Una ricetta semplice che vale soprattutto per i rappresentanti del sesso forte e che riguarda in particolar modo i due estremi, ovvero i giovani tra i 15 e i 24 anni e gli over 55. Ma quali sono le cose che gli Italiani fanno abitualmente per trovare l'equilibrio nella vita di tutti i giorni? Tra i "magnifici 4" alcune regole imprescindibili.
1) Ogni giorno è importante ritagliarsi del tempo per curare le relazioni con gli altri, per stare vicini ad amici e parenti chiacchierando con loro, anche solo tramite una telefonata a fine giornata. Infatti al primo posto della classifica degli "antistress quotidiani" troviamo proprio le chiacchiere. E sono soprattutto le donne ad adottare questo stratagemma con una punta fra le under 40.
3) Al terzo posto, segue la pratica di un'attività fisica. Mentre, quindi, le donne chiacchierano il 35,4% degli Italiani va a sfogarsi in palestra. E sono soprattutto gli uomini ed i giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, ad aver individuato nell'attività fisica l'alleato giusto per star bene ogni giorno.
4) Infine all'ultimo posto, troviamo il "coccolarsi" con un piccolo lusso/piacere alimentare, e questa citazione sale tra le donne. Non dimentichiamo, infatti, che gli Italiani sono un popolo di amanti della buona tavola, invidiati in tutto il mondo per la loro tradizione gastronomica.
I fattori che influenzano di più il benessere degli italiani sono quindi, secondo questa speciale classifica stilata direttamente dagli intervistati, in primo luogo gli affetti. Come nella migliore tradizione ecco ricomparire allora l'italiano passionale, romantico e attaccato alla famiglia. Ma ciò che sorprende maggiormente è che una posizione importante è occupata dall'alimentazione, la cui influenza nella determinazione dell'equilibrio è giudicata spesso più importante di fattori come il lavoro e l'attività fisica. Pochi dubbi invece sulla definizione di equilibrio personale: per l'80% rappresenta il giusto rapporto tra il benessere fisico e quello mentale.
I ricercatori hanno 'misurato' l'attività cerebrale di un gruppo di 15 volontari, grazie ad un gioco rivelatore. Hanno detto al campione di associare un premio di 4 dollari ad alcune carte blu, mentre con le carte gialle non si vinceva nulla. Dopodiché tutti sono stati posti davanti a uno schermo, su cui si alternavano le carte. Ai soggetti era stato detto di concentrarsi o sul premio, oppure su qualche immagine tranquillizzante: dall'oceano blu, a un cielo azzurro pieno di nuvolette. Quindi i ricercatori hanno misurato l'eccitazione dei soggetti a ogni immagine, grazie a un elettrodo sul dito. Scoprendo che, se non c'erano in ballo i 4 dollari, i volontari erano perfettamente calmi, indipendentemente dagli oggetti dei loro pensieri. Ma se sullo schermo appariva una carta blu (promessa di guadagno), i volontari cui era stato detto di pensare al premio si eccitavano più di quelli concentrati su nuvole o cieli azzurri. Sottoponendo tutti a risonanza magnetica mentre le carte si susseguivano sullo schermo, i ricercatori hanno anche visto che i pensieri positivi (quelli non associati al denaro) si legavano a un'attività del centro della ricompensa posto nel cervello solo leggermente più bassa rispetto a quella 'accesa' dal pensiero del denaro.
Ecco perché i ricercatori pensano che, se chi ha una dipendenza da gioco d'azzardo, fumo, alcolici o droga sta peggio ignorando i propri desideri, il controllo cognitivo potrebbe aiutarlo a rinunciare al proprio 'vizio'. Come dire, pensando positivo si potrebbe tener buona l'area della ricompensa, regalandole una sorta di temporanea soddisfazione. Anche se, certo, temperare l'effetto della sostanza da cui si dipende è più duro che bilanciare l'idea di poter vincere un pugno di dollari.
Il "potere della positività" lascia però quanto meno perplesso Brian Knutson, un neuroscienziato della Stanford University (California). Secondo Knutson nello studio, ma anche nella vita reale, la gente non può completamente sovvertire le proprie voglie. "Se fosse così semplice, perché ci ritroveremmo a mangiare una torta al cioccolato quando siamo a dieta?", si chiede su 'New Scientist' il ricercatore, commentando lo studio. Ma, secondo Delgado, spingere chi ha una dipendenza a pensare a cose più belle e preziose potrebbe rendere la tecnica più potente. "Magari a un cocainomane possono non interessare le nuvolette, ma ha davvero a cuore i pensieri relativi ai propri cari e alle persone che ama", suggerisce. Insomma, tutto sta nel tipo di positività dei pensieri usati per vincere il 'vizio'.









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