisfero sinistro e quello destro, tra il conscio e l’inconscio, e dunque abbiamo raggiunto anche il traguardo della saggezza.
Spesso, dopo un lungo periodo di successi e di soddisfazioni arriva il momento della crisi. Capita per esempio che un giocatore di calcio, già goleador, non riesca più a fare gol da parecchie giornate e perciò va in crisi. Quando capita una cosa del genere, non si deve lottare contro di essa ma accettare la situazione senza incolpare nessuno; anzi occorre liberarsi di eventuali risentimenti e prendersi una bella vacanza per allontanarsi dal luogo della sofferenza in modo da facilitare il passaggio della crisi. Occorre capire che quella crisi non dipende soltanto da noi, ed è anzi del tutto naturale e prevedibile, nel senso che prima o poi doveva arrivare. Sarebbe irreale se il nostro stato di forma celestiale durasse per sempre! Ogni cosa prima o poi giunge al capolinea e quindi deve tornare indietro per ripartire magari da un livello più elevato, e comunque più cosciente e più maturo. Il corpo non può rendere sempre al massimo, e neanche la mente può sostenere ritmi troppo intensi. La crisi ha proprio il significato di “non ce la faccio più con questi ritmi”! E allora cosa c’è di meglio di un bel viaggio in un luogo esotico? Se la vecchia automobile che è stata al diaccio tutta la notte non vuole partire, non serve a nulla continuare a girare la chiave del quadro arrabbiandosi inutilmente. La pazienza è la virtù dei forti, e la pazienza è anche accettazione, rassegnazione, certezza che il bel tempo e il cattivo tempo si alternano continuamente. Pertanto, lottare contro il momento presente sarebbe dannoso e controproducente proprio come lo è il lottare contro il cattivo tempo. In generale, la contrapposizione riferita sia alle cose che alle persone, non dà mai risultati positivi o apprezzabili, perché esalta soltanto l’emotività e l’irrazionalità. L’unica cosa da fare quando siamo in crisi è rilassarsi, riposarsi, recuperare le energie e successivamente riprendere gli allenamenti con entusiasmo e con lo stesso impegno di prima della crisi.
A questo punto occorre fare un’importante considerazione. Tutti dicono che dipende solo da noi, che soltanto noi possiamo dare la svolta decisiva alla nostra vita. Questo è giusto, siamo noi a decidere e ad agire, ma io penso anche che le persone care hanno una responsabilità enorme in tutto ciò che ci accade, non solo per quanto accaduto nel passato, ma anche attualmente. Il nostro destino è legato a doppia mandata a quello dei nostri cari, genitori, coniuge o partner, amici e superiori. Se ci sentiamo amati riusciamo a superare assai meglio una crisi che altrimenti ci potrebbe travolgere. Immaginate una persona colpita da una grave malattia o che subisce un incidente invalidante e che allo stesso tempo viene abbandonata dal partner o perda il lavoro! Come può riuscire a farcela? Immaginate un giovane disoccupato che viene anche tradito o abbandonato dalla fidanzata: come può farcela? L’amore e il sostegno di chi ci circonda fanno miracoli! La vita senza amore è un tormento atroce perché scaccia il calore e porta il gelo nel cuore, provoca l’abbassamento delle difese immunitarie e il deterioramento del metabolismo, e così accade quel che non dovrebbe mai accadere: alcune cellule impazziscono….! Molti autori ritengono che il cancro sia causato da un profondo risentimento represso troppo a lungo. Il miracolo della remissione avviene quando si riesce a perdonarsi e/o a perdonare ed amare, nonostante tutto, colui o colei che “aveva” distrutto le nostre speranze!
Se avete un figlio, di qualunque età, che non riesce a soddisfare le vostre aspettative, siatene certi che i suoi problemi sono dovuti a una carenza d’amore risalente all’infanzia, all’adolescenza o anche all’attualità. A volte, anche una forte gelosia più o meno manifesta tra i figli, o di un figlio verso il genitore dello stesso sesso, di cui ho già accennato precedentemente, può rivelarsi problematica e deleteria. Un giovane dentro di sé potrebbe continuare a sentirsi un bambino respinto che lotta disperatamente per essere accettato e amato, e per tali motivi non riesce ad inserirsi, non riesce a vincere un concorso, ci mette troppo tempo per laurearsi o non vi riesce affatto, mentre nei casi peggiori frequenta brutte compagnie! La sua identità è quella del bambino ferito, non amato, rifiutato. La sua convinzione è di non valere nulla, di non essere all’altezza e quindi si sente sfiduciato e sconfitto in partenza. Il figlio può rimettersi in carreggiata e decollare soltanto se vede che il padre (adesso) lo ama veramente, soltanto se constata con i fatti che lo accetta, lo aiuta, non lo abbandona quando egli non riesce a soddisfare le sue aspettative. Il padre (o la madre) deve aiutare il figlio a sentirsi adulto, lo deve aiutare a cancellare la sua inattuale identità di bambino respinto o ferito. Il padre o la madre o entrambi, di fronte ai problemi di un figlio o di una figlia, si devono accollare le proprie responsabilità. Spesso sono anche loro che devono crescere smettendola di pretendere da sé, e quindi anche dai figli, il risultato di prestigio, la perfezione, il successo a tutti i costi; altre volte si tratta invece di avere semplicemente più coraggio, costi quello che costi! Il genitore esigente e perfezionista deve capire che quando pretende troppo dal figlio o dalla figlia e sta continuamente a richiamarli e a pressarli, finisce per rovinarne l’esistenza perché li priva dell’autostima e dell’amore per se stessi. E soprattutto deve capire e accettare che non c’è un solo "malato" in famiglia, il figlio che dà problemi, ma probabilmente anche lui stesso è malato perché magari non è ancora guarito del tutto dal suo forte complesso di inferiorità e/o dal suo forte complesso edipico, e si sente tuttora insoddisfatto e insicuro, rispecchiando nel figlio che non riesce la propria scontentezza, le proprie delusioni, le proprie paure e le vecchie rimozioni!
Diciamo la verità: ci sono troppi giovani padri che rifiutano, a vari livelli di gravità o intensità, il proprio figlioletto perché erano stati a loro volta rifiutati e maltrattati dal padre! E ci sono molte giovani madri che rifiutano inconsciamente la propria figlioletta dispettosa perché avevano avuto anch’esse analogo trattamento! Quanti ragazzini iperattivi, ossia turbolenti e indisciplinati sono così perché si sentono rifiutati dal proprio padre! Il padre si vergogna del figlio, lo lascia a casa con la nonna mentre lui esce con la moglie: povero imbecille, dovresti vergognarti di te stesso e non di tuo figlio perché sei stato tu a ridurlo in quello stato! I figli risolvono automaticamente i loro problemi comportamentali quando il genitore esigente comincia lui stesso ad amarsi e ad accettarsi per quello che è, perché soltanto allora riesce ad accettare anche il figlio e a dargli l’amore vero e incondizionato di cui necessita! Insomma, un figlio per diventare "normale" e quindi vincente nella vita deve poter provare ammirazione per il genitore del proprio stesso sesso, là dove invece c’è, in diversi casi, incomprensione e odio più o meno manifesto! Possiamo anche parlare di karma in modo del tutto originale: ciò che è incompiuto o imperfetto in uno o in entrambi i genitori si scarica inesorabilmente sui figli, con tutte le sofferenze che ne derivano!
Comunque, non bisogna mai disperare perché tutto si risolve al momento giusto. Quando un giovane si accorge che il padre (o la madre) che lo rimproverava aspramente quand’era ragazzo, perché magari non andava bene a scuola, ora lo ama, lo sostiene, lo approva e non lo pressa più, ma si fa in quattro per lui trasmettendogli sicurezza e serenità, il grande cambiamento è assicurato e si manifesta all’improvviso: lo si vede da come parla, da come si esprime, da come si muove, tutti notano la sua radicale trasformazione! Dopo aver toccato il fondo, comincia automaticamente una prodigiosa risalita perché scompaiono le convinzioni negative e limitanti, e con esse anche le paure e i blocchi emotivi: svanisce dunque la sensazione di non valere nulla perché emerge l’adulto responsabile e grintoso al posto del bambino sprovveduto e pauroso! Una volta acquisito l’amore che gli era mancato durante l’infanzia e l’adolescenza, arrivano anche i risultati. Ritornano miracolosamente le energie necessarie per mettersi in gioco; scompare la stanchezza cronica, l’abulia e l’insicurezza. Ora il giovane si sente motivato e ha obbiettivi chiari ed un piano d’azione: vuole farsi strada, farsi valere, guadagnare bene e si lancia con entusiasmo nella prima occasione di lavoro.
L’amore autentico fa dunque miracoli perché aiuta ad accettarsi e ad amarsi anche quando le cose non vanno ancora per il verso giusto; l’amore ci aiuta a capire che il successo è sempre preceduto da delusioni, frustrazioni e scoraggiamento perché niente ci viene regalato su un piatto d’argento come quand’eravamo bambini. Insomma, diventiamo adulti imparando ad accettare le inevitabili bocciature della vita e dandoci da fare per evitare il loro ripetersi con un’applicazione costante nella propria crescita e formazione professionale imparando le strategie più efficaci, e soprattutto rialzandoci subito dopo ogni “immancabile” battuta d’arresto. Si diventa adulti uscendo dalla zona di comfort (o di sicurezza) buttandoci con coraggio ed entusiasmo nell’azione; si diventa adulti superando le difficoltà, l’insicurezza e la paura di non farcela; e si diventa adulti facendo in modo che le emozioni positive superino quelle negative. L’amore riscalda il cuore e alimenta il corpo come una fiamma, ma per creare la fiamma occorre una scintilla: l’amore incondizionato delle persone care, la loro spinta carezzevole e l’incoraggiamento affettuoso. Ma attenzione, perché come al solito c’è il rovescio della medaglia: a volte è proprio l’iper protezione, l’eccessiva indulgenza, l’amore eccessivo e senza incitamenti, la causa della rassegnazione e della decrepitezza di quella figlia o di quel figlio!
La vita è sicuramente piena di imprevisti, ma è anche abbastanza prevedibile perché il suo funzionamento rispecchia sempre la legge dell’equilibrio, ovvero della dualità e dell’alternanza il cui meccanismo è fin troppo semplice e chiaro. Ogni cosa ha un ciclo ed è prevedibile anche se a volte ancora non conosciamo le leggi relative. Possiamo persino calcolare con esattezza la posizione nel cielo immenso di pianeti lontanissimi come Saturno, Urano, Nettuno e Plutone, non solo al momento presente, ma anche per i tempi passati e futuri! Quasi tutto oggi trova una spiegazione logica e convincente, persino i capricci del tempo: infatti, le previsioni meteorologiche sono sempre più azzeccate e precise. La nostra stessa vita è più comprensibile di quanto si possa immaginare grazie alla legge olistica dell’equilibrio: la somma di due fattori opposti è sempre uguale a zero, ossia se un elemento è +10, l’altro è -10. Come nel caso della bilancia e del gioco dell’altalena, anche nell’altalena della vita, se un braccio scende in basso l’altro sale verso l’alto nella stessa misura.
Per esempio, prendiamo due parole apparentemente semplici e ordinarie: vicinanza e lontananza. E invece come sono significative! Quante cose ci può insegnare questa coppia di opposti! Vicinanza, contatto, unione; bisogno di vicinanza, di contatto, di unione, di possesso. Ardore, passione, desiderio. Ma dopo tanto desiderio, contatto, unione, ardore, godimento, la vicinanza finisce per stufarci, ci riempie e ci colma come un bicchiere riempito fino all’orlo. Prima o poi si comincia a punzecchiarsi, a criticarsi, ad arrabbiarsi anche per sciocchezze. Si è scontenti del partner senza una vera ragione, anche se razionalizzando se ne trovano tante. La realtà è che i bisticci sostituiscono il bisogno di lontananza non soddisfatto e hanno appunto lo scopo di dividere, di separare, di allontanare. L’amore ad un certo punto si trasforma naturalmente in antipatia, in insofferenza, in odio che è appunto mancanza di amore. Lo stare troppo vicini si rivela a volte insopportabile, asfissiante: l’unico rimedio in questi casi è un po’ di lontananza per ripristinare appunto le distanze. Ci penserà poi la lontananza stessa a far apprezzare di nuovo le nostre qualità, a far desiderare di nuovo la nostra persona, a farci sembrare di nuovo amabili: dunque a farci tornare ancora una volta insieme. Vostra moglie vi ha mai suggerito di andarvi a fare un bel viaggio da solo? Ossia di levarvi dai piedi per un pò? Lei sa benissimo che al ritorno sarete più affettuosi e gentili e la troverete più attraente, e inoltre le porterete un bel regalo! Anzi, a proposito di regali, da quanto tempo li avete sostituiti con le critiche e i bisticci?
Purtroppo, ad un certo punto la coppia non riesce più né a comunicare, né a sopportarsi! E le ragioni addotte sono razionalizzazioni che non centrano mai il vero problema! Se non vi allontanate un pò beccatevi pure le liti! Ma per gli uomini è così difficile imparare a ridersela, anziché incazzarsi, quando le donne brontolano? Sarebbe peggio se non brontolassero! In ogni caso, per scaricare la troppa negatività reciprocamente accumulatasi tra marito e moglie, o tra due partner, o tra due soci in affari, diciamo pure per neutralizzare l’eccesso vagante di cariche elettriche negative – i soliti elettroni per intenderci! – o si sta a litigare o ci si allontana un pò. Insomma, la lite serve a ripristinare le distanze e quindi anche il rispetto reciproco tra i partner scaricando l’eccessiva tensione (elettrica) accumulatasi e pertanto svolge una funzione equilibrante e utile, anche se litigare troppo fa male ed è assolutamente da evitare. Ma spesso è proprio questo il prezzo da pagare per continuare a stare insieme! Infatti, stare insieme significa comunicare e fare qualcosa di comune accordo, e la lite rappresenta un modo perverso per continuare a comunicare, quando non si vorrebbe più stare insieme perché non c’è più accordo. La concordia tra i coniugi presuppone l’equilibrio interiore di ciascuno di essi, ed è proprio questa la parte dolente! Se non diventiamo coscienti della nostra intolleranza, della nostra rigidità, della mancanza di flessibilità reciproca, se crediamo sempre di avere ragione noi e torto l’altro(a), la vita in famiglia continua ad essere un inferno anche cambiando partner! Perdiamo troppi colpi a giudicare il mondo che non è mai come noi vorremmo; consumiamo troppe energie nel tentativo di correggere gli altri, mentre tutto ci apparirebbe meraviglioso se imparassimo ad approvare, apprezzare e accettare noi stessi! Siamo noi il punto dolente, non gli altri: abbiamo troppe regole e per giunta anche rigide e quindi ci troviamo sempre in conflitto proprio con le persone più care che hanno il solo torto di avere regole meno rigide! Tra suoceri e nuore/generi, tra genitori e figli, chi è che si sente mancare di rispetto? Chi ha regole troppo rigide! Si prova una gioia immensa quando facciamo una buona azione, un favore ad un parente, oppure a un amico, a un conoscente, a una persona qualunque, ma il perdono vale molto di più perché ci libera da tutti i conflitti. Però occorre anche saper dire no quando è necessario, bisogna essere disponibili ma non a disposizione; insomma, non dobbiamo votarci all’altruismo ad oltranza, altrimenti la nostra vita diventa una continua frustrazione perché inevitabilmente tutti si appoggeranno a noi e, abituandosi, non ci daranno più tregua.
Il vuoto non resiste a lungo a restare vuoto, anela a riempirsi; e il pieno non resiste a restare pieno, ha bisogno di svuotarsi. La lontananza non resiste a lungo: anela ad avvicinarsi. Capire la magia dell’alternanza tra vuoto e pieno, tra vicinanza e lontananza, o anche tra giorno e notte, significa aver compreso il magico gioco della vita, l’ondeggiare continuo della realtà, il miraggio delle cose che ci sfuggono e perciò ci attraggono, più ci attraggono e più ci sfuggono. Persino una porta è fatta per essere aperta e per essere chiusa: se resta sempre chiusa è come se fosse un muro, e se resta sempre aperta è come se non ci fosse. Ci vuole qualcuno che si prenda cura di quella porta e l’apra e chiuda a seconda delle necessità. Prenditi cura delle tue cose dunque, ma non prenderle troppo sul serio, non attaccarti più di tanto perché niente è definitivo. Tieni presente la legge dell’alternanza. Alcune cose ti sfuggono e perciò tu le trovi molto attraenti, le desideri e le insegui accanitamente; ma quando finalmente le avrai ottenute, sarai tu a fuggirle desiderando e sognando sempre ciò che ti manca.
Non c’è scampo alla legge dell’alternanza: fatti furbo, non ti attaccare troppo, impara ad essere distaccato e sereno! Impara a ridertela, a cogliere l’attimo fuggente! Vivi qui, vivi ora, vivi il presente anche se è così evanescente. Soltanto riducendo l’attaccamento alle cose materiali e anteponendo l’amore per te stesso, incondizionato, e per i tuoi cari, riuscirai ad eliminare i dubbi e le paure che ti rendono così scialbo e insignificante. Ciò ti consentirà di diventare quello che hai sempre sognato di essere: una persona motivata, piena di entusiasmo, di vitalità, di simpatia e di allegria. Il segreto dell’entusiasmo e della vitalità però non sta nella realizzazione di un grande sogno, ma nell’avere un grande sogno da realizzare, nel senso che si ricava più soddisfazione dalla lotta per raggiungere un grande obbiettivo che nel conseguimento della meta stessa. Il vero obiettivo, dunque, non è tanto il traguardo in sé, ma la scoperta del proprio valore e della propria identità attraverso il superamento delle prove che la vita ci impone, per raggiungere come un redivivo Odisseo una grande maturità e uno straordinario equilibrio. E però questo viaggio interiore e questa crescita non si completano mai, com’è dimostrato dall’espansione inarrestabile di quegli imprenditori che pur avendo conquistato un grande impero economico, non hanno ancora raggiunto la serenità e l’armonia.
La vita perciò sembra a volte una vera contraddizione: ci devi credere con tutte le tue forze se vuoi arrivare fino in fondo; ti devi impegnare al massimo, avere la mente focalizzata costantemente sul tuo obbiettivo per poterlo raggiungere; ma allo stesso tempo se ti ci attacchi troppo, se lo vuoi per forza, se lo vuoi subito, il risultato ti sfugge! La realtà è che dobbiamo imparare ad aspettare pazientemente perché ogni cosa ha il suo periodo di incubazione che non ci è dato conoscere e che non possiamo abbreviare o forzare in alcun modo. In ogni caso il risultato che cerchiamo non ci sfuggirà, prima o poi lo raggiungeremo pur attraverso difficoltà, errori e frustrazioni, se continueremo ad avere la mente focalizzata sulla meta. Attenzione però a non illuderci e inebriarci quando ci va tutto a gonfie vele: quando crediamo di essere in una botte di ferro, di tenere la situazione in pugno, di essere diventati potenti ed invincibili, arriva spesso la più grande mazzata della vita! Cosa ci insegna tutto questo? Che è indispensabile conservare l’umiltà e l’equilibrio anche nella grandezza, altrimenti facciamo la fine di Lucifero: siamo scacciati dal paradiso!
In realtà, è proprio questo il grande sogno inconsapevole che accomuna e rende uguali gli esseri umani: ritrovare il paradiso dal quale ci sentiamo comunque scacciati, recuperare la divinità intra uterina attraverso il lungo viaggio della vita più o meno sofferto, senza mai riuscirci completamente. Pertanto, è preferibile vivere la nostra vita come una commedia imperfetta, ma appagante e armoniosa, amandoci e approvandoci nonostante le nostre debolezze e i nostri limiti; e proprio in virtù di questa mentalità flessibile e tollerante saremo in grado di comprendere, perdonare ed aiutare chi è rimasto ancora impigliato nel conflitto, nel rancore o nella tragedia, anziché ergerci a giudici e sputare sentenze!