giovedì, 31 gennaio 2008

Nazim Hikmet, Pablo NerudaMadre Teresa di Calcutta
 

Alla vita

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

Ode al giorno felice

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.
 

Ama la vita così com’è…

Ama la vita così com’è:
amala pienamente, senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un po’.

Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.

Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.

Ma non amare mai senza amore.
Non vivere mai senza vita!

postato da: Manoli alle ore 14:13 | Permalink | commenti (10)
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giovedì, 31 gennaio 2008

Che ne dite di un caffè con la panna e qualche biscottino? :-)

Buon pomeriggio!

Un abbraccio ed un sorriso.

Utilizza il malanno per trovare il benessere.

postato da: Manoli alle ore 13:55 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 31 gennaio 2008

Buongiornooooooooo anche gennaio sta andando via!!!

Tempo incerto, auguri a tutti i Giovanni e le Giovanne, oggi è San Giovanni Bosco, un santo molto importante per me :-)

Meravigliosa giornata a tuttiiiiiiiiiiiiiii... cos'è quel viso senza sorriso???? sù sù... siamo tutti un pò stanchi e stressatiiiii.... svegliaaaaaaaaaaaaaaaaa :-)

colazioneeeee........

postato da: Manoli alle ore 07:22 | Permalink | commenti (23)
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mercoledì, 30 gennaio 2008

Non capiremo mai abbastanza... quanto bene è capace di fare...    un sorriso.

Sorridete gente...

sorridete!!! :-)

postato da: Manoli alle ore 20:59 | Permalink | commenti (11)
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mercoledì, 30 gennaio 2008

Rallentare per vivere meglio?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore Ultimo aggiornamento: 30/01/2008 9.19.16

I ritmi frenetici nemici del nostro benessere?

La forza è nella calma?

Educati a "correre"?

Come sconfiggere il nervosismo contemporaneo?

I ritmi frenetici nemici del nostro benessere?

Essere in grado di ottemperare ai nostri doveri quotidiani "velocemente" sembra oggi divenuto essenziale. Ci alziamo e ci vestiamo di fretta. La caffeina che ci sveglia al mattino è uno dei simboli dei nostri tempi: cerchiamo sempre più esperienze adrenaliniche, per sentirci vivi e attivi. Dai drink energetici consumati in discoteca per poi scatenarsi e perdere il controllo, ai film horror sempre più angoscianti e terrificanti che danno la sensazione di "avere i nervi a fior di pelle". 

Ma negli ultimi anni, a partire dall’ideologia dello "Slow Food" , si è sviluppata una corrente di pensiero che promuove e incoraggia uno stile di vita diverso da quello adrenalinico, automatico, frettoloso cui siamo ormai tutti assuefatti e che ha un prezzo alto da pagare per il nostro organismo: ipertensione, ansia, rabbia cronica, agitazione e poi abuso di alcol e stimolanti e, infine, sonniferi per riuscire a dormire. Uno stile di vita alternativo in cui si possa vivere le proprie giornate con relativa calma e serenità. Una vita che sia pacata progettualità nel caos e nella confusione che ci circondano. 

Ma come trovare una nicchia di pace e calma?

Il consiglio è quello di chiedersi, per ogni attività che svolgiamo, se sia proprio così indispensabile. O se magari quel tempo possa essere dedicato ad altro, ossia a noi stessi. Stare soli con se stessi, immersi nei propri pensieri, magari anche focalizzandosi sui problemi e cercando di risolverli. Fare attività fisica all’aperto, in mezzo al verde; o praticare una delle numerosissime discipline orientali, come lo yoga, per il benessere del corpo e della mente. E quando ritorniamo alla realtà puntare all’essenziale, eliminare tutto il superfluo. E andare con una comoda seconda marcia, non in quinta!

La forza è nella calma?

Siamo costantemente bombardati da stimoli eccitanti e spesso nocivi e consumiamo tutto in fretta. Dai libri, sempre più facili da leggere e meno articolati: chi mai si porterebbe Dostoevskij in metro? Ai film, sempre più incalzanti e sconvolgenti: film come quelli di Hitchcock che tenevano desta l’attenzione dando il giusto brivido oggi li guardiamo per puro piacere intellettuale, un po’ come andare al museo. Anche l’arte, in tutti i suoi campi, sta diventando sempre più ad effetto. Deve scioccare sempre di più. 

Cercare di agire con maggiore calma non significa necessariamente annoiarsi. Abbiamo la sensazione di fare meno e magari ci sentiamo in colpa se rallentiamo il passo? Non è così. Vivere momento per momento la giornata, invece di scivolare su ogni attività pensando già alla successiva, ci permetterebbe, al contrario, di assaporare maggiormente la vita apprezzandone i particolari. La nostra felicità, infatti, non può dipendere da quanto ci abboffiamo di attività, svaghi, lavori o vacanze lampo.

Educati a "correre"?

Il ritmo accelerato che ci imponiamo fa parte anche dell’educazione che abbiamo avuto da bambini: spesso i genitori non sopportano di vedere il proprio figlio che ozia. Ma è un peccato, perché è proprio dalla noia  che si sviluppa la capacità di fantasticare, di immaginare. Al bambino viene imposta l’attività continua e, nell’ozio, si preferisce la tv, che però è nemica del pensiero.

Nell’adulto l’attività continua e accelerata serve anche a dimenticare se stessi e i propri problemi: questa strategia di vita, tuttavia, spesso non funziona e porta a problematiche psicologiche più complesse. Gli studi psicoanalitici dell’ultimo decennio indicano infatti che è più sana una persona che riesce a stare calma e relativamente serena in completa solitudine rispetto a chi è sempre sulla cresta dell’onda e in prima fila in ogni situazione sociale, ma perché da solo sta male.

Come sconfiggere il nervosismo contemporaneo?

Larry Dossey, medico americano, ha parlato di "instabilità del tempo", invitando a considerare il tempo non come qualcosa che sfugge e che non basta mai, bensì come un "elemento" in cui siamo immersi e da usare con saggezza e moderazione.

Il tempo, infatti, non dovrebbe essere visto come un nemico da sconfiggere, dividendosi affannosamente tra studio, lavoro, famiglia, vita sociale e vacanze, ma come compagno di viaggio benevolo e copioso se sappiamo gestirlo con calma.

Alla ricerca di tempi e ritmi più naturali, senza che il futuro da cui ci sentiamo trainati diventi un tiranno. Forse iniziando a non sperperare energie in nome di un ideale di "perfetta efficienza" potremo riuscire a sconfiggere quel "nervosismo moderno" di cui parlava Freud più di un secolo fa.

Riccardo Serafini

Psicologo clinico e Formatore

© Il Pensiero Scientifico Editore

postato da: Manoli alle ore 16:00 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 30 gennaio 2008

La felicità ha la forma di una U. Tratto da TGCom.

Ed è meglio presa a piccole dosi

La felicità? Il suo andamento nella vita di una persona ha la forma di una "U": ha cioè un picco positivo in giovane età, poi cala fino a un minimo intorno ai 40 anni, per riprendersi in età avanzata. Quarantenni sull'orlo di una crisi matrimoniale, professionale, etica o esistenzizale consolatevi quindi, ma è solo questione di tempo. Superata la fase critica della mezza età. i lumi del benessere mentale si riaccenderanno. E se siamo tutti d'accordo nel fatto che essere felici è meglio che sentirsi tristi e depressi, gli scienziati ci avvertono: qualche piccolo cruccio può avere un ruolo positivo.

 

La forma della curva della felicità è la scoperta fatta da Andrew Oswald dell'Università inglese di Warwick e David Blanchflower del Dartmouth College in USA, presentata in uno studio, unico nel suo genere, che ha coinvolto due milioni di persone di 80 paesi del mondo. La forma della felicità, rivelano gli esperti sulla rivista di sociologia più citata al mondo 'Social Science e Medicine', è dunque inequivocabilmente quella di una "U".

 

L'effetto contrario si ha per la depressione, che avrebbe il suo picco massimo proprio intorno ai 40 anni. Gli esperti hanno raccolto una mole enorme di dati a livello mondiale, Italia compresa, per esaminare se fosse riscontrabile una costante o un trend comune a tutte le persone, indipendentemente da origine geografica e stato economico-sociale. Sorprendentemente questo filo conduttore  presente nei Paesi poveri come nell'opulento Occidente, scorre seguendo i cicli dell'età, con un profondo "avvallamento" nella parte centrale della vita; suggerendo che forse le linee immaginarie di felicità e depressione sono tracciate da qualcosa che è radicato nella stessa natura umana. Così, mentre all'approssimarsi dei 40 anni la felicità scema, aumenta il rischio di depressione, indipendentemente dalle condizioni di vita. ''Alcune persone soffrono più di altre ma l'effetto accomuna tutti", dichiara Oswald, "single e sposati, uomini e donne, ricchi e poveri, con o senza figli; nessuno sa perché questo dato appare così costante''.

 

E' possibile, aggiunge Oswald, che solo un bel pezzo dopo i 40 le persone acquisiscano quella maturità che le rende capaci di accettarsi per quel che sono, con i loro punti di forza e debolezze e che dicano addio così una volta per tutte a tante aspirazioni irrealizzabili. ''Qualcosa avviene di misteriosamente profondo dentro di noi", conclude Oswald, "e solo dopo i 50 anni le persone cominciano a riemergere da questo periodo 'cupo'''.

 

Un altro team di psicologi impegnato a studiare le misteriose alchimie della felicità suggerisce che questa, per essere sinonimo di salute e benessere, deve essere presa “a piccole dosi”. Ancora meglio se poi una vita serena e lieta non è priva di qualche piccolo cruccio di quando in quando. Insomma, stando a Ed Diener dell'University of Illinois a Urbana-Champaign, non ci sono dubbi: chi è “felice ma non troppo” può ottenere di più, anche in termini economici, rispetto a chi è super-felice. Non solo: vivrà anche più a lungo.

 

"I nostri risultati - scrive Diener su “Perspectives on Psychological Science” - suggeriscono che livelli estremamente alti di felicità potrebbero essere un obiettivo non poi così desiderabile". I ricercatori hanno esaminato sei diversi lavori sul tema, per capire

quando si può parlare di felicità perfetta. In uno di questi, condotto su circa 120mila persone di 96 Paesi, si scopre che chi dichiara una soddisfazione pari a 8 o 9 in una scala fino a 10 è più ricco e sano di chi si attribuisce un 10 pieno. Allo stesso modo, uno studio condotto tra gli studenti di un college, i più felici sono anche i più socievoli, ma questi stessi soggetti hanno una media scolastica più bassa rispetto ai coetanei che lo sono appena un pizzico di meno.

Il tallone d'Achille degli “ottimisti a tutti i costi” può essere proprio il fatto di trascurare di sottoporsi a regolari controlli medici, ipotizza il ricercatore. Oppure, chi si sente del tutto appagato dalla vita, spesso non fa il minimo sforzo per migliorarsi, magari studiando di più o cercando un nuovo lavoro. O forse, avevano ragione gli antichi a dire che “in medio stat virtus”, ossia che la virtù sta nel mezzo. "Forse non siamo fatti per essere in uno stato di estasi perenne. Magari abbiamo bisogno di qualche emozione negativa", dice Diener. Insomma, qualche piccolo dispiacere fa bene. Naturalmente a patto che non siano troppi.  

postato da: Manoli alle ore 08:50 | Permalink | commenti (10)
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martedì, 29 gennaio 2008

http://it.youtube.com/watch?v=mpaFzF-Abyg

C'è gente che ha avuto mille cose
Tutto il bene, tutto il male del mondo
Io ho avuto solo te
E non ti perderò
Non ti lascerò
Per cercare nuove aventure
C'è gente che ama mille cose
E si perde per le strade del mondo
Io che amo solo te
Io mi fermerò
E ti regalerò
Quel che resta della mia gioventù
Io che amo solo te
Io mi fermerò
E ti regalerò
Quel che resta della mia gioventù
Quel che resta della mia gioventù

Dedicato a... mia figlia! :-)

postato da: Manoli alle ore 13:57 | Permalink | commenti (38)
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lunedì, 28 gennaio 2008

Buon pomeriggio a tutti, mi fate un piacere?

Mi spedite quanto prima un pò della vostra energia?

Oggi sono molto scarico... un pò di energia da ognuno di voi e starò meglio.... forse :-)

Brocca di caffè?

postato da: Manoli alle ore 13:50 | Permalink | commenti (42)
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sabato, 26 gennaio 2008

sogna quello che desideri sognare...

va dove desideri andare...

cerca di essere ciò che desideri essere...

non tutti riusciamo in quello che desideriamo...

ma dobbiamo almeno provarci!!!!

Buona vitaaaaaaaaaaaaaaaa .-)

un abbraccio ed un sorriso!

postato da: Manoli alle ore 19:18 | Permalink | commenti (25)
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venerdì, 25 gennaio 2008

Buondì.... finalmente è venerdì!!!! ;-)

Buona giornata (qui c'è un magnifico sole ed un vento accettabile) ed uno splendido fine settimana!

Un abbraccio forte ed un mega sorriso!

:-)

postato da: Manoli alle ore 09:15 | Permalink | commenti (22)
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giovedì, 24 gennaio 2008
Vivere
è passato tanto tempo
Vivere!
è un ricordo senza tempo
Vivere
è un po' come perder tempo
Vivere.....e Sorridere!.......
VIVERE!
è passato tanto tempo
VIVERE!
è un ricordo senza tempo
VIVERE!
è un po' come perder tempo
VIVERE....e Sorridere dei guai
così come non hai fatto mai
e poi pensare che domani sarà sempre meglio
OGGI NON HO TEMPO
OGGI VOGLIO STARE SPENTO!

Vivere!
e sperare di star meglio
Vivere
e non essere mai contento
Vivere
come stare sempre al vento
VIVERE!......COME RIDERE!!!

VIVERE!
anche se sei morto dentro
VIVERE!
e devi essere sempre contento!
VIVERE!
è come un comandamento
VIVERE..... o SOPRAVVIVERE....
senza perdersi d'animo mai
e combattere e lottare contro tutto contro!.....
OGGI NON HO TEMPO
OGGI VOGLIO STARE SPENTO!.....

VIVERE
e sperare di star meglio
VIVERE VIVERE
e non essere mai contento
VIVERE VIVERE
e restare sempre al vento a
VIVERE.....e sorridere dei guai
proprio (così) come non hai fatto mai
e pensare che domani sarà sempre meglio!!!!!
postato da: Manoli alle ore 13:35 | Permalink | commenti (13)
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mercoledì, 23 gennaio 2008
Godere al massimo di ogni attimo, adoperarsi affinché tutte le cose cattive che ci accadono non ci intristiscano, non ci abbattono, aumentare, prolungare, estendere, accrescere, all’ennesima potenza le sensazioni positive delle cose buone che ci accadono ed eventualmente condividerle, adoperarsi affinché ogni reazione, gesto, sorriso, sguardo porti a noi ed agli altri piacere...
ecco cos’è vivere!!!!!!!!
Un abbraccio forte ed un sorriso.
Manoli
postato da: Manoli alle ore 08:51 | Permalink | commenti (34)
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lunedì, 21 gennaio 2008

Toglimi il pane, se vuoi, toglimi l'aria, ma non togliermi il tuo sorriso (...)
Dura è la mia lotta e torno con gli occhi stanchi, a volte, d'aver visto la terra che non cambia, ma entrando il tuo sorriso sale al cielo cercandomi ed apre per me tutte le porte della vita.

Sereno proseguimento a tutti!

postato da: Manoli alle ore 08:03 | Permalink | commenti (34)
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mercoledì, 16 gennaio 2008

"La vita è:

1. RETTA CONOSCENZA, che vi da, gli strumenti necessari per il vostro viaggio.

2. SAGGEZZA, per usare la conoscenza accumulata nel modo che meglio servirà alla scoperta della vostra presenza e del vostro presente.

3. COMPASSIONE, per accettare gli altri, che possono avere una mentalità diversa dalla nostra, con gentilezza e comprensione, mentre con loro e in mezzo a loro percorrete la vostra strada.

4. ARMONIA, per accettare il flusso naturale della vita.

5. CREATIVITÀ, per aiutarvi a capire e a riconoscere nuove alternative e sentieri inesplorati.

6. FORZA, per resistere alla paura e continuare ad avanzare senza garanzie di ricompensa.

7. PACE, per mantenervi centrati.

8. GIOIA, per permettervi di cantare, di ridere e di danzare lungo l'intero cammino.

9. AMORE, che sarà la vostra guida costante verso il più alto livello di conoscenza di cui è capace l'uomo.

10. UNITÀ, che ci porta al punto di partenza... il luogo dove noi siamo uniti a noi stessi e a tutte le cose ."

Dovunque voi siate spero che queste 10 semplici regole vi accompagnino sempre!!!!

Buona vita!

Un abbraccio Manoli.

postato da: Manoli alle ore 12:43 | Permalink | commenti (68)
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martedì, 15 gennaio 2008

Felicità è... l'attimo in cui sorridi... dimenticando tutto il resto!!!

Un sorriso, che cosa è un sorriso...?

Un sorriso allieta la giornata.

Un sorriso ti rende felice.

Un sorriso ci stimola.

Un sorriso ti fa sorridere.

Un sorriso fa qualsiasi cosa.

Sorridete di più!!!

Se proprio non ci riuscite sfioratevi con le dita i fianchi oppure sotto la pianta del piede e poi vedete se non sorridete!!!! :-)

p.s. fatemi sapere...

Un abbraccio forte ed un sorriso ;-)

postato da: Manoli alle ore 18:49 | Permalink | commenti (27)
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lunedì, 14 gennaio 2008

Confronto o scontro?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Famiglia “ideale”, favola o realtà?

Perché si discute? 

Quando il conflitto fa paura? 

Confronto o scontro? 

Quali strumenti per gestire il conflitto? 

 

Famiglia “ideale”, favola o realtà? 

 

L’idea della “famiglia felice” è molto presente nell’immaginario collettivo e nella nostra quotidianità viene spesso proposta, specie negli spot pubblicitari, con delle caratteristiche precise: genitori e figli sono giovani, belli e sani, condividono molti momenti della giornata, in grandi case luminose e sono perennemente allegri. La realtà purtroppo è un po’ diversa. I tempi della vita in comune sono spesso ristretti e vissuti con fretta e, talvolta, con nervosismo: un caffè di corsa, la televisione accesa tra i capricci dei bambini e un battibecco dei genitori. 

 

La vera differenza, però, tra la famiglia “ideale” rappresentata dalla pubblicità e quella reale è che la prima è una famiglia senza conflitti, dove regna un’armonia perenne e artificiale, mentre nelle famiglie vere il conflitto è all’ordine del giorno.

 

Perché si discute?

 

Di solito il conflitto si manifesta nella gestione delle piccole faccende quotidiane e riguarda spesso l’educazione dei figli. Si discute su quali siano le regole da rispettare e su chi debba stabilirle, su orari di rientro a casa, abitudini, gestione del tempo libero, compiti scolastici, amicizie. Solo apparentemente può sembrare che tutti i membri della famiglia siano protagonisti allo stesso modo dei litigi e delle discussioni che si ripetono quotidianamente. In realtà i veri attori del conflitto sono quasi esclusivamente i genitori che, anche involontariamente, coinvolgono i figli, inducendoli a schierarsi da una parte o dall’altra. La discussione non riguarda tuttavia solo l’educazione dei figli: spesso sono gli adulti a discutere tra loro sulla divisione delle incombenze domestiche, ma anche su argomenti strettamente riguardanti la relazione di coppia, come i rapporti sociali e la vita sessuale. 

 

Il conflitto, inteso come differenza di posizioni, è parte integrante della vita di una famiglia, e come tale ineliminabile e anche fecondo, perché conduce a quegli aggiustamenti necessari che rendono un insieme di persone un’entità nuova e forte. Il problema nasce quando il conflitto manifesto nasconde un altro conflitto, che affonda le sue radici nella storia della coppia e nella storia personale di entrambi; la sua mancata risoluzione è infatti spesso all’origine della crisi della famiglia e dell’aumento del numero delle separazioni.

 

Quando il conflitto fa paura?

 

La costituzione di una coppia comporta spesso la convinzione illusoria, da parte di coloro che la compongono, che essa abbia caratteristiche del tutto originali, indipendenti da quelle delle proprie famiglie di origine. Si crede di iniziare una storia nuova, tutta da inventare. La convivenza poi, e soprattutto la nascita dei figli, portano invece alla luce quella diversità di bagaglio culturale ed emotivo che si pensava appartenesse ad una fase precedente della propria vita: ci si accorge col tempo che non si sposa mai una persona sola, ma un’intera famiglia. È questa presa di coscienza che fa nascere i conflitti, laddove il diventare genitori fa rivivere la propria esperienza di figli e riattiva modelli educativi radicati nella propria infanzia. Il problema si pone nel momento in cui i modelli educativi dei due membri della coppia non coincidono. 

 

Ciò che si nasconde dietro il conflitto, e che lo rende temibile, è l’intreccio emotivo sottostante, l’irrompere del passato nella vita presente che rischia di far perdere la lucidità necessaria per scendere a patti con la diversità dell’altro e sostenere un confronto costruttivo. In questo senso non è il conflitto che fa paura, ma il possibile fallimento della coppia, del progetto comune, che un conflitto portato alle sue estreme conseguenze comporta. In altre parole, si ha paura di non sapersi fermare in tempo.

 

Confronto o scontro?

 

Il conflitto, inteso come reale e sincero confronto sulle rispettive convinzioni e le rispettive dinamiche emotive, è sicuramente fondamentale per la “salute” della coppia e, quindi, della famiglia. Sono molte le cose non dette all’interno di una coppia, proprio per la paura del fallimento. Ma ciò che viene taciuto o mascherato sotto altre spoglie - il battibecco sterile, il disaccordo sulle regole - corrode da dentro l’armonia della coppia, conducendo spesso ad una conclusione paradossale: ci si lascia, alla fine, per non aver voluto rischiare di lasciarsi prima. 

 

Discutere non significa necessariamente litigare, essere in disaccordo non comporta per forza una rottura. Scoprire cosa si nasconde dietro il conflitto può aprire la strada alla sua risoluzione, facendo i conti con la propria storia, e vivendo la propria esperienza di coppia e di famiglia come unica e irripetibile, seppure talvolta difficile e faticosa.

 

Quali strumenti per gestire il conflitto?

 

Gli strumenti indispensabili perché un conflitto diventi un’occasione di confronto costruttivo sono il dialogo, la sincerità nello scoprirsi di fronte all’altro, la fiducia reciproca. La paura del conflitto ha generato tuttavia un equivoco rispetto agli strumenti per gestirlo. La tolleranza reciproca, la pazienza, la capacità di sopportare le frustrazioni, che un tempo erano definite virtù, appaiono oggi come difetti o segni di debolezza; ma solo attraverso questi atteggiamenti è possibile gestire il conflitto in maniera positiva. 

 

È ovvio però che, quando si fa di tutto per nascondere le reali motivazioni di un conflitto, non è facile confrontarsi apertamente: in questo caso è certamente utile l’apporto di una figura esterna, che possa aiutare la coppia – in una situazione protetta – ad essere più cosciente del “non detto” e a sperimentare le modalità più adatte di discussione, sulla base delle risorse personali di ciascuno e della motivazione a superare le difficoltà.

A cura di Chiara Mezzalama 

Psicologa, psicoterapeuta, AIPPI

e di Laura Mercuri

Psicologa, psicoterapeuta

Rubrica a cura di Bianca Micanzi Ravagli

Direttore della Scuola di Specializzazione AIPPI

Redazione della rivista Richard & Piggle

postato da: Manoli alle ore 14:46 | Permalink | commenti (19)
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lunedì, 14 gennaio 2008

Sei proprio sicuro di non esserti dimenticato niente oggi?

…compleanni, anniversari, feste. Sicuro?

Non è che magari ti sei dimenticato di fare gli auguri alla persona più importante della tua vita?

Chi è questa persona? Questa persona super speciale sei TU!

E se non trovi tu il tempo per amarti, chi lo deve trovare?

Avanti, diciamocelo chiaramente: se non hai un buon rapporto con te stesso, se non hai fiducia nelle tue capacità, se non hai una forte autostima, … insomma …se non Ti Ami da Impazzire, hai voglia a cercare fuori da te le occasioni per stare meglio, per avere successo, per trovare l’amore con la A e anche la M e la O e la R e la E …. MAIUSCOLE...l’AMORE!

Quanto si è detto e scritto sull’amore. E l’amore poi cos’è? Possiamo definirlo LA passione che ci lega ad una persona?

A quale persona? Solo al nostro compagno o compagna? Certo che no! C’è l’amore per un figlio, per un amico, per una persona speciale che ci ha aiutato in un momento difficile, per qualcuno che è nel nostro “cuore” senza per forza essere anche nel nostro “letto”!

Prima della compagna, prima del partner, prima della madre o del padre, anche prima di un figlio c’è una persona, una sola, che NON dovresti mai dimenticare, con la quale dovresti stare bene sempre, che devi amare ieri, oggi e domani.

Una persona speciale, molto speciale: te stesso Amore! Da non confondere con egoismo ed egocentrismo.

Un sano, sereno, divertente, coinvolgente rapporto d’amore con te stesso ti rende più felice, più soddisfatto, più ricco... e solo quando sei “ricco” dentro potrai esserlo davvero anche fuori!

Da un sano “egoismo” nasce un sano altruismo!

Quante relazioni non funzionano bene proprio perché noi per primi non ci amiamo abbastanza? Tante. Quanti single “saltano” da una relazione all’altra, sperando di trovare in una persona nuova quell’equilibrio e quella serenità che invece va prima creata dentro noi stessi? Tanti. Amare se stessi come stabile fondamenta per costruire qualunque rapporto esterno.

Non è sempre così facile, a volte è perfino semplice dimenticarlo. Impara ad amarti da impazzire!

postato da: Manoli alle ore 14:27 | Permalink | commenti (8)
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lunedì, 14 gennaio 2008

COME CRESCERE INSIEME NEL RAPPORTO DI COPPIA

- 10 regole di buon senso per la coppia emotivamente intelligente -

 Il rapporto di coppia è per sua natura caratterizzato da un’interazione dinamica e persistente tra due persone che comunicano sulla base della presunzione di una conoscenza reciproca più o meno approfondita. Ed è proprio questo aspetto, cioè la conoscenza dell’altro l’elemento più critico ed emblematico della vita a due, che sempre più spesso riserva ai componenti della coppia brutte sorprese. Infatti, spesso si pensa di conoscere il proprio partner molto bene, anzi profondamente, salvo poi a scoprire con grande delusione che di questa persona con la quale si può aver vissuto anche a lungo, si aveva una conoscenza piuttosto superficiale, soprattutto se essa (ma a volte sono coinvolti entrambi i componenti la coppia) inconsciamente o magari intenzionalmente ha comunicato ed agito con il preciso scopo di far conoscere al proprio partner la parte migliore di sé, nascondendo volutamente – per non apparire poco desiderabili o peggio ancora vulnerabili – quella parte di sé che non si accetta o che si intende volutamente tenere segreta, o addirittura ignota a se stessi.

Un simile comportamento potrebbe quanto meno apparire ingannevole nei confronti dell’altro che avrebbe così acquisito informazioni parziali e incomplete sul proprio interlocutore ricavandone un profilo di personalità poco vero, non autentico e soprattutto diverso dalla realtà in quanto solo parzialmente corrispondente alle vere caratteristiche psico-fisiche, relazionali ed emotive del soggetto. Ma chi intenzionalmente avesse posto in essere una simile strategia di comunicazione e di comportamento autoprotettivo e/o manipolativo pensando di far bene il suo “gioco”, presto rimarrebbe assai deluso dai risultati assolutamente negativi con i quali potrebbe chiudersi la partita a due. Infatti, su un piatto della bilancia ci sarebbe la delusione del partner “tradito” per la mal ripagata fiducia, sull’altro un sentimento ancora più grave: l’umiliazione di aver mentito a se stessi, con gravi perdite sul fronte dell’autostima.

Ciò premesso, quali suggerimenti si potrebbero offrire a tutte quelle persone che si frequentano più o meno assiduamente con l’idea, il desiderio o la speranza di unirsi stabilmente in un rapporto di coppia?

Il primo consiglio di fondo è senza dubbio quello di fare della conoscenza profonda dell’altro un obiettivo importante e prioritario da cui poi dipenderà in ultima analisi il buon andamento del rapporto di coppia, che viene misurato concretamente da un particolare indicatore: la voglia di stare insieme. Si, proprio così, il tempo che si desidera trascorrere con l’altro per comunicare, giocare, amare, divertirsi, crescere, ma anche per affrontare insieme i problemi della quotidianità, diventa un tempo di vita che indirettamente è la misura di un rapporto di coppia riuscito e che funziona bene, in cui entrambi i partner possono affermare di essere veramente felici.

A parte il suddetto consiglio di carattere generale, a chi è veramente attento e motivato a vivere un rapporto di coppia sereno, equilibrato ed armonico si potrebbe suggerire di approfondire la conoscenza dell’altro facendo ricorso ad alcuni semplici strumenti della comunicazione interpersonale e dell’intelligenza emotiva, primo fra tutti “il campo di esperienza”. Che è un’entità intrapsichica, ossia un costrutto mentale, che più semplicemente può essere definito come la nostra “mappa mentale”; e il concetto di mappa mentale è, in una certa misura, assimilabile a quello di “forma mentis”.

Il “campo di esperienza” è quindi una specie di doppio filtro che ognuno possiede, attraverso il quale passano informazioni in entrata (input) e in informazioni uscita (output) con le quali ogni individuo interagisce con l’ambiente esterno. Come filtro in entrata il “campo di esperienza” agisce come interprete e traduttore degli stimoli di varia natura provenienti dall’ambiente esterno (autopercezione), e questo permette all’individuo di comprendere e attribuire significato a tutto ciò che accade intorno a lui attraverso un processo di decodifica delle informazioni ricevute dai vari sensi e canali (visivo, uditivo, cinestesico) che non è mai casuale, proprio perché filtrato attraverso il “campo di esperienza” personale. Ma, come già detto, il “campo di esperienza”, opera anche nella direzione opposta come filtro in uscita e questo consente a chi comunica di adattare il proprio comportamento alla situazione e quindi di esibire, di volta in volta, un comportamento che risulterà più o meno emotivamente intelligente e/o socialmente adeguato al contesto, proprio grazie alla qualità delle informazioni contenute nel propria “mappa mentale”.

Allora viene spontaneo domandarsi: se ognuno ha il proprio “campo di esperienza”, le informazioni in esso contenute sono simili o si differenziano nei partner che costituiscono una coppia? Possiamo subito affermare che sono simili le “categorie” di informazioni, ma queste generalmente si differenziano tra loro, anche se casualmente possono coincidere. Un esempio è dato dai “valori”. La categoria “valori” comprende quei principi etici, morali, deontologici che ispirano il comportamento a livello individuale. Perciò se si può affermare che ognuno ha la sua scala di valori, non è detto che quella di Mario coincida con quella di Francesca. Mario, infatti, potrebbe mettere in testa alla propria scala il valore “onestà” seguito, supponiamo, in ordine di importanza decrescente da altri valori come la lealtà, la famiglia, la libertà, la fedeltà, ecc.. L’importanza che invece Francesca potrebbe attribuire a tali valori, ammesso che per lei siano tali, potrebbe essere assolutamente diversa, e quindi il valore “onestà” potrebbe essere confinato in fondo alla sua scala di valori o non essere del tutto presente. Va da sé che l’accordo di due persone su determinati valori unisce e crea vicinanza, il disaccordo, invece, allontana. Se in una coppia al valore “fedeltà” viene attribuito un significato (peso) diverso, prima o poi potrà facilmente accadere ad uno o ad entrambi i partner di ritrovarsi impelagati in storie sentimentali alternative.

Oltre ai valori, le altre categorie di informazioni presenti nel proprio “campo di esperienza” sono quelle relative alle credenze personali, all’ambiente educativo, alla cultura, allo stile di vita, alle paure e ai pregiudizi dai quali si è affetti, agli orientamenti (politici, religiosi, sessuali, ecc.) alle norme e regole di comportamento, al carattere, all’atteggiamento mentale (ottimista, pessimista), alla struttura cognitiva (rigida, flessibile), alla competenza nella gestione delle emozioni. La struttura del campo di esperienza viene inoltre definita sulla base delle seguenti quattro coordinate fondamentali, che potremmo considerare autentici punti cardinali: interessi – obiettivi – motivazioni – benefici. Anche queste sono “categorie” di informazioni che potrebbe essere di fondamentale importanza conoscere dell’altro per poterne comprendere e in qualche modo prevedere il comportamento. Ovviamente ognuno ha i suoi interessi, i propri obiettivi sostenuti da personali motivazioni, che lasciano ipotizzare che ognuno ricerchi determinati vantaggi o benefici nel rapporto con gli altri. Per concludere potremmo considerare, quindi, il “campo di esperienza” il “motore” del comportamento, fonte importante e inesauribile di informazioni utili per conoscere meglio se stessi e gli altri. Perciò esso è, allo stesso tempo, un potente strumento di autoanalisi e un mezzo per comprendere il comportamento di chi ci sta di fronte.

Per questo motivo, tutti gli sforzi individualmente fatti per conoscere di più se stessi e gli altri verranno premiati, in quanto nel tentativo di comprendere più profondamente il partner, potremmo scoprire aree di affinità o di convergenza emotiva in grado di rafforzare anche il legame di coppia. Viceversa, se il “campo di esperienza” dell’altro è per noi un terreno assolutamente inesplorato o poco conosciuto, è evidente che si potrà correre il rischio di ritrovarsi a vivere e a parlare (non a comunicare) con un perfetto sconosciuto. E solo una paziente ed instancabile costanza e curiosità nel voler scoprire e analizzare i contenuti dell’altrui “campo di esperienza” può fare veramente luce sulla personalità del soggetto, mettendoci al riparo da sgradite sorprese. E qui, inutile dirlo, la capacità di saper porre domande e soprattutto di ascoltare con empatia, può rivelarsi un’arte davvero preziosa nel difficile viaggio intrapreso per la conoscenza del proprio partner.

I suggerimenti che seguono sono regole di buon senso, che costituiscono solo la base per avviare un processo di reciproca e profonda conoscenza, che se da un lato è un ottimo rimedio per non correre il rischio di ritrovarsi a vivere un rapporto di coppia come estranei, dall’altro ci sembra il miglior antidoto per prevenire i mali causati dalla routine, dalla noia, dall’apatia, fondamentale anche per promuovere una buona comunicazione interpersonale all’insegna del rispetto reciproco, della fiducia, della felicità e del benessere della coppia.

Il decalogo

1. Dare spazio all’amore:

 trovare sempre nell’arco della giornata il tempo e il modo per dire al proprio partner “ti amo”. Può sembrare banale, ma è importantissimo farlo, ovviamente a condizione di sentirlo. Qualsiasi modo va bene (non ci sono limiti alla fantasia): può bastare un fiore, una carezza, un pensiero gentile, una telefonata, una sorpresa o piccole attenzioni, che faranno capire alla persona che amate quanto è importante per voi. Dopotutto è il pensiero che conta!

2. Essere coerenti:

 l’amore va soprattutto dimostrato e non solo dichiarato. Comportarsi in maniera coerente rispetto al punto precedente è una strategia salva rapporto di importanza cruciale se si vuole evitare di creare contraddizioni tra quello che viene detto a parole e ciò che viene comunicato con i fatti e le azioni quotidiane. Attenzione, dire al proprio partner “ti amo” e poi non essere presenti nei momenti importanti e nelle decisioni che contano nella vita di coppia, equivale a mentire spudoratamente. Può essere utile a questo punto ricordare il primo assioma della comunicazione che afferma…“Non si può non comunicare e tutto comunica… ogni comportamento è comunicazione e la comunicazione è comportamento”.

3. Comunicare in maniera aperta e leale:

 in situazioni di divergenza di opinioni, di contrasto e/o di conflitto, è importante confrontarsi serenamente e ascoltare con calma, rispetto ed empatia anche le ragioni e i punti di vista dell’altro senza alcun pregiudizio, e soprattutto con la piena consapevolezza che l’apparente vittoria dell’uno sull’altro equivale in realtà alla sconfitta di entrambi. Se possibile, non lasciar trascorrere più di 24 ore dall’eventuale litigio per cercare di risolvere il problema o di superare al più presto la situazione conflittuale. E’ bene tener presente, inoltre, che i contrasti e i conflitti, peraltro assolutamente normali in una coppia, possono rappresentare un momento di riflessione, di maggiore conoscenza dell’altro, di confronto e, quindi, di crescita e di evoluzione della coppia, ma possono anche trasformarsi, come più spesso facilmente accade per mancanza di intelligenza sociale, in una trappola mortale per il rapporto che rischia di svuotarsi di ogni sentimento e di rimanere soffocato da violenti scontri diretti ad annientare psicologicamente l’altro. Pertanto, quando ci si ritrova in situazioni di esasperato conflitto è importante domandarsi se si vuole costruire un rapporto migliore o si vuole distruggere quello che si è già costruito.

4. Riconoscere i propri errori:

 sembra facile, ma non è da tutti riuscire a farlo perché riconoscere di aver sbagliato richiede umiltà, coraggio e soprattutto intelligenza sociale ed emotiva. Un comportamento socialmente competente ed emotivamente intelligente prevede una strategia infallibile in tre punti: a) riconoscere i propri errori senza mezzi termini; b) scusarsi sinceramente per l’accaduto; c) impegnarsi a non ripetere l’errore commesso. Le coppie che hanno fatto proprio questo fondamentale principio di comunicazione interpersonale, hanno vita lunga, quelle che invece prediligono giochi pericolosi come “la caccia alle streghe”, “nascondersi dietro un dito” e “il gioco al massacro (è tutta colpa tua se…)” hanno i giorni contati, insieme alla certezza di soffrire.

5. Imparare a perdonare:

 l’amore è anche e forse soprattutto capacità di perdonare. Il perdono è un atto d’amore che appartiene alle persone generose di cuore. Chi non sa perdonare, non può dire di saper veramente amare. Ci sono situazioni in cui il perdono, di per sé difficile da concedere, rappresenta l’unica via d’uscita, da pagare a volte a caro prezzo, ma è un investimento pur sempre conveniente se si tratta di vero amore. In caso contrario, negato il perdono, ci si troverà sicuramente pieni di orgoglio, ma allo stesso tempo più vuoti dentro nell’attesa di potersi “leccare” la propria ferita narcisistica.

6. Rinunciare alla perfezione:

 ricordarsi che nessuno è perfetto è una regola d’oro spesso dimenticata che, se puntualmente osservata, può evitare inutili tensioni, ansia da prestazione e stress nella coppia. Se non accettiamo i limiti del nostro partner o non tolleriamo i suoi difetti e le sue imperfezioni, con molta probabilità non lo amiamo abbastanza o forse abbiamo (e il ché è ancora più grave) una visione distorta e infantile dell’amore. Questo potrà generare anche aspri conflitti nella relazione, ma a quel punto conviene interrogarsi sulle ragioni di fondo della propria scelta e darsi delle risposte coerenti. Insomma, pretendere la perfezione nel rapporto di coppia o dal proprio partner equivale a chiedere a un cavallo di volare…non sarà mai capace di farlo! Bisognerebbe, invece, imparare ad accettare i propri limiti e quelli altrui e saper essere soprattutto tolleranti per quello che non ci piace in noi o nella persona con la quale si è deciso di condividere un progetto di vita. Non è sicuramente facile, ma è prova di grande maturità e di buon equilibrio interiore.

7. Far prevalere il “senso del noi”:

 sembra banale dirlo, ma la coppia è composta da due persone con bisogni, motivazioni, obiettivi, interessi, aspettative e desideri diversi; e fino a quando nella coppia prevarranno interessi personali e forme di egoismo, comunque espresse, non si andrà molto lontano sul difficile cammino della crescita emotiva, dell’amore e della felicità. Questo traguardo, che ogni coppia desidera raggiungere, è invece possibile se i partner sono entrambi capaci di creare da subito quel magico “senso del noi” che è un sentimento profondo, basato sulla condivisione di tutto ciò che crea e rinforza un legame affettivo, e che va alimentato costantemente nel tempo.

Ma come si costruisce il senso del noi ? Innanzitutto con quella complicità, tipica delle coppie molto unite, che pervade anche le piccole cose come i rituali piacevoli e tutti quei momenti emotivamente coinvolgenti che scandiscono il rapporto di coppia, come viaggiare e far vacanza insieme, ritrovarsi a tavola, passeggiare tenendosi per mano, far l’amore, divertirsi, gioire dei momenti di intimità, ma anche affrontando uniti le inevitabili difficoltà della vita, le situazioni di dolore e i momenti di sofferenza, senza dimenticare l’importanza di avere un linguaggio comune che faccia da sfondo al rapporto di coppia, caratterizzandone in modo esclusivo le fasi evolutive.

Questo e molto altro ancora serve a creare il senso del noi, che ovviamente comprende anche le decisioni importanti da prendere insieme per il bene della coppia, come per esempio l’acquisto di una casa, il lavoro, l’educazione dei figli. Insomma, il senso del noi è un potente antidoto allo stress emotivo e relazionale della vita a due, che comporta un “affidarsi reciproco”, ossia una dimensione affettiva che unisce nonostante tutto, e nella quale ognuno si sente protetto da un rassicurante e tranquillizzante noi, capace di creare fiducia reciproca, indispensabile per andare avanti, e di emanare una straordinaria forza ed energia che rinsaldano profondamente il legame, rendendolo inossidabile e invulnerabile alle avversità quotidiane e ai problemi dell’esistenza.

8. Alimentare la passione:

 significa desiderare l’altro e sentirsi fisicamente, sessualmente e emotivamente attratti dall’altro, ma allo stesso tempo rendersi a propria volta sempre desiderabili e attraenti agli occhi del proprio partner. Insieme all’intimità e all’impegno, la passione è un elemento cardine del rapporto di coppia da cui dipende la stabilità relazionale; e forse è anche l’aspetto più difficile da gestire nel tempo. E la difficoltà consiste nel fatto che la passione per sua natura è un fattore che molti considerano legato esclusivamente alla bellezza, all’attrazione fisica, alla corporeità e meno ad elementi più intangibili come il “fascino” che è invece una qualità importantissima che una bella persona è in grado di emanare a prescindere dalla sua età anagrafica. Per mantenere sempre alta la “fiamma” della passione, allora la coppia ha bisogno di evolvere anche sessualmente e di rinnovarsi per riuscire ad essere sempre all’altezza delle aspettative affettive, sessuali ed emotive del partner. Molte coppie commettono invece l’errore fatale di dare tutto per scontato sul piano affettivo e quindi si adagiano, cadono nella routine, pensando che ormai non sia più così importante risultare desiderabili e attraenti agli occhi del proprio compagno con il quale magari si convive già da anni.

Se è vero che invecchiando la bellezza esteriore diminuisce e con essa le prestazioni fisiche e l’esuberanza sessuale, allora è anche vero che coltivare il proprio fascino e la bellezza interiore è un’arte che si può imparare, che forse rimane l’unica, vera arma segreta per mantenere sempre vivo e coinvolgente un rapporto di coppia che permette ai partner di crescere insieme.

9. Creare intimità nella coppia:

 la tenuta di una coppia nel tempo è direttamente proporzionale al grado di intimità che i partner riescono a stabilire tra di loro. L’intimità è uno straordinario collante ancora più forte della passione, ma che per funzionare ha bisogno di essere continuamente alimentato attraverso una fiducia reciproca profonda e incondizionata. Solo su queste basi è possibile rivelarsi completamente all’altro, svelare i propri segreti, mettere a nudo le proprie debolezze o paure senza il timore di apparire fragili, vulnerabili o di essere giudicati per le proprie “zone erronee”.

L’intimità, quella vera, richiede soprattutto coraggio ed onestà intellettuale per affermare la propria identità, oltre alla consapevolezza che essa non è mai un punto di partenza, ma un punto di arrivo, un traguardo che si conquista pian piano, giorno dopo giorno nel tempo.

L’intimità è in sintesi un elemento fortemente caratterizzante la stabilità della coppia, che più sarà intima e più apparirà unita e sicura anche agli occhi degli altri, grazie a quell’invidiabile senso di complicità che è allo stesso tempo causa ed effetto dell’intimità tra due persone che si amano.

10. Impegnarsi verso l’altro:

 è in assoluto la regola di buon senso più difficile da seguire in un rapporto di coppia. Infatti, l’impegno implica da un lato l’assunzione di responsabilità nei confronti del proprio partner, specificamente legate a tale ruolo, dall’altro la volontà e il desiderio di non deludere mantenendo in qualsiasi situazione un comportamento adeguato che garantisca condizioni di equilibrio emotivo e stabilità nella coppia. Più in particolare, il termine impegno ha una valenza olistica, che abbraccia diverse dimensioni del rapporto, tutte assolutamente importanti, che vanno da quella relazionale, a quella psicologica, affettiva e professionale.

Impegno dal punto di vista relazionale vuol dire innanzitutto fedeltà e rispetto per l’altro; nella dimensione psicologica l’impegno assume il significato di fiducia e aiuto fornito al partner per sostenerlo nel suo percorso di autorealizzazione e crescita personale; in ambito affettivo l’impegno sottintende la presenza non solo fisica, ma soprattutto emotiva sia nei momenti belli che in quelli difficili della vita; in ambito professionale, infine, l’impegno per il proprio partner si estrinseca con la disponibilità a cercare insieme occasioni e opportunità che favoriscano il suo successo in ambito lavorativo, magari attraverso una più efficace strategia di valorizzazione delle sue risorse personali, che abbia anche lo scopo di migliorare la sua autostima. Ma perché è così difficile impegnarsi verso l’altro? Forse perché l’impegno richiede sacrificio, rinunce, capacità di donarsi senza pretendere nulla in cambio, impiego di risorse personali a favore dell’altro, altruismo o meglio ancora assenza di egoismo, dedizione. In una parola “amore”, un sentimento davvero grande, capace di raccogliere in sé tutte queste cose che solo chi ama sinceramente riesce a ritrovare con assoluta naturalezza nel suo repertorio comportamentale.

postato da: Manoli alle ore 14:21 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 14 gennaio 2008

Vi auguro tanta serenità e felicità!

Nelle due pagine precedenti e in quelle che scriverò, vorrei tentare di farvi capire che la felicità non deriva esclusivamente da chi abbiamo vicino, ma dipende molto da noi!

Possiamo essere le persone più felici della terra da soli... possiamo avere delle persone fantastiche vicino ed essere infelici...

Un abbraccio a tutti!

Buona vita. :-)

 

postato da: Manoli alle ore 09:49 | Permalink | commenti (10)
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domenica, 13 gennaio 2008
A volte basta poco per essere infelici in una coppia (sia che questa coppia sia legata d’amicizia, sia che legata d’amore) un incomprensione, un disguido, una bugia, un atteggiamento egoista ecc… e spesso invece di cercare di parlarne, riflettere, trovare la soluzione, la cosa migliore che si riesce a fare e lamentarsi e trovare una soluzione esterna. Ma non è sempre così, a volte non c’è neanche la necessità di lamentarsi per cercare in qualcun altro quello che desideriamo… invece di parlarne con la persona che abbiamo accanto, ci ritroviamo in situazioni piacevoli che tutto il resto non conta.
Allora se siete legati ad una persona, ma c’è un’altra persona che vi far star bene cosa fate?
Due sarebbero le soluzioni, state con entrambe le persone che vi fanno star bene oppure fate una scelta e ne lasciate  una.
Riflettete bene perché per me la soluzione non sono due ma è solo una!
Ci sono dei sentimenti che vi legano sia ad una persona che all’altra oppure c’è solo attrazione fisica? Si possono provare gli stessi sentimenti per due persone diverse oppure una compensa quello che manca all’altra? Quanto vale e quanto dura un piacere se poi non lo si può condividere con l’interessato 24 ore su 24 oppure esternare la propria gioia con gli altri?
Nasce allora spontanea una domanda provocatoria… ma se sono felice con una persona ed un po’ meno con l’altra perché di volta di volta non mollo quella che mi rende meno felice?
Mah… forse perché in un rapporto non c’è solo la fase felicità ma subentrano anche altri sentimenti come la complicità, la forza nel superare i momenti no? 
L’esperienza che ho maturato ascoltando gli altri è stata che tradire significa soddisfare un bisogno che la persona che hai vicino non è capace, non può o non vuole soddisfare.
Ma la maggior parte delle volte invece è insoddisfazione personale, non incapacità dell’altro.
Mi è capitato di fare lunghe chiacchierate con persone che trascorrevano la maggior parte della giornata con una persona e poche ore al giorno sporadicamente con un altre. Persone che mi parlavano di un qualcosa che gli faceva stare bene anche se per poche ore (non parliamo solo di attrazione fisica) ma che non riuscivano a distaccarsi dalla persona con cui stavano per intraprendere una storia più duratura con la persona che le faceva stare meglio.
Ho visto persone insospettabili in crisi, ho visto soffrire tanto per una cosa che dovrebbe solo farci provare del piacere, ho visto e sentito le cose più assurde per riuscire a provare qualche ora di piacere, ma poi alla domanda perché non regolarizzi questo rapporto e lasci quello che non va, tutti mi rispondevano la stessa cosa… non posso, non ci riesco, sono rapporti differenti… e se subentrano altre persone, veramente cerchiamo la felicità in nuovi rapporti?
Meditate gente… meditate…
 
Voi cosa ne pensate?
Nel frattempo scrivo il resto... :-)
postato da: Manoli alle ore 13:30 | Permalink | commenti (30)
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venerdì, 11 gennaio 2008
Sentimenti, questi sconosciuti…amore, amicizia, passione.
 
Non tutti gli uomini e donne la pensano allo stesso modo, ma io conosco una buona parte di persone che segue un certa corrente di pensiero… io non sono nessuno per giudicare, ma non lasciatemi commenti della serie ma che persone frequenti perché io innanzitutto vi dico che la realtà è più strada di ogni immaginazione…
Ne ho viste e ne ho sentite di “cotte” e di “crude” e posso dire che non mi meraviglia più nulla, ma questo non vuol dire che non provo più sentimenti, sono una persona ottimista e cerco sempre di trovare il lato positivo delle cose, cerco di metterlo in pratica ed a volte di convincere anche le persone che si trovano in momenti “particolari“.
Tutti siamo capaci di p