Dal bene si genera il male e dal male si genera il bene.
La felicità è desiderare quello che si ha (Sant’Agostino).
Nel lungo periodo, dal bene si genera il male e dal male si genera il bene. Come costateremo tra breve, la legge dell’alternanza o dell’equilibrio dinamico accresce a dismisura la nostra consapevolezza consentendoci di cogliere verità universali.
Ma è possibile andare contro questa legge? E cosa succede, quando cerchiamo di bloccarla?
Gli uomini credono che nel momento in cui riescono ad avere quella data cosa o a possedere quella determinata qualità saranno finalmente felici e contenti, ma sono destinati ad essere continuamente disillusi perché non appena raggiungono l’obiettivo agognato, anche se danno una grande festa e sono grati alla vita, diventano ben presto succubi di nuovi desideri. Noi abbiamo più propensione a soffrire che a gioire, sentiamo tanta passione nel desiderare le cose e scarso entusiasmo dopo averle ottenute. Restiamo quasi sempre delusi dalle nostre aspettative. Ciò spiega perché tante persone cadono in depressione proprio quando, dopo tante fatiche, sono riuscite a realizzare il loro grande obiettivo e, in generale, quando cessano di sognare e di battagliare.
Per esempio, lo studente che desidera tanto liberarsi di un esame difficile che ha già sostenuto una o due volte, quando finalmente lo supera, comincia a lamentarsi pensando al prossimo esame! E siccome nella vita gli esami non finiscono mai, noi stiamo sempre a lamentarci! La matrice su cui poggia il nostro continuo desiderare è dunque la lagnanza e la sofferenza, perché per raggiungere un obiettivo bisogna impegnarsi a fondo, affrontare notevoli difficoltà e superare le preoccupazioni e le paure. È evidente perciò che la sofferenza è connessa al desiderio: più desideriamo e più ci esponiamo alle frustrazioni, all’insoddisfazione, al dolore e allo stress. La serenità, l’armonia ed il successo si possono ottenere soltanto imparando ad accettarci, approvarci ed amarci a prescindere dai risultati immediati e da ciò che ci manca.
Comunque, non è sempre il mito dell’eccellenza, così tanto di voga di questi tempi, l’ancora di salvezza, perché nel momento in cui diventiamo eccellenti in un dato campo, corriamo il rischio di trascurare altre cose importanti della vita e spesso ci ritroviamo abitudini negative difficili da abbandonare: pensiamo, per esempio, a una persona dedita soltanto al lavoro o alla carriera che trascuri la famiglia, lo svago, la salute e le amicizie! Occorre perciò bilanciare opportunamente tra loro le sfere personale, familiare e sociale piuttosto che eccellere in un campo e traballare in tutti gli altri! È anche utile sapere che è normale avere saltuariamente alcune giornate storte o malinconiche, come pure che non possiamo fare a meno di preoccuparci per la nostra riuscita personale e per i problemi dei nostri figli, per la salute dei nostri genitori e per le traversie dei parenti, degli amici e dei conoscenti! Senza dimenticare la vita di coppia e le relazioni in genere che se non poggiano su solide basi di comprensione, amabilità, rispetto, flessibilità e soprattutto sulla reciproca accettazione, conducono ad un totale fallimento.
Rinunciare a giudicare il prossimo e soprattutto a volere per forza ragione nelle discussioni è fondamentale per il mantenimento di buone relazioni che spesso sono più importanti delle stesse capacità personali ai fini della riuscita nella vita. A tal proposito, la cosa più sensata ma anche meno applicata, è quella di non contraddire apertamente e non pressare mai chi ci sta a fianco!
È difficile trovare l’equilibrio se lo cerchiamo al di fuori di noi stessi, ossia se lo facciamo dipendere dalle opinioni e dalle attenzioni degli altri: smettiamola di volere apparire perfetti per paura della disapprovazione altrui. La vita non può essere mai sotto il nostro pieno controllo essendo soggetta a molti fattori esterni, sempre molto vicini a noi e fin troppo coinvolgenti. E proprio perché molte cose non dipendono da noi, quando viviamo una brutta esperienza che non possiamo cambiare in alcun modo, l’unica cosa da fare è accettare la situazione in modo da recuperare rapidamente la razionalità ed evitare di perdere la testa e il controllo delle nostre azioni! Tutti viviamo prima o poi brutte esperienze e facciamo errori. La più grande virtù non è tanto l’assenza totale di trasgressioni, ma piuttosto il saper comprendere cosa ci sta succedendo e riuscire a fermarci in tempo quando ci ritroviamo sull’orlo del precipizio. Anzi, è spesso sull’orlo della follia che nasce la genialità, così come sull’orlo del fallimento nasce quasi sempre la ricchezza e sull’orlo della malvagità può nascere la santità! Dalla somma degli errori o delle esperienze germogliano la saggezza e la flessibilità che sono sicuramente le virtù più grandi assieme alla capacità di perdonare gli altri e di perdonarsi; mentre il male peggiore è rappresentato dall’orgoglio ferito che scatena la voglia di vendetta che impedisce di perdonare, per cui il rancore finisce per corrodere il corpo e la mente come un tarlo provocando danni irreparabili. Sono proprio le cose che non vogliamo fare quelle che ci disturbano di più!
Ma questo ondeggiare tra vizi e virtù è un bene o un male? L’uno e l’altro, come tutte le cose della vita perché ogni cosa ha sempre due facce! La realtà è che noi non sappiamo vivere senza preoccupazioni e perciò, più siamo attaccati alle cose più diventiamo stressati. Lo stress ci incanta, ci seduce come le sirene di Ulisse, ci attrae proprio come le cose di cui non sappiamo fare a meno! Lo stress a quanto pare ci piace, siamo noi che lo cerchiamo in quanto è il prezzo da pagare per soddisfare i nostri bisogni vitali e i nostri capricci, fino a quando non ci capita un incidente, oppure cadiamo in depressione o siamo colpiti da una grave malattia e siamo costretti a fermarci, a rallentare, a restare obbligatoriamente in un letto, a meditare a lungo. Per sentirci vivi abbiamo bisogno di essere attaccati alle cose, ma più ci attacchiamo ad esse, più ci stressiamo e consumiamo energie che non riusciamo a recuperare in tempo e a volte ci sentiamo stanchi fin dal mattino. Per uscire dal circolo vizioso dell’attaccamento eccessivo alle cose e alle persone e al ritmo di vita frenetico, in modo da ridurre la tensione, dovremmo imparare a rispettare i ritmi naturali -giorno e notte, movimento e riposo, attaccamento e distacco- riducendo sensibilmente l’impazienza e la fretta. Ma come facciamo a rispettare questi ritmi con la televisione che ci trattiene sul divano fino a ora tarda, il telefono e il telefonino che a volte squillano in continuazione e i nostri tanti impegni importanti ed urgenti? Anche il computer si è rivelato un inganno, a prescindere dai virus e dai messaggi indesiderati, perché era stato inventato per risparmiare tempo e fatica, ed invece ci ha raddoppiato il lavoro e ci rovina la vista e la schiena tenendoci avvinghiati davanti al monitor e alla tastiera per intere giornate!
Rischi di ogni genere aumentano di giorno in giorno e non possiamo distrarci un attimo, dobbiamo essere sempre vigili e responsabili: pertanto non si può evitare di essere stressati! Non siamo noi che vogliamo vivere intensamente, siamo obbligati a correre velocemente e a volare: non possiamo sfuggire allo stress! La ricerca della pace e dell’armonia è incessante e senza fine, perché è la legge dell’alternanza che ci governa e che ha sempre la meglio essendo questo l’unico modo per assicurare l’equilibrio dinamico. E purtroppo se il ritmo di vita è intenso, l’alternanza avrà la stessa intensità, per cui siamo sballottati di qua e di là, ora verso l’alto, ora verso il basso, per il nostro stesso bene in quanto l’equilibrio statico corrisponde alla posizione orizzontale, alla stasi, alla fine di tutto, alla mancanza di movimento e di vita! Intanto, con l’aumento del progresso e il proliferare delle industrie aumenta ogni sorta di inquinamento, assieme ai malesseri e alla follia, ma l’uomo si abitua a tutto; e d’altra parte come potrebbe fermarsi?!
Se la tua vita scorre monotona e tranquilla, senza novità e senza preoccupazioni, ossia senza stress, rischi prima o poi di fare qualche follia pur di vivificarla. E questo succede ad ogni età! Persino una madre o un padre sessantenni possono sentire all’improvviso la voglia irrefrenabile d’incontrarsi in albergo con l’antica fiamma! Anzi, hanno atteso anche troppo! La monotonia li stava uccidendo! Ma non è tanto bisogno di sesso, è piuttosto desiderio di novità, desiderio di coccole, desiderio di attenzioni che il compagno o la compagna abituale, anche con tutta la buona volontà, non è in grado di offrire! Che coraggio, ma anche quanta illusione voler cercare di resuscitare il grande amore che non era andato in porto allora e non ci può essere ora con tante condizioni avverse! In realtà, essi cercano l’eccitazione, ossia lo stress, stanno andando a caccia di guai per sé e per altri, stanno provocando scompiglio nelle proprie famiglie! La noia è peggiore della paura, del dolore e della morte. Per nostra fortuna, il mondo è governato dalla legge dell’alternanza: basta uno sbalzo di pressione (leggi anche di umore o di autostima) e nasce il vento della passione! Ma che amore può essere quello che crea sofferenza? Ciò che a noi potrebbe sembrare la realizzazione del grande sogno, del grande amore, è in realtà lo stress di cui abbiamo bisogno per sentirci vivi, per vivere intensamente, per eccitare letteralmente le nostre cellule, le nostre molecole, i nostri atomi. Ma non è eccitandoci grazie al fugace e problematico amore di un’altra persona che troveremo l’appagamento: per sentirci veramente bene e senza ulteriori problemi l’amore lo dobbiamo trovare dentro di noi. In genere, quando ci innamoriamo stiamo cercando noi stessi nell’altra persona allo scopo di sviluppare attraverso la relazione qualcosa che è ancora incompleta dentro di noi. L’amore del partner ci aiuta a maturare, e questo non lo dovremmo dimenticare quando poi per varie ragioni l’attrazione fisica verrà meno: se abbiamo dei figli non dovremmo eludere le nostre responsabilità, tanto più che con un nuovo amore e un nuovo partner succederanno immancabilmente le stesse cose! Non è tanto il comportamento del partner a causare la fine dell’attrazione, ma la convivenza stessa: è la vita a due che a lungo andare deteriora i sentimenti, a meno che non applichiamo la strategia della resistenza. L’amore eterno esiste soltanto nei nostri sogni adolescenziali allorché non viene consumato! La resistenza è fondamentale per far nascere (e mantenere) l’interesse amoroso/erotico nel nostro partner! Senza resistenza amorosa non nasce l’amore, così come senza resistenza elettrica non c’è sviluppo di calore. In fondo, la resistenza non è altro che una applicazione del terzo principio della dinamica: quando l’altro ti respinge, tu ti senti attratto; quando l’altro ti assale, tu ti ritrai. Ogni coppia diventa antagonista e complementare, tranne negli innamorati in cui la coppia è simbiotica o idealistica: la simbiosi o idillio cessa quando uno dei due innamorati diventa sazio dell’altro. La nostra fortuna attuale, ossia del breve periodo, diventa una sfortuna nel lungo periodo: il godimento immediato ci costerà caro! È proprio vero che il bene alimenta il male, ma non c’è da meravigliarsi perché l’uno e l’altro sono due facce della stessa medaglia, ossia sono tra loro opposti e complementari e si rincorrono a vicenda come il giorno e la notte! È questo che dobbiamo tener presente quando ci coglie la nostalgia e il nostro abituale senso di responsabilità vacilla di fronte alla tentazione della trasgressione. Vedendo il bene da un’altra angolazione, quando siamo troppo buoni gli altri non ci trattano meglio….! Ricordiamoci anche che la sfortuna corrente, ossia nel breve termine, si rivela una fortuna nel lungo termine: il sacrificio attuale è come l’investimento vincolato di un capitale che frutterà interessi enormi. E pertanto, per lo stesso motivo per cui il bene genera il male, così anche il male genera il bene! In realtà bene e male, come i termini positivo e negativo, sono soltanto giudizi attribuiti dall’uomo alla realtà quotidiana per dare un senso e un valore sicuro alla vita: chi uccide, ruba o commette azioni condannate dalle leggi deve espiare le sue colpe con la detenzione per fare da deterrente e salvaguardare la società dal decadimento, a prescindere da ciò che succederà a distanza di tempo.
Nell’economia della natura non esiste distinzione tra bene e male: i terremoti, gli uragani, gli tsunami, pur provocando danni immensi fanno parte dell’equilibrio dinamico del nostro pianeta come le maree, il giorno e la notte e le stagioni. Ma dopo aver pagato un prezzo così alto in fatto di distruzione di beni e infrastrutture e in perdita di vite umane, ben presto i villaggi e le case risorgono più belli, più moderni e confortevoli e più sicuri di prima! La distruzione, per quanto sia odiosa e costosa, tuttavia promuove la ricostruzione, il lavoro, l’occupazione e il progresso tecnologico! Il leone per vivere deve uccidere la gazzella, e ugualmente l’uomo uccide disinvoltamente gli animali per nutrirsi e per altri scopi, e nonostante i divieti, a volte danneggia la catena alimentare e altera l’equilibrio ambientale. E che dire delle guerre che sono un autentico flagello e tuttavia quando torna la pace si scatena in tutti un’operosità contagiosa ed un entusiasmo enorme che generano un progresso ed una prosperità mai visti prima, fino a quando non scatta ancora una volta la…. follia di qualche dittatore! Ma sono davvero autonomi e responsabili coloro che provocano le guerre o non piuttosto marionette al servizio della legge dell’alternanza?
L’uomo è sottoposto dunque all’equilibrio dinamico, alla legge dell’alternanza che, come già visto nell’articolo precedente, fa si che per avere qualunque cosa bisogna pagare un prezzo proporzionale al suo valore! Pertanto, se il prezzo lo paghiamo subito e per intero otterremo grandi vantaggi successivamente, ma se non lo paghiamo, se facciamo i furbi, lo rimpiangeremo amaramente in futuro. I ladri ne sanno qualcosa….! Ma non siamo tutti un po’…. ladri e un po’ furbi? Non preferiamo quasi sempre il godimento immediato? È proprio questa l’attitudine che distingue le persone che riescono nella vita da quelle che falliscono: la capacità di rinunciare al fascino irresistibile e seducente della soddisfazione immediata ed effimera! Ci sono eccezioni a questa regola? Sicuramente! C’è la possibilità di pagare il prezzo dei propri piaceri immediati a piccole rate, un compromesso molto in voga in tempi di consumismo sfrenato per ottenere tutto e subito senza condannarsi a un peso gravoso e insopportabile! Tantissime persone infatti si uccidono a poco a poco con la droga, l’alcool, il fumo, gli eccessi alimentari e persino con… i debiti! Nel loro infausto tentativo di sfuggire allo stress senza rinunciare al piacere immediato, vanno incontro a guai peggiori! A volte il valore della vita lo si comprende quando lo si è perso, come può confermarlo il giovanotto costretto su una sedia a rotelle a causa di un incidente stradale in cui sono morti i suoi amici, causato dall’eccessiva velocità o dalla guida in stato di ebbrezza, o sotto l’effetto di stupefacenti, come sempre più spesso capita il sabato sera all’uscita dalle discoteche!
Smettiamola una buona volta di sostenere senza discutere la tesi che per stare bene si deve vivere esclusivamente nel presente. Il principio del qui e ora, preso alla lettera, può indurre alla preferenza assoluta della soddisfazione immediata che è tipica dei bambini, i quali vivono appunto nel presente perché al loro futuro c’è chi ci pensa! È un atteggiamento miope credere che è “meglio un uovo oggi che la gallina domani” perché domani ci ritroveremo sia senza uovo che senza gallina! Un adulto non è un bambino, deve saper rinunciare ai suoi capricci momentanei: non può mettere tutto nel carrello della spesa! Deve saper prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Se non si seguono anche e soprattutto strategie a lungo termine, applicandosi con determinazione e con impegno, non si combina nulla di positivo nella vita! Vivere alla giornata può essere anche gratificante e piacevole nel breve termine, ma non è una regola sempre valida! Dobbiamo divertirci e rilassarci regolarmente senza mai attaccarci troppo alle cose materiali e ai risultati, ma dobbiamo anche pre-occuparci del nostro futuro, nel senso etimologico del termine, perché senza futuro non vivremo bene nel presente! Vivendo soltanto nel presente ci sentiamo poco motivati all’impegno e al sacrificio: dalla rinuncia alla lusinga del piacere immediato, che caratterizza le visioni lungimiranti, prende origine ogni grandezza!
Dobbiamo programmarlo per bene il nostro futuro se vogliamo avere un giorno la possibilità di andare in vacanza alle Maldive e portare la famiglia in crociera nel Mediterraneo o ai Caraibi, o quantomeno non avere preoccupazioni economiche. Se non fissiamo bene i nostri obiettivi, se non abbiamo uno schema chiaro da seguire e un preciso scopo nella mente, non andiamo lontano. Per superare gli inevitabili momenti di sconforto e raggiungere la meta prefissata è utilissima la convinzione che ad ogni sforzo o sacrificio corrisponde prima o poi un premio: quando il premio “ritarda” vuol dire che non ci siamo applicati abbastanza! Come pure è utilissima la convinzione che i problemi sono soprattutto un’opportunità per dimostrare il nostro valore e apportare alcuni cambiamenti utili nella nostra vita. Preoccuparsi è normale, anzi una sana preoccupazione è una dimostrazione di maturità ed è sicuramente da preferire ad un comportamento superficiale, godereccio e irresponsabile. In ogni caso, i problemi non sono causati dall’assillo per il futuro e forse neanche dal tormento dovuto a ricordi angosciosi del proprio passato, ma dalla perdita del senso delle proporzioni. La soluzione dei nostri problemi non sta nel vivere nel qui e ora incondizionatamente, ma nell’evitare ogni inutile e pericolosa esagerazione: occorre stare attenti agli eccessi! Per eliminare i problemi che ci affiggono dobbiamo… abituarci ad essi! Tutto ciò che cerchiamo di evitare finisce per ritorcersi contro e perseguitarci. Tanto vale prendere le situazioni di petto!
Premesso perciò che, come già detto, il successo non deve mai riguardare soltanto la vita lavorativa e sociale, ma anche quella familiare e personale, esso può essere ottenuto imparando a convivere con l’insicurezza, ossia a sopportare i disagi, i contrattempi, i rifiuti, le difficoltà, le critiche, le cose spiacevoli o storte che inevitabilmente ci piovono addosso. Bisogna uscire spesso dalla nostra zona di sicurezza o di comfort in modo da assuefarci alla conseguente sgradevolezza. Insomma, la sicurezza che tutti cerchiamo accanitamente si raggiunge in un modo solo: accettando l’insicurezza! Ciò spiega perché i giovani scapestrati o nullafacenti quando mettono la testa a posto riescono brillantemente: sono ormai rotti a tutti gli inconvenienti della vita e perciò si adattano facilmente a quelle situazioni che per altre persone sono stressanti. Quindi ancora una volta i mali non vengono per nuocere e bisogna guardare sempre anche all’altra faccia della medaglia! Infatti, anche la sicurezza e l’insicurezza sono due facce della stessa medaglia, dunque sono opposte e complementari ed entrambe necessarie ed utili, e perciò si rincorrono vicendevolmente nel rispetto della legge dell’equilibrio dinamico o dell’alternanza. Pertanto, per ottenere la sicurezza occorre abituarsi all’insicurezza, così come per sconfiggere le paure dobbiamo affrontarle e convivere con esse. Ed anche se l’apprendistato è faticoso e, soprattutto, a lungo termine, ad un certo momento ci abituiamo così bene che quasi più niente riesce a disturbarci. Accettando l’insicurezza noi conquistiamo la sicurezza! I nostri sensi si abituano a tutto, persino ai rumori più assordanti e agli odori più puzzolenti. Purtroppo, questo meccanismo vale per tutto ciò che ci riguarda: anche le ricchezze e il lusso, vissuti da dentro, ad un certo punto ci annoiano, è come se non li avessimo, nel senso che vi ci abituiamo talmente che non sappiamo più apprezzarli ed essere grati alla vita; al contrario chi guarda da fuori le nostre fortune ci invidia a morte!
Per trovare la serenità dobbiamo accettare la nostra inquietudine che è parte della vita convincendoci che nessuna emozione è mai “completamente” negativa o dannosa e mai “completamente” positiva o utile: ogni emozione o sentimento nasconde in sé la sua parte complementare ed opposta! E ugualmente, nessuna scelta o decisione è mai “completamente” vantaggiosa o “completamente” svantaggiosa. Per riuscire nella vita dobbiamo abituarci a fare proprio quelle cose che trascuriamo di più! La legge dell’alternanza comporta sempre l’esistenza di due facce tra loro opposte e complementari per cui la faccia nascosta, quella che ignoriamo o che trascuriamo, ci condiziona maledettamente. Il che significa che ci sarà sempre qualcosa che non va come vorremmo nella nostra vita, per cui dobbiamo smetterla una buona volta di lamentarci e angustiarci inutilmente, perché così facendo ci suggestioniamo alla scontentezza, e vi ci abituiamo a tal punto che non ce la leviamo più di torno! I pensieri autosvalorizzanti, il dialogo interiore spesso angoscioso, l’immaginazione febbrile sono la vera causa dello spavento e del tormento. I pensieri distruttivi stancano più di una corsa a piedi! Dai nostri pensieri nasce la nostra realtà e si generano le nostre emozioni, perciò dobbiamo coltivare pensieri utili e positivi cercando di tenere a bada quelli negativi e disfattisti che causano la perdita di controllo sulle nostre emozioni e ci inducono ad azioni sconsiderate. È importante distrarre la mente e i sensi allontanandoci non appena è possibile dall’abituale luogo di residenza e di lavoro in cerca di svago, di sorprese e di novità e, inoltre, dobbiamo scaricare regolarmente la tensione psichica accumulata ricorrendo spesso alla fatica fisica, come per esempio la corsa o lunghe passeggiate a piedi in luoghi salubri ed il giardinaggio! Anche le barzellette e gli spettacoli comici e divertenti hanno effetti straordinari perché le risate allontanano le preoccupazioni e fanno vibrare il corpo intensamente scaricando così le tensioni.
Vorrei qui sottolineare che la tensione psichica e quella muscolare sono assolutamente normali e necessarie perché senza gradiente (o differenza di potenziale) tra due parti in gioco nessun organismo è in grado di funzionare. Purtroppo la tensione è un meccanismo stressante o logorante: gruppi di muscoli si comportano come un unico muscolo dando luogo alle cosiddette catene cinetiche per cui sforzi localizzati provocano il logoramento (raccorciamento o contrattura) dell’intero sistema. Ugualmente la mente è soggetta a tensione (psichica) in quanto con i pensieri entrano in gioco le scelte, che sono sempre più o meno contraddittorie, e i dubbi che ci fanno pensare sempre alle stesse cose! Ma sono le scelte, i dubbi e le difficoltà che ci rendono così intelligenti, ossia “pensanti”! Tuttavia, se non ci riguardiamo, se ci logoriamo troppo, se alla tensione non fa regolarmente seguito la distensione, la prima finisce per accumularsi e diventare cronica e ci ritroviamo con il collo, le spalle e la schiena così tesi e rigidi da provocare dolori a volte lancinanti e l’impossibilità di fare alcuni movimenti, mentre dal punto di vista psichico rischiamo l’esaurimento nervoso! La tensione è causata dal sistema nervoso simpatico (un eccesso di adrenalina), mentre la distensione viene attivata dal sistema nervoso parasimpatico (secrezione di serotonina ed endorfina), ma siamo noi con il nostro modo di vivere che aiutiamo o intralciamo l’azione del sistema nervoso autonomo. Per scaricare le tensioni e alleviare il dolore, ossia per attivare il sistema nervoso parasimpatico dobbiamo fare regolarmente quelle cose che fanno vibrare armonicamente il corpo, come appunto la corsa, il ballo, la risata e… l’orgasmo!